Il “passaggio” alla farmacia dell’autovettura del titolare – QUESITO

La vettura tuttora non intestata alla farmacia, gestita in forma
individuale, può essere ora inserita come bene strumentale dell’esercizio
oppure questo è precluso?

Ai sensi dell’art. 65, comma 3-bis del T.U.I.R. possono essere intestati
alla farmacia, oltre naturalmente ai beni strumentali necessari per
l’attività ( tra i quali figura indubbiamente l’autovettura) acquistati
direttamente per questo scopo, anche quelli che provengano dal patrimonio
personale dell’imprenditore, e quindi acquistati originariamente allo scopo
di essere destinati all’uso “privato”, personale o familiare,
dell’imprenditore.

L’”immissione” – questo è il termine “tecnico” – avviene iscrivendo il bene
tra le attività dell’impresa che figurano nell’inventario (e, quindi, nel
bilancio) da redigere secondo le disposizioni del codice civile (art. 2217
) e non comporta emersione di alcun provento tassabile.

Il costo “di partenza” riconosciuto ai fini fiscali è quello determinato in
base alle disposizioni di cui al DPR 23/12/1974 n. 689, il quale prescrive
all’art. 4 che per i beni mobili iscritti in pubblici registri – quali, per
l’appunto, le autovetture – debba farsi riferimento al prezzo indicato
nell’atto di acquisto eventualmente maggiorato degli oneri accessori di
diretta imputazione.

In pratica, quindi, bisognerà risalire al prezzo sostenuto al tempo
dell’acquisto del mezzo documentato dalla fattura del concessionario o da
altro documento (come una ricevuta, ove il mezzo sia stato acquistato di
seconda mano da altro privato); le relative quote di ammortamento sono
calcolate a decorrere dall’esercizio in corso alla data dell’iscrizione,
considerando, però, già ammortizzate le quote inerenti agli anni trascorsi
dall’acquisto del bene fino a quello della sua iscrizione in bilancio.

Così, ad esempio, se l’autovettura è stata acquistata nel 2008, e
considerando un periodo di ammortamento di 6 anni (dato che per il primo e
il sesto anno l’aliquota massima del 25% è ridotta della metà), non
potranno essere dedotte fiscalmente le quote degli anni 2008, 2009, 2010 e
2011, rispettivamente per il 12,50% per il 2008 e del 25% per ciascuno
degli anni 2009, 2010 e 2011; rimarrà da dedurre, insomma, la quota del
25% per il 2012, e quella pari al residuo 12,50% (del costo inserito in
bilancio) per il 2013.

(stefano civitareale)

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