Il nuovo Art. 32 del “SalvaItalia”: la buriana è forse passata

Dal sito de “Il Sole 24 Ore” di ieri abbiamo tratto il nuovo testo
dell’art. 32 del dl. Monti, sempre intitolato “Farmacie”, come approvato
dalle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera che dovrebbe pertanto
essere entro domani approvato – così com’è – a Montecitorio (pur con il
verosimile ricorso alla fiducia) e convertito definitivamente in legge
entro Natale.
Il testo sarebbe il seguente.

1. In materia di vendita dei farmaci, negli esercizi commerciali di cui
all’articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, che
ricadono nel territorio di comuni aventi popolazione superiore a 12.500
abitanti e, comunque, al di fuori delle aree rurali come individuate dai
piani sanitari regionali, in possesso dei requisiti strutturali,
tecnologici e organizzativi fissati con decreto del Ministro della salute,
previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, adottato entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione
del presente decreto, possono, esperita la procedura di cui al comma 1-bis,
essere venduti senza ricetta medica anche i medicinali di cui all’articolo
8, comma 10, lettera c), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive
modificazioni, ad eccezione dei medicinali di cui all’articolo 45 del testo
unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n.
309, e successive modificazioni, e di cui all’articolo 89 del decreto
legislativo 24 aprile 2006, n. 219, nonché dei farmaci del sistema
endocrino e di quelli somministrabili per via parenterale. Con il medesimo
decreto, sentita l’Agenzia italiana del farmaco, sono definiti gli ambiti
di attività sui quali sono assicurate le funzioni di farmacovigilanza da
parte del Servizio sanitario nazionale.
[pic]
1 – bis. Il Ministero della salute, sentita l’Agenzia italiana del farmaco,
individua entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto un elenco, periodicamente
aggiornabile, dei farmaci di cui all’articolo 8, comma 10, lettera c),
della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive modificazioni, per i
quali permane l’obbligo di ricetta medica e dei quali non è consentita la
vendita negli esercizi commerciali di cui al comma 1.
2. Negli esercizi commerciali di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto
legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4
agosto 2006, n. 248, la vendita dei medicinali deve avvenire, ai sensi di
quanto previsto dal comma 2 del citato articolo 5, nell’ambito di un
apposito reparto delimitato, rispetto al resto dell’area commerciale, da
strutture in grado di garantire l’inaccessibilità ai farmaci da parte del
pubblico e del personale non addetto, negli orari sia di apertura al
pubblico che di chiusura.
3. Le condizioni contrattuali e le prassi commerciali adottate dalle
imprese di produzione o di distribuzione dei farmaci che si risolvono in
una ingiustificata discriminazione tra farmacie e parafarmacie quanto ai
tempi, alle condizioni, alle quantità ed ai prezzi di fornitura,
costituiscono casi di pratica commerciale sleale ai fini dell’applicazione
delle vigenti disposizioni in materia.
4. È data facoltà alle farmacie e agli esercizi commerciali di cui
all’articolo 5, comma 1, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223,
convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, di
praticare liberamente sconti sui prezzi al pubblico sui medicinali di cui
ai commi 1 e 1-bis, purché gli sconti siano esposti in modo leggibile e
chiaro al consumatore e siano praticati a tutti gli acquirenti.

Una volta tanto la lettura di disposizioni normative è agevole, ancor più
se questo testo viene confrontato con quello originario del decreto legge
(che è riportato integralmente nella Sediva news del 07 dicembre u.s., qui
direttamente cliccabile, dove quindi potrà essere facilmente reperito).
La riserva alla farmacia della spedizione della ricetta viene dunque
pienamente riaffermata, sia pure con un alleggerimento, che potrà essere
più o meno consistente, dell’elenco dei farmaci di fascia C soggetti
all’obbligo della prescrizione medica; anzi, stando alla lettera e all’iter
logico prescelto nel comma 1, la fascia C diventa in astratto un elenco di
ulteriori SOP (che si aggiungono, cioè, a quelli della fascia C bis)
rientranti quindi anch’essi – in conformità, del resto, allo stesso decreto
Bersani del 2006 – nell’area di vendita delle parafarmacie, ma questo nel
concreto potrà avvenire solo dopo che sarà stata “esperita la procedura di
cui al comma 1-bis” (chiamata ad individuare i farmaci per i quali invece
“permane l’obbligo di ricetta medica”) e in ogni caso “ad eccezione dei
medicinali ecc.”. Come si vede, un funambolico escamotage per reinnestare
subito nel sistema un principio cardine tuttora giustamente ritenuto – in
linea con tutti i Paesi – irrinunciabile.
Per il resto, il limite di 15.000 abitanti scende a 12.500, coerentemente
peraltro con il discrimine demografico, assunto dalla l. 362/91, tra comuni
maggiori e comuni minori ai fini sia del diverso (per il momento) quorum
applicabile di 1:4000 e 1:5000 e sia dell’utilizzabilità – solo per i
secondi – del criterio topografico.
Inoltre, il comma 4 è stato opportunamente corretto circoscrivendo
espressamente – quel che non era affatto nel vecchio art. 32 – ai soli
farmaci di fascia C “delistati” in applicazione dei commi 1 e 1-bis la
sfera dei prodotti per i quali le farmacie e le parafarmacie possono
“praticare liberamente sconti ecc.”.
Questo nuovo testo, perciò, pur con le riserve che taluno potrà nondimeno
ancora nutrire, ci pare possa essere visto con discreto favore (specie,
naturalmente, considerando quel che avrebbe potuto essere…), ma questa – se
le cose resteranno così – non sarà tanto una vittoria della “lobby dei
farmacisti” (di cui pure parla qualche giornale di oggi, accomunando
incredibilmente i farmacisti e le banche…!), perché andrà piuttosto
ascritta al grande credito che, come ricordavamo qualche giorno fa, i
titolari di farmacia hanno sicuramente guadagnato negli anni verso i
consumatori e anche, perché no?, presso qualsiasi classe dirigente e/o
indirizzo politico; e, semmai, era il testo precedente a apparire figlio
soprattutto della pressione di “lobby” notoriamente molto più potenti di
quella dei farmacisti.
Sta di fatto però che, almeno questa volta, ai tuoni pare sia
fortunatamente seguito soltanto un temporale estivo…
(gustavo
bacigalupo)