Sediva News del _____ ________ 2011

Il conferimento in società non pregiudica l’eventuale residuo avviamento
della farmacia conferita – QUESITO

Ho acquistato qualche anno fa la farmacia, pagando per l’avviamento circa
tre milioni, iscritto in bilancio ed ammortizzato fiscalmente secondo le
regole. Vorrei ora conferire la farmacia in società con un amico, ma non
sappiamo se la società potrà continuare a godere del vantaggio fiscale
delle quote d’ammortamento ancora da dedurre.

Ci pare che la risposta debba essere senz’altro positiva.
Infatti, se viene conferita in società una farmacia che esponga nel proprio
bilancio una posta a titolo d’avviamento (ad esempio, come nel Suo caso,
per l’acquisto dell’esercizio, pur effettuato a suo tempo dal precedente
titolare in forma individuale), la società conferitaria – secondo il
principio di “neutralità” fiscale di cui all’art. 176 TUIR – subentra, dal
punto di vista tributario, nella posizione del conferente con riguardo a
tutte le attività e passività relative all’esercizio e quindi anche
all’avviamento esposto nel bilancio dell’impresa individuale, subentrando
altresì, per ciò stesso, nel diritto alla deduzione fiscale delle quote
residue.
Del resto, quale conferente l’azienda, il precedente titolare assume dal
canto suo – come valore delle partecipazioni ricevute appunto per effetto
del conferimento – “l’ultimo valore fiscalmente riconosciuto” dell’azienda
stessa, comprensivo quindi anche dell’avviamento: è quanto dispone
testualmente l’art. 176.
Conseguentemente, in caso di eventuale futura cessione delle quote, il
costo iniziale da cui partire per calcolare la plusvalenza tassabile non
potrà non comprendere anche il valore residuo dell’ammortamento alla data
del conferimento, determinando, pertanto, una plusvalenza più bassa e, in
definitiva, una tassazione più contenuta. Anche sotto questo aspetto,
insomma, i vantaggi fiscali connessi all’avviamento della farmacia non si
perdono per effetto del conferimento.
Questa conclusione, in ogni caso, è confortata anche dall’ultima norma di
comportamento (la n. 181) dell’Associazione Italiana Dottori
Commercialisti, che, esaminando la questione del regime fiscale
dell’avviamento in caso di conferimento d’azienda, rileva che l’avviamento
– non essendo un bene a se stante, ma una qualità dell’azienda – si
trasferisce necessariamente con essa.
La società conferitaria, dunque, “eredita” fiscalmente dal conferente il
medesimo avviamento, anche quando questo, poniamo, per effetto
dell’operazione di conferimento sia valorizzato nella contabilità sociale
per un importo diverso da quello iscritto nel bilancio dell’impresa
conferente.
Per completezza ricordiamo anche che, laddove invece l’avviamento non fosse
iscritto originariamente nel bilancio del conferente ma semplicemente
“scaturito” dall’operazione stessa di conferimento, e poi “affrancato”
dalla società conferitaria con il pagamento dell’imposta sostitutiva del
12%, i benefici fiscali dell’operazione (riconoscimento fiscale
dell’avviamento e deducibilità delle relative quote) rimarrebbero in capo
soltanto alla società conferitaria ed il costo fiscale delle quote non
potrebbe ricomprendere questo maggiore valore, dato che quello assunto
delle partecipazioni sarebbe, per l’appunto, l’ultimo valore riconosciuto
dell’azienda conferita in capo al conferente, perciò prima e
indipendentemente dall’operazione di “affrancamento” operata dalla società
conferitaria.
(franco
lucidi)