Sediva News del 14/10/ 2011

Manovra bis 2011: Società (e intestazioni) di comodo ancora nel mirino del
Fisco
Il fenomeno dell’intestazione di beni all’impresa, in realtà destinati
esclusivamente al consumo personale dei soci o dei familiari
dell’imprenditore, torna ancora nel mirino del legislatore fiscale.
La manovra di Ferragosto contiene, infatti, sia l’ennesimo inasprimento
della disciplina delle c.d. società di comodo, sia una serie di
disposizioni antielusive nuove di zecca per colpire più specificatamente le
intestazioni di comodo in quanto tali.
Procedendo comunque con ordine, ricordiamo brevemente, in primo luogo, che
sono considerate di “comodo” quelle società (sia di capitali che di persone
e quindi anche le farmacie gestite in quest’ultima forma…) che dichiarano
un reddito imponibile di ammontare inferiore a quello che sarebbe
ragionevole attendersi in base al tasso di rendimento di mercato delle
attività investite.
Questi soggetti sono costretti a pagare le imposte sulla base di un reddito
“minimale”, a prescindere dall’effettivo risultato d’esercizio, e si vedono
per di più “congelato” il credito iva annuale eventualmente maturato, che
non può perciò essere chiesto a rimborso né utilizzato in compensazione per
il pagamento di altre imposte o contributi.
Ebbene, a partire dal periodo di imposta 2012 verranno considerate di
“comodo” anche le società che per tre periodi di imposta consecutivi hanno
chiuso il bilancio in perdita fiscale ovvero, sempre nell’arco di un
triennio, siano in perdita per due periodi di imposta e nel terzo abbiano
dichiarato un reddito inferiore a quello “minimo”.
Tale ulteriore condizione di “non operatività”- si badi bene – si aggiunge
a quella già in vigore del mancato superamento del test di operatività che
avviene, per l’appunto, quando una società dichiara un utile ritenuto
troppo basso rispetto al capitale investito.
La novità, come detto, parte dal 2012 e quindi “impatta” già sul triennio
2009-2010-2011.
Dovrebbero continuare a valere, però, le cause di disapplicazione poste
dalla norma di riferimento in materia di società di comodo (art. 30 legge
23/12/1994 n. 724), tra le quali figura la situazione di congruità e
coerenza ai fini degli studi di settore che dovrebbe porre al riparo, come
nel passato, da ogni contestazione dell’Erario in tal senso.
Con un secondo gruppo di disposizioni, invece, si vuole colpire, più che il
fenomeno delle società di comodo (la novità, infatti, riguarda tutte le
imprese, ivi comprese quelle gestite in forma individuale e non solo quelle
condotte in forma societaria, più o meno di “comodo”), quello delle
“intestazioni di comodo” di beni destinati in concreto all’utilizzo privato
(e di fatto gratuito…) dei soci o dei familiari dell’imprenditore come, ad
esempio, un’autovettura.
Si stabilisce, infatti, che se un’impresa (che potrebbe essere, a questo
punto, anche una farmacia gestita in forma di impresa individuale…) concede
in godimento esclusivamente privato (e non, quindi, anche per effettive
ragioni di servizio…) al socio o al familiare un bene aziendale (proprio
come, appunto, una vettura) ad un corrispettivo inferiore al valore di
mercato, questa differenza viene tassata in capo al soggetto utilizzatore e
i costi di gestione relativi a tali beni non sono deducibili per l’impresa
stessa.
Inoltre, viene posto sempre a carico dell’impresa (ma anche del soggetto
utilizzatore, sembra di capire dalla lettura della norma), l’obbligo di
comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai beni concessi in
godimento. Queste informazioni verranno utilizzate per la ricostruzione
sintetica del reddito del socio e del familiare e a tal fine si terrà conto
anche di qualsiasi forma di finanziamento o capitalizzazione da questo
effettuata a favore della società; a ben guardare, infatti, tali somme
concorrono al finanziamento degli acquisti dei beni fittiziamente intestati
alla società e, quindi costituiscono in pratica spese sostenute, sia
pure indirettamente, nel periodo di imposta soggetto a controllo ai fini
dell’accertamento sintetico del socio o del familiare utilizzatore.
In conclusione, come si vede, qualcosa non è ancora chiaro, ma quel che si
sa è sufficiente perché si verifichi adeguatamente l’opportunità di
mantenere in vita figure soggettive costituite per finalità che nel tempo
possono magari aver perduto, anche se in parte, la loro originaria
“utilità”.
(stefano civitareale)