L’insegna di una proiezione – QUESITO

Vorrei conoscere un Vs. giudizio di legittimità sull’insegna di una
proiezione recante la dicitura “Proiezione FARMACIA Dr. Rossi” (con un
risalto di “FARMACIA” ben diverso da “Proiezione”), invece che quella di
“Proiezione Farmacia del Dr. Rossi”, oppure, come ritiene l’Ordine dei
Farmacisti, di “Presidio farmaceutico della Farmacia del Dr. Rossi”.

Siamo naturalmente in Toscana dove la proiezione è stata costruita nelle
norme come un’estensione della farmacia (quasi la “farmacia di una
farmacia”…), e sembra quindi plausibile che il suo assegnatario esponga un
cartello-insegna proprio del tipo prescelto da quel tale Dr. Rossi,
titolare di un’autentica farmacia ubicata nel capoluogo del comune.

Del resto, le alternative – ferma, magari, la classica croce verde (certo
compatibile anche con una proiezione) – sarebbero quella di non esporre
nessun cartello-insegna (e questo non si può ovviamente pretendere da
nessuno, oltre a rivelarsi un’inutile mortificazione del presidio…), ovvero
l’altra, di segno esattamente opposto, di darvi massimo risalto, invece che
a “FARMACIA”, al sostantivo “PROIEZIONE”, che però non permetterebbe di per
sé un agevole riconoscimento da parte dell’utenza del tipo di attività al
dettaglio esercitata in quel locale (proiezione, infatti, è termine che
esprime correntemente assai poco o nulla sotto questo aspetto), mentre qui
stiamo parlando di un servizio di pubblica necessità – come, nella legge
regionale che l’ha concepita, è anche la proiezione – che deve essere
immediatamente “riconosciuto” da tutti come tale, senza contare che è
proprio questa la finalità che deve perseguire un’insegna.

Sono anche configurabili, s’intende, locuzioni salomoniche con pari risalto
tra i due termini (quindi, “PROIEZIONE DI FARMACIA” oppure, come Lei
suggerisce, “PROIEZIONE FARMACIA del Dr. Rossi”), ma sarebbero anch’esse
soluzioni quantomeno oscure per il “volgo”, perciò non utilissime sotto
alcun profilo.

Resta infine l’ipotesi suggerita dall’Ordine che forse è proprio quella che
si lascia preferire perché in grado di contemperare pressoché tutte le
“esigenze” e gli “interessi” in ballo, pur se anch’essa può rivelarsi un
po’ macchinosa e di presa sicuramente non immediata nei confronti degli
utenti.

In ogni caso è però complicato, per venire al punto, ravvisare in quel
cartello-insegna (che, se abbiamo ben compreso, si vorrebbe contestare) un
qualunque comportamento di concorrenza sleale, che peraltro è il solo che
potrebbe astrattamente aver rilievo sul piano giuridico e dunque su quello
della “legittimità” di cui parla il quesito; non bisogna infatti
dimenticare – il che è importante anche nel quadro dell’art. 2598 cod.civ.
– che la località ove la proiezione è attivata rientra, almeno in
principio, all’interno della sede farmaceutica di cui evidentemente è
titolare il suo assegnatario, cosicché quest’ultimo finisce in realtà per
organizzare i suoi due rami d’azienda nel “proprio territorio” e per il
“proprio bacino d’utenza” e pertanto sta giocando interamente tra le sue
quattro mura domestiche.

E’ chiaro che queste sono categorie qui invocate in modo volutamente
enfatico, ma possono forse aiutare a comprendere che anche sul piano
deontologico – dove invece può avere una qualche rilevanza, per il titolare
di una farmacia, il mancato rispetto dei confini della sua sede – non c’è
molto da eccepire al Dr. Rossi.
(gustavo bacigalupo)

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