La composizione delle crisi da “sovraindebitamento” delle imprese e dei
consumatori

Il Governo Monti, oltre al provvedimento “SalvaItalia”, ha anche approvato
un decreto legge (recante il n. 212 del 22/12/2011, ma passato quasi
inosservato…) con il quale “al fine di porre rimedio alle situazioni di
sovraindebitamento, il debitore può concludere un accordo con i creditori
secondo la procedura di composizione della crisi disciplinata dagli
articoli…”.

Il provvedimento precisa che per “sovraindebitamento” si intende una
situazione di squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio
liquidabile per farvi fronte, ferma la incapacità di adempiere le proprie
obbligazioni; inoltre, per la prima volta è previsto anche il
“sovraindebitamento del consumatore”, definito espressamente come
“inadempimento di obbligazioni” da questi contratte.

È comunque possibile, con l’ausilio di specifici organismi di composizione
della crisi (variamente costituiti), proporre un “accordo di
ristrutturazione” dei debiti che deve tuttavia contemplare l’integrale
pagamento dei crediti privilegiati e dei creditori estranei all’accordo.

Il piano può anche prevedere l’affidamento del patrimonio del debitore ad
un fiduciario per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del
ricavato ai creditori, e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi
forma, anche mediante cessione dei crediti futuri, nonché una moratoria
fino ad un anno per il pagamento dei creditori estranei (sia pure a
determinate condizioni).

La procedura prevede peraltro anche l’intervento del tribunale, che deve
infatti omologare l’accordo raggiunto con i creditori che rappresentino
almeno il 70% dei crediti, salvo il caso in cui il “sovraindebitamento”
riguardi un consumatore, perché in tal caso è sufficiente che l’accordo
riguardi almeno il 50% dei crediti.

L’intesa, in ogni caso, non pregiudica i diritti dei creditori nei
confronti dei coobbligati, fideiussori del debitore e obbligati in via di
regresso.

Una volta omologato l’accordo, il giudice nomina un liquidatore, che
dispone eventualmente dei beni sottoposti a pignoramento e delle somme via
via incassate.

Il perdurare della crisi economica, insomma, ha indotto il Governo ad
introdurre formule risolutive diverse dal fallimento (e molto vicine al
concordato preventivo previsto dalla legge fallimentare), che consentono
comunque all’impresa o al consumatore in difficoltà – ed è proprio questa
la finalità del d.l. – di continuare, o indirizzare diversamente, la
propria attività.

(stefano lucidi)

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