Orari, turni, cartelli, ecc. – QUESITO

La Sua interpretazione della norma del decreto sulle liberalizzazioni
riguardante gli orari e i turni delle farmacie non è condivisa dalle
Regioni, perché abbiamo constatato che parecchie circolari regionali non
ritengono immediatamente applicabile il comma 8 dell’art. 11. Inoltre, non
è chiaro come bisogna redigere il cartello da esporre sulle farmacie
aperte, quando gli esercizi vicini osservano orari diversi da quelli
previsti dalla legge.

Abbiamo riassunto uno dei tanti quesiti pervenuti sull’argomento e
naturalmente abbiamo anche noi rilevato quale sia stata la reazione in
generale delle Regioni su questo tema così delicato.

La vicenda, però, resta – almeno per quanto ci riguarda – perfettamente
negli stessi termini delineati nelle Sediva news del 20/2/2012 e del
14/3/2012.

Quindi, dovendo anche in questa occasione trascurare la questione della
legittimità costituzionale di una disposizione così preclusiva di qualunque
intervento del legislatore regionale (presto, comunque, ne sapremo di più
perché alcune Regioni hanno già preannunciato iniziative dinanzi alla
Consulta), la “liberalizzazione” in materia sembra sancita nel comma 8
(che in sole cinque righe riesce cinicamente ad abbattere sia il pilastro
degli “orari e turni” programmati, come quello del prezzo fisso del
farmaco) in termini assoluti, senza quindi minimamente distinguere tra
“orari” e “turni”.

Come il quesito ricorda, tuttavia, molte Regioni non la pensano così
(verosimilmente anche per presidiare quanto più possibile le loro
prerogative anche costituzionali) e altre hanno chiesto il parere della
loro avvocatura o (come la Sicilia) di quella dello Stato; ma per lo più
tendono a permettere il libero ampliamento degli orari di apertura soltanto
nei giorni in cui la farmacia è aperta, negandolo in radice in quelli in
cui l’esercizio è chiuso per l’entrata in funzione dei turni, come è il
caso, ad esempio, della Regione Puglia, secondo la quale “durante tali
turni obbligatori non è consentito, alle farmacie che non sono di turno,
esercitare la facoltà di “aprire in orari diversi da quelli obbligatori”
(quest’ultimo inciso è tratto testualmente dal comma 8 dell’art. 11).

Costoro, come dicevamo in altra circostanza, potrebbero magari avere anche
ragione, ma temiamo sia invece doveroso pensare che l’espressione “orari
diversi” debba piuttosto essere intesa, come il suo stesso significato
letterale lascia comunque bene intendere, nel senso che una farmacia, fermo
il rispetto dei turni (festivi, pomeridiani, notturni ed estivi), ha
facoltà di tenere aperto l’esercizio (anche) in qualsiasi orario diverso da
quello di apertura obbligatoria per turno, e dunque non soltanto dalle ore
00 alle ore 24 di tutti i giorni della settimana da lunedì a venerdì, ma
anche dalle ore 00 alle ore 24 del sabato, della domenica, dei giorni
festivi infrasettimanali e di quelli di “ferie”, perché per quella farmacia
– se non tenuta a osservare l’apertura per turno – anch’essi si
rivelerebbero “orari diversi da quelli obbligatori”.

Anche la Regione Lazio, per portare un altro esempio, che pure aveva
manifestato lo stesso orientamento con una nota del 7/2/2012, ha ora
corretto decisamente il tiro (nota del 10/4/12), facendo espressamente
“salva la possibilità per tutte le farmacie di aprire nei giorni festivi e
nelle domeniche” e anche “di ridurre il periodo di ferie a piacimento”
(fino, se ne deve dedurre, ad azzerarlo), ma soltanto – è una precisazione
del tutto condivisibile – “all’interno del periodo di competenza”, negando
quindi opportunamente alla farmacia la facoltà, dapprima, di contrarre o
azzerare le giornate di chiusura ad essa “assegnate” come “ferie” e, poi,
effettuare la chiusura allo stesso titolo in un periodo diverso.

Il quesito accenna anche al problema dell’applicabilità del precetto, che,
secondo taluno, non potrebbe infatti prescindere dall’entrata in vigore di
nuove disposizioni regionali che a quel precetto si uniformino.

Ma neppure su questo siamo d’accordo, perché crediamo che l’art. 11 abbia
dettato, in sostituzione di quello enunciato dall’art. 119 del TU. San.
(obbligo del titolare di farmacia di mantenerne “ininterrottamente“ –
avverbio da riferirsi peraltro, come ha chiarito a suo tempo la Corte
Costituzionale, al servizio farmaceutico nel suo complesso e non alla
singola farmacia – il regolare esercizio “secondo le norme ecc.”), un nuovo
“principio fondamentale” che è però formulato in termini che non possono
far granché dubitare della sua immediata prescrittività (“…non
impediscono…”, recita perentoriamente la disposizione) e dinanzi al quale,
pertanto, le disposizioni regionali di dettaglio, ove con esso in
contrasto, devono ritenersi “tout court” caducate, senza necessità che lo
sancisca la Corte su rinvio di un Tar.

Infine, Lei pone la questione del “cartello”, generalmente imposto alle
farmacie (abbiamo sotto gli occhi le norme regionali lombarde e laziali),
che deve essere collocato all’interno dell’esercizio in posizione ben
leggibile e illuminata dal tramonto all’alba, e indicare le farmacie di
turno, possibilmente in ordine di vicinanza, nonché il proprio orario di
apertura e chiusura giornaliera.

La domanda, se abbiamo ben compreso, è: il “cartello” può/deve ancor oggi
limitarsi ai contenuti ora ricordati, o va adeguato alle eventuali scelte
“liberalizzatrici” delle varie farmacie viciniori?

A noi sembra che l’unica soluzione realisticamente praticabile in questa
fase di sofferta transizione, e comunque l’unica pienamente conforme ai
precetti regionali (perlomeno sino a quando le opzioni individuali non
saranno fatte proprie da un provvedimento amministrativo e/o la Regione non
avrà legiferato in termini diversi ma pur sempre nel rispetto dell’art.
11), sia nel senso che la farmacia debba comportarsi esattamente come
sinora si è comportata, indicando dunque nel famoso “cartello” soltanto gli
esercizi viciniori aperti per turno obbligatorio (pomeridiano, prefestivo,
festivo, notturno e feriale) oltre all’orario di apertura e chiusura
giornaliera da essa stessa osservato (perciò, attenzione, in caso di
ampliamento di quello obbligatorio, verrà indicato il nuovo orario).

Resterebbe irrisolto il problema delle rinunce (tutt’altro che ipotetiche,
com’è facile immaginare…) di una o più farmacie alla continuazione del
servizio fino ad oggi volontariamente espletato – laddove evidentemente
tutto questo è contemplato in leggi regionali e/o provvedimenti di Comuni
e/o Asl – in orari diversi da quelli obbligatori (soprattutto, pomeridiani,
prefestivi e notturni); senonché nessuna disposizione regionale, per quanto
ne sappiamo, estende il contenuto del “cartello” anche a questi esercizi e
comunque qui ci pare che sia al momento eccessivamente oneroso per la
farmacia adattare volta a volta il “cartello” alle tante possibili
variazioni di orario delle altre farmacie, e che quindi possa essere
preferibile, anche per ragioni pratiche, rinviare eventuali soluzioni
diverse a tempi migliori e soprattutto più stabili dal punto di vista
normativo.

Come si vede, si rende necessario sotto molti profili un pronto intervento
del legislatore regionale, che, dopo aver organizzato la raccolta sul piano
locale dei loro “desiderata”, renda per le farmacie – questo il punto
d’arrivo per noi auspicabile – vincolanti le scelte da ciascuna di loro
effettuate (poniamo, per un anno solare), così da permettere a Sindaci,
Asl, Ordini e Associazioni sindacali di categoria di modulare o rimodulare
convenientemente i vari turni obbligatori.

Nell’attesa, però, piuttosto che lanciarsi a capofitto in una “concorrenza
selvaggia e in un regime di perenne apertura” (come paventava tempo fa il
quesito di un altro farmacista), e anche, chissà, in un dispendioso “testa
a testa” con la Regione o qualsiasi altro organismo, può valere la pena
affrontare l’intera vicenda con equilibrio e cautela, navigando a vista.

E poi la farmacia, questo non va mai dimenticato, ha vissuto per parecchi
decenni in un regime di orari e turni programmato – complemento
indefettibile (almeno sinora) di un sistema fondato sul contingentamento
degli esercizi – e non potrà perciò soffrire più di tanto se ancora per
qualche tempo si conformerà ad orientamenti pur ritenuti scarsamente
aderenti al comma 8 dell’art. 11; del resto, quanto prima il legislatore
regionale dovrà piegare le proprie disposizioni di dettaglio (vecchie e
nuove) al “principio fondamentale” sancito nel provvedimento
“CresciItalia”, e ognuno potrà dare libero sfogo alle sue esigenze
imprenditoriali, lavorando anche 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno; è
però una mera iperbole, perché l’esperienza degli altri esercizi
commerciali (che nella liberalizzazione degli orari sono entrati ormai da
qualche mese) insegna tutt’altro…

(gustavo bacigalupo)

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