Gli studi di settore nel dl. Monti

Il decreto “SalvaItalia” ha rilanciato gli studi di settore quale
strumento per la lotta all’evasione fiscale contemplando, da un lato,
un regime premiale, e, dall’altro, un inasprimento dei controlli.
Con riguardo al primo aspetto, è previsto che i contribuenti congrui e
coerenti non possono subire accertamenti c.d. “analitico/induttivi”
(quelli, per intenderci, che rideterminano – appunto induttivamente –
la percentuale di utile lordo dichiarato) e i termini di decadenza per
l’azione di accertamento sono ridotti di un anno (quindi da quattro
anni si passa a tre).
Inoltre, l’accertamento c.d. “sintetico” (quello da redditometro e/o
spesometro) può essere applicato soltanto quando il reddito accertabile
si discosta di un terzo da quello dichiarato, in luogo di un quinto.
Come detto, queste disposizioni presuppongono la congruità e la
coerenza del reddito dichiarato rispetto a quello risultante
dall’applicazione degli studi di settore, anche per effetto di
“adeguamento”, sui dati indicati fedelmente dai contribuenti,
condizione questa (quella della fedeltà) che non è facile riscontrare
sempre, o che comunque può essere agevolmente contestata dai
verificatori, tenuto conto della grande frammentazione dei dati di
spesa su cui calcolare i ricavi.
In ogni caso, e veniamo al secondo aspetto, per i contribuenti non
congrui l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza destinano parte
della loro capacità operativa all’effettuazione di specifici piani di
controllo e, nei confronti dei soggetti che oltre ad essere non congrui
sono anche non coerenti, i controlli verranno effettuati in via
prioritaria con le indagini finanziarie (verranno quindi, in
particolare, posti al setaccio i conti correnti bancari).
Le norme si applicano a decorrere dal periodo di imposta 2011, e
dunque sin dalla prossima dichiarazione dei redditi di giugno 2012;
fino al 31/12/2010, invece, il “premio” è rappresentato
dall’impossibilità per l’Agenzia delle Entrate di effettuare gli
accertamenti analitico/induttivi quando questi ultimi conducano ad un
maggior reddito accertabile inferiore ad € 50.000 o al 40% dei ricavi.

(s.lucidi)

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