Sediva News del 3 ottobre 2011

Il distacco del lavoratore presso la farmacia di un parente – QUESITO

Siamo due fratelli titolari in forma individuale di farmacie nello stesso
comune; dato che in particolari periodi di punta mio fratello si trova in
carenza di personale, vorrebbe che io spostassi per due o tre giorni a
settimana un mio collaboratore presso la sua farmacia e io non avrei
difficoltà ad aderire alla richiesta.

Quello da Lei ipotizzato è il classico caso di distacco, come lo definisce
la circ. Min. Lav. n. 3 del 15/1/2004 oltre all’art. 30 d.lgs. 276/2003.
Esattamente, il distacco di un lavoratore si configura quando il datore di
lavoro – per soddisfare un proprio interesse (come certamente è quello di
aiutare il fratello) – pone per un determinato periodo uno o anche più
lavoratori a disposizione di un altro datore di lavoro per lo svolgimento
di una determinata attività; il distacco è contemplato anche per il
lavoratore a termine e può riguardare altresì, ad esempio, metà giornata
lavorativa (l’altra metà, naturalmente, il lavoratore la svolgerà presso il
“distaccante”).
Le modalità di comunicazione telematica al Centro per l’impiego sono le
stesse degli ordinari lavoratori dipendenti, ma in questa evenienza sarà
naturalmente necessario specificare che trattasi appunto di distacco, per
il quale in ogni caso non è necessario il consenso del lavoratore (così
Cass. n. 4003 del 21/2/2007).
Il distacco può legittimamente essere realizzato anche quando l’azienda
“distaccataria” sia ubicata a una certa distanza da quella “distaccante”, e
però non oltre 50 km, e può anche comportare un mutamento di mansioni per
il lavoratore.
Tornando al quesito, insomma, la risposta è affermativa, anche se non
bisogna dimenticare che Lei, quale datore di lavoro “distaccante”, resta
ovviamente responsabile del trattamento economico, normativo e contributivo
spettante al lavoratore, ma è anche consentito che il datore di lavoro
“distaccatario” si faccia carico di una parte delle spese inerenti al
rapporto di lavoro (una sorta di “rimborso”).
Quanto all’Inail, il relativo onere resta a carico del “primo” datore di
lavoro, ma il premio annuale, secondo le singole fattispecie, può essere
calcolato anche diversamente; tuttavia nel Suo caso, considerato che le
mansioni svolte presso il “distaccatario” coincidono sicuramente con quelle
espletate presso il “distaccante”, la classificazione tariffaria va
inquadrata con l’inserimento del lavoratore nella polizza originaria
presente nella PAT (posizione assicurativa territoriale) del “primo” datore
di lavoro.
In caso di infortunio sul lavoro (o malattia professionale), infine, il
lavoratore distaccato deve trasmettere la relativa certificazione medica al
datore di lavoro “distaccante”, il quale a sua volta deve adempiere alle
varie denunce all’Inail e alla Pubblica Sicurezza.
(giorgio bacigalupo)