Farmacia dei servizi: esenti iva le prestazioni sanitarie anche se rese
dalle farmacie

L’Agenzia delle Entrate, con risoluzione n. 128/E del 20/12/2011 (trasmessa
alle farmacie dagli organismi sindacali di categoria), in risposta al
quesito posto da un’associazione di categoria formulato con riferimento al
progetto di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) recato dal nuovo corpus
normativo (v. in particolare art. 11 della l. 69/2009) in materia di 
“farmacia dei servizi”, ha chiarito che (anche qui)  le prestazioni degli
operatori sanitari non scontano l’iva.

Ai sensi dell’art. 10, n. 18) del D.P.R. 633/72 (la legge iva), infatti,
sono esenti “le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione
rese alla persona nell’esercizio delle professioni e arti sanitarie
soggette a vigilanza, ai sensi dell’art. 99 del testo unico delle leggi
sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265 e successive
modificazioni, ovvero individuate con decreto del Ministro della sanità, di
concerto con il Ministro delle finanze.”

Come è noto, il d.lgs. n. 153/2009 ha individuato i nuovi servizi erogabili
dalle farmacie nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, tra i quali
figura l’assistenza prestata da specifiche figure professionali
(infermieri, fisioterapisti e operatori socio-sanitari) in attuazione del
ricordato progetto ADI.

Ora, non vi è alcun dubbio che le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e
riabilitazione rese da infermieri e i fisioterapisti rientrino nel campo di
applicazione della norma di esenzione.

Forti perplessità, invece, sorgono per l’operatore socio-sanitario, non
soltanto perché tale figura, almeno fino ad oggi, è delineata soltanto
dalla normativa regionale (anche con riguardo al titolo abilitativo,
limitato ad un attestato regionale) e, pertanto, non equiparabile agli
altri professionisti sanitari (cfr. sul punto Sediva News del 12 marzo
2010), ma anche perchè le stesse competenze tecniche di questi soggetti,
tracciate nell’accordo Stato-Regioni del 22/02/2001, esulano dalle
specifiche prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione che
costituiscono presupposto indifettibile dell’esenzione. Conseguentemente,
dobbiamo concludere che le prestazioni rese dagli operatori socio-sanitari,
esulando dal campo di applicazione dell’art. 10 n. 18) del D.P.R. 633/72,
devono considerarsi assoggettate al tributo a tutti gli effetti.

La stessa Amministrazione finanziaria, poi, nella risposta in commento,
“evoca” un’altra figura di professionista sanitario, quella dell’assistente
sanitario, ritenendo che le prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione
rese da questi rientrino pienamente nella fattispecie di esenzione, perché
– dice l’Agenzia delle Entrate – rientrante anch’egli tra le professioni
sanitarie disciplinate da fonte ministeriale (art. 5 del decreto
ministeriale del 29/03/2001 a sua volta richiamato dal decreto del
17/05/2002) e precisamente tra le “professioni tecniche della prevenzione”.

Ma anche in questo caso (senza voler apparire più realisti del re, ma nei
fatti l’Agenzia, meditando meglio su alcune questioni, ha talora poi mutato
improvvisamente rotta…), consultando il decreto istitutivo di questa figura
professionale (D.M. 17/01/1997 n. 69) non sembra, ancora una volta, che
possano rintracciarsi tra le sue competenze tecniche quelle prestazioni di
diagnosi, cura e riabilitazione direttamente rese alla persona che, come
detto, costituiscono il presupposto dell’esenzione…

Prescindendo, tuttavia, da tali puntualizzazioni sulla natura delle
prestazioni professionali delle due figure (assistente sanitario e
operatore socio-sanitario), la conclusione raggiunta dall’Agenzia circa
l’esenzione da iva, in linea generale, delle prestazioni di diagnosi, cura
e riabilitazione si sarebbe forse potuta ricavare immediatamente leggendo
con maggiore attenzione la norma di legge.

Infatti, esaminando il documento di prassi, si scopre che è ben altro il
dubbio alla radice del quesito rivolto all’Agenzia.

I decreti ministeriali attuativi della “farmacia dei servizi” ribadiscono,
cioè, che le farmacie, pur avvalendosi degli operatori sanitari per la
materiale erogazione del servizio, restano titolari esclusive del rapporto
con il paziente,  nonché responsabili della corretta esecuzione della
prestazione sanitaria e (finanche) della (preventiva) verifica del possesso
da parte dell’operatore utilizzato dei necessari titoli professionali.

Insomma, non si potrebbe configurare un rapporto diretto tra l’operatore
sanitario e il paziente.

In questo senso, quindi – lo precisa la stessa associazione di categoria
che rivolge il quesito – la disciplina del rapporto (trilaterale) farmacia-
operatore-paziente deve fare capo ad un mandato con rappresentanza nel
quale, appunto, l’operatore, pur essendo il materiale prestatore, agisce in
nome e per conto della farmacia mandante, “spendendone il nome”.

Ciò implica, dunque, anche secondo i principi in materia di iva, che la
prestazione sia fatturata direttamente dalla farmacia al paziente, mentre
l’operatore fatturerà alla farmacia il suo compenso

(sempre che, naturalmente, lo svolgimento della prestazione sia
inquadrabile fiscalmente in una attività libero professionale).

Può darsi, però, il caso che la farmacia si rivolga non ad un singolo
professionista ma ad una struttura organizzata che le metta a disposizione
l’operatore sanitario, legato a questa da un rapporto libero-professionale
ovvero di lavoro subordinato o para-subordinato.

Questa struttura può essere costituita anche sotto forma di società di
capitali e, quindi, nella forma più impersonale possibile, per così dire.
Ebbene, anche in questo caso la fattura al paziente verrà spiccata
direttamente dalla farmacia mentre la struttura fornitrice della
prestazione, materialmente resa dall’operatore sanitario a lei legato,
fatturerà sempre in esenzione di iva alla farmacia.

In altri termini – ed è questa la vera risposta chiarificatrice
dell’Agenzia – sia nel caso in cui la prestazione sia fornita direttamente
dall’operatore sanitario (oltre che, naturalmente, da lui resa nel
concreto), sia che venga fornita da altro soggetto sempre avvalendosi di un
operatore sanitario titolato, la natura delle prestazioni resta pur sempre
quella di diagnosi, cura e riabilitazione al pari della qualifica
professionale dei prestatori materiali. Pertanto tali prestazioni
rimarranno esenti in tutti i passaggi dell’operazione.

Così, sarà esente sia la fattura emessa dalla farmacia al paziente, sia
quella dell’operatore sanitario alla farmacia, sia quella della struttura
organizzata alla farmacia, ove quest’ultima si sia rivolta per l’appunto ad
una struttura organizzata e non ad un singolo professionista, e sia,
infine, in quest’ultimo caso, la fattura dell’operatore alla propria
struttura (sempre che, come già rilevato, il rapporto che lega questi due
soggetti sia di natura libero-professionale).

Il regime di esenzione iva, in definitiva, si mantiene in tutti i
“passaggi” nei quali viene frazionato il rapporto farmacia – paziente per
assicurare le prestazioni in argomento.

(stefano civitareale)

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