Dl. Monti: decaduto il segreto bancario nei confronti del Fisco.

È quanto ha affermato, in perfetta aderenza al provvedimento, il Direttore
dell’Agenzia delle Entrate con riguardo alle novità introdotte dal Decreto
Monti, per il quale, infatti, a decorrere dal 1° gennaio 2012 gli
operatori finanziari “sono obbligati a comunicare periodicamente
all’anagrafe tributaria le movimentazioni” relative ai rapporti
intrattenuti e “ogni informazione relativa ai predetti rapporti necessaria
ai fini dei controlli fiscali, nonché l’importo delle operazioni
finanziarie…”.
Si tratta, in pratica, di tutte le movimentazioni relative ai conti
correnti, ai conti deposito titoli, alle gestioni amministrate e/o
patrimoniali, alle cassette di sicurezza, alle carte di credito e/o di
debito, agli assegni circolari o postali, ai bonifici bancari, ecc.
Questa enorme mole di dati (si parla di un numero non inferiore a circa 4
miliardi di operazioni) sarà setacciata dal Fisco – senza grande fatica,
beninteso, perché è un setaccio puramente informatico – e confrontata
(anche qui sulla base di un software gigantesco) con le dichiarazione dei
redditi di ognuno di noi in modo da procedere a una verifica mirata dei
contribuenti che hanno posto in essere operazioni finanziariamente, per
così dire, “sospette”.
Tale disposizione si affianca inoltre alle numerose altre intervenute negli
ultimi tempi quali lo spesometro, il redditometro, il nuovo limite (sceso a
1.000 euro, come sappiamo) all’utilizzo del contante, e quant’altro (si
pensi, ad esempio, all’orientamento della Cassazione sulle verifiche
bancarie di cui abbiamo dato conto nella news di ieri), ed è quindi
ragionevole concludere che sostanzialmente qualsiasi nostro comportamento
finanziario verrà nel concreto monitorato – addirittura “a monte”, ed è
proprio questo il punto – dalla grande macina dell’Anagrafe Tributaria, con
tutte le conseguenze facilmente intuibili.
A questo si deve poi aggiungere l’ulteriore novità contenuta nel
“SalvaItalia”, non meno importante, secondo cui chi fornisce
all’Amministrazione finanziaria – in sede di verifica – dati falsi, è
anch’egli soggetto alla sanzione penale prevista dall’art. 76 del Dpr
445/2000 (il famoso provvedimento sugli atti notori), che per di più è
particolarmente severa, considerato che prevede fino a tre anni di
reclusione; e, una volta esteso anche a questo settore il suo ambito
applicativo, non è affatto detto che l’art. 76 debba restare ancora a lungo
una disposizione, come è stato sinora, scritta soprattutto sulla carta….
(stefano
lucidi)

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