Le ricette al controllo della Commissione farmaceutica – QUESITO

All’apposita Commissione sono state sottoposte alcune mie ricette
contestate dalla Asl; vorrei sapere se posso intervenire e far valere le
mie ragioni.

Come abbiamo ricordato in un’altra circostanza, la Convenzione del ’98,
tuttora vigente, prevede che le ricette spedite in difformità da norme
convenzionali – ove non semplicemente rettificabili d’ufficio dalla Asl, o
non regolarizzabili “tout court” dalla farmacia, ovvero non direttamente ad
essa addebitabili – siano sottoposte appunto alla Commissione farmaceutica
entro un anno dalla data di consegna da parte della farmacia (il termine è
apposto a pena di decadenza della Asl dal potere di contestarle).

La Commissione (pariteticamente composta da due farmacisti designati dalla
Asl e da due farmacisti designati dalla Federfarma, uno dei quali la
presiede) “esamina le ricette nel termine di un anno dalla data di
ricezione” (come si vede, gli anni dalla consegna delle ricette da parte
della farmacia finiscono in realtà per diventare due), decorso il quale il
loro “esame” diventa, per così dire, di competenza di una “sottocommissione
ristretta”, composta “da un rappresentante dell’Azienda e da un
rappresentante dell’Organizzazione sindacale territoriale interessata”, che
decide per “l’annullamento totale o parziale della ricetta” o per la
“convalida definitiva del pagamento”.

Senonché, l’art. 10 della Convenzione non contempla che in questa fase
(peraltro, come rilevato, circoscritta all’“esame” di cui si è detto) il
farmacista possa intervenire (personalmente e/o con persona di sua fiducia)
nel corso del procedimento, né che possa produrre osservazioni o memorie di
qualsiasi genere, disponendo anzi che i provvedimenti adottati dalla
Commissione sono senz’altro definitivi e devono essere comunicati alla Asl
entro trenta giorni dalla data di completamento dell’“esame” delle ricette
(con la contestuale restituzione alla farmacia di quelle “totalmente
irregolari” e perciò annullate, e/o della fotocopia di quelle “parzialmente
irregolari”), in modo che l’Azienda possa a sua volta procedere agli
eventuali addebiti (“previo avviso alla farmacia interessata con lettera
a.r.”) entro (gli ulteriori) trenta giorni dal ricevimento della
comunicazione della Commissione (o della “sottocommissione ristretta”).

La mancata previsione, sempre in sede di “esame” delle ricette ritenute
irregolari, di un sia pur minimo “contraddittorio” può forse spiegarsi
anche con l’esigenza di decisioni da assumere “celermente” (del resto, in
questa fase bisogna aver riguardo soltanto alla regolarità “formale” della
ricetta, fermo il principio che gli atti professionali del farmacista
“hanno prevalenza sull’eccezionale disattesa di adempimenti previsti in
Convenzione”), e anche con la considerazione che le ragioni del titolare
della farmacia possono comunque essere sempre “rappresentate” anche dai
farmacisti di designazione sindacale.

In termini ovviamente ben diversi si pone invece la vicenda (non dovrebbe
essere però il Suo caso) quando la Commissione – sempre nel corso dell’
“esame” delle ricette ritenute irregolari – accerti “rilevanti e reiterate
inosservanze e violazioni degli obblighi” convenzionali, e per le quali
l’Asl, ricevutane segnalazione dalla Commissione stessa, ritenga di dover
deferire la farmacia a quest’ultima, perché in tal caso la “contestazione
delle inosservanze rilevate” deve essere accompagnata dall’ “invito (alla
farmacia) a produrre… le relative controdeduzioni”. Qui, insomma, un
contraddittorio c’è e i diritti alla difesa sembrano garantiti, e né
potrebbe essere altrimenti, vista la valenza squisitamente sanzionatoria
(richiamo, richiamo con diffida, sospensione, ecc.) assunta ora dal
procedimento (in questi casi, anzi, la Commissione è probabilmente tenuta
addirittura a riferire all’Autorità penale – e magari anche a quella
amministrativa e a quella ordinistica – i fatti eventualmente ritenuti
anche di loro competenza).

Il vero è che le questioni che sorgono sul contenzioso convenzionale in
genere (così come esso è oggi disciplinato) vanno certo oltre la necessità
di assicurare al farmacista il “contraddittorio” nell’intero procedimento,
perché, ad esempio, non è affatto chiara la natura giuridica delle
Commissioni che è sicuramente complessa (collegi arbitrali irrituali?
organi della P.A.?), né la natura delle loro decisioni (accertamenti
peritali? provvedimenti amministrativi?), come pure non possiamo avere
certezze circa i mezzi di impugnativa (profilo anch’esso ampio e
controverso, pur se un qualunque gravame deve comunque ammettersi, quale
che sia il provvedimento adottato dalla Commissione, e dunque anche quando
questa, poniamo, abbia semplicemente annullato una ricetta).

E’ sperabile, in definitiva, che la nuova Convenzione (prima o poi,
infatti, ce ne sarà un’altra…) possa tentare di risolvere almeno taluno di
questi problemi.

(gustavo bacigalupo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!