Sediva News del ___ 2011

Il 30 novembre scade anche il termine per la chiusura delle liti fiscali
pendenti

La prima delle due recenti manovre estive (il d.l. 98/2011, convertito con
la l. n. 111/2011) consente ai contribuenti, come abbiamo segnalato a suo
tempo, di definire le liti fiscali pendenti al 1° maggio 2011 dinanzi alle
commissioni tributarie o al giudice ordinario, quando però il valore della
controversia non sia superiore a 20.000 euro e la controparte sia l’Agenzia
delle Entrate (sono pertanto escluse quelle insorte con altre
amministrazioni pubbliche, come le Regioni, le Province, i Comuni o anche
altre e diverse Agenzie fiscali).
Con una recente circolare, l’Amministrazione finanziaria ha comunque
rammentato che il termine per il pagamento (da effettuare mediante
versamento bancario con il “solito” mod. F24, cod. tributo 8082) della
somma dovuta a seguito di questa definizione agevolata della lite scade il
prossimo 30 novembre, precisando anche, tra l’altro, che:
– deve trattarsi di controversie originate da avvisi di accertamento e/o da
provvedimenti che irrogano sanzioni;
– entro la data del 1° maggio (poco importa che si tratti di una giornata
festiva) deve essere stato (quantomeno) proposto ricorso in primo grado,
e quindi, entro quella data, deve essere stato notificato, o spedito
tramite raccomandata a.r., o consegnato agli uffici locali dell’Agenzia,
l’atto introduttivo del giudizio;
– non deve essere intervenuta – tra il 1° maggio 2011 e il 05 luglio 2011
(data di entrata in vigore del d.l.) – una sentenza nel frattempo
divenuta definitiva;
– per la determinazione del valore della lite, e perciò anche ai fini della
verifica del superamento o meno della soglia dei 20.000 euro, è
necessario aver riguardo al totale delle imposte che hanno formato
oggetto di contestazione (ad es.: Irpef + Irap + Add. Regionale + Add.
Comunale), senza quindi tener conto di interessi e/o sanzioni (a meno che
– s’intende – l’atto impugnato abbia irrogato soltanto sanzioni…);
– sono ammesse alla definizione anche le liti instaurate con ricorsi
dichiarati inammissibili;
– non sono definibili i ruoli emessi per imposte dichiarate ma non versate;
– sono invece definibili i ruoli che assolvono anche a una funzione di
provvedimento impositivo, come ad esempio il mancato riconoscimento di
oneri deducili o detraibili;
– sono definibili anche gli atti di revoca di agevolazioni tributarie;
– non sono infine definibili le controversie relative alle tasse
automobilistiche, ai contributi e premi previdenziali e assistenziali, ai
tributi locali, ai canoni di abbonamento alla televisione e all’ICI.
L’importo dovuto va determinato a cura dello stesso contribuente, perciò
“autodeterminato”, ma conformandosi a questo schema:
– se il valore della lite (calcolato come sopra detto) è inferiore a 2.000
euro, è dovuta la somma fissa di 150 euro;
– se il valore della lite è superiore a 2.000 euro, ma non al detto limite
dei 20.000 euro, è dovuto: se non è intervenuta al momento del versamento
alcuna pronuncia giurisdizionale, il 30% del valore della lite; se è
intervenuta una decisione in cui sia risultata soccombente l’Agenzia
delle Entrate, il 10%; e, se è infine intervenuta una decisione in cui
sia risultato soccombente il contribuente, il 50% del valore della lite.
Non sono ammessi versamenti rateali, e anzi prima si paga e poi si
formalizza la definizione della lite, che infatti si perfeziona soltanto
con la presentazione – entro il 2 aprile 2012, quindi molto tempo dopo – di
un’apposita istanza in via telematica (del resto, questa non è certo una
novità, perché anche le imposte dirette annualmente dovute le paghiamo in
anticipo rispetto alla data di presentazione del mod. Unico…).
(stefano
lucidi)