Inviato 22/7/11
Da: Giacomo Picciolo [giacomo1971@tiscali.it]
Inviato: lunedì 18 luglio 2011 18.55
A: sedivanews@sediva.it
salve, siamo due farmacisti titolara di una Farmacia snc della provincia di
Messina a fatturato medio-alto, abbiamo n.4 collaboratrici, tutte
farmaciste impiegate a tempo pieno.
Noi due titolari lavoriamo entrambi nella farmacia, chiediamo se e’ piu’
conveniente dal punto di vista fiscale assegnarci o meno uno stipendio.
 
grazie

I compensi dei soci per le loro prestazioni professionali in farmacia –
QUESITO
Siamo due soci di una snc titolare di farmacia di Messina, a fatturato
medio-alto, e prestiamo la nostra attività nell’esercizio avvalendoci
anche di altri quattro farmacisti dipendenti a tempo pieno.
Ci chiediamo se sia conveniente dal punto di vista fiscale prevedere un
compenso anche per le nostre prestazioni di farmacisti.

Chiariamo subito che il regime fiscale in vigore – contenuto nell’art. 60
del T.U.I.R. – non precluderebbe in via di principio alle società personali
la possibilità di portare in deduzione i compensi corrisposti per l’opera
prestata dal socio nell’attività sociale a condizione, però, che ricorrano
i presupposti essenziali perché possa instaurarsi tra la società e il socio
un rapporto di lavoro subordinato o (quanto meno) di collaborazione
coordinata e continuativa.
Questo presupposto ricorre sicuramente quando il socio presta la propria
attività lavorativa sotto il controllo gerarchico di un altro socio, come
accade, ad esempio, nelle società in accomandita semplice per il socio
accomandante che è privo di qualunque potere di amministrare (art. 2320
c.c. comma secondo), ma non ricorre (in questo senso si è pronunciata
qualche tempo fa anche l’Agenzia delle Entrate: ris. 27/05/2002 n. 158) nel
caso della società in nome collettivo, ove il potere di amministrare è
generalmente affidato a tutti i soci in forma congiunta o disgiunta,
secondo le previsioni statutarie (per la verità, possono configurarsi
ipotesi del tutto peculiari nelle quali siano correttamente inquadrabili
come prestazioni di lavoro subordinato anche quelle di un socio di snc, ma
la questione non può qui essere approfondita più di tanto).

D’altra parte, al di fuori dell’ipotesi di lavoro subordinato (per la quale
effettivamente si rintraccia una convenienza fiscale nella deducibilità dei
compensi in capo alla società, poiché il costo deducibile per quest’ultima,
pari alle retribuzioni lorde più contributi a carico azienda, è
evidentemente più ampio della somma su cui il socio deve scontare le
imposte in dichiarazione, essendo pari alla retribuzione lorda al netto
della contribuzione a carico dipendente), la corresponsione di un compenso
ad altro titolo – già coperto previdenzialmente dalla contribuzione Enpaf
del socio – determinerebbe, anche qualora fosse deducibile, un passaggio
fiscalmente “neutro” sulla tassazione complessiva soci-società.

Infatti, venendo meno il reddito delle società di persone, che infatti è
notoriamente attribuito pro-quota “per trasparenza” ai soci ed indicato
nelle rispettive dichiarazioni, la deduzione di tali compensi in capo alla
società non realizzerebbe alcun risparmio d’imposta, considerato che
l’attribuzione di un reddito più basso per effetto della deduzione operata
verrebbe nel concreto “azzerata” dall’indicazione della stessa somma nella
dichiarazione personale del socio.

Concludendo, salve le ipotesi cui si è fatto cenno, la previsione
statutaria – in forma anche indiretta – di un compenso al socio (fermo il
suo diritto di partecipare agli utili) da corrispondere per l’attività
prestata determinerebbe per la società una spesa soltanto ai fini
civilistici da recuperare a tassazione ai fini della determinazione del
reddito imponibile, e per il socio, naturalmente, un compenso escluso da
imposizione.

Diverso sarebbe il discorso per compensi, eventualmente previsti dallo
statuto, per l’incarico di direttore della farmacia sociale (che compete
fatalmente a un socio) e/o per quello di amministratore della snc; questi,
invece, sarebbero importi imponibili per il socio percipiente e deducibili
per la società, ma è una questione delicata sotto altri aspetti (almeno
fino a quando l’Inps non avrà assunto posizioni meno incerte al riguardo…)
che non può essere affrontata in questa sede ed è comunque estranea al
quesito da Lei posto.
(stefano civitareale) GB /cg