Manovra bis 2011: le modifiche ai reati penali tributari

Molto incisive – lo abbiamo rilevato del resto con molto anticipo sui
giornali – sono le norme della manovra bis che hanno modificato le
disposizioni relative ai reati fiscali, per lo più riducendo le soglie
d’imposta evasa oltre le quali si configura appunto un reato.
In particolare, nel caso di dichiarazione infedele (che è l’ipotesi che si
realizza più frequentemente all’esito delle verifiche fiscali dell’Agenzia
delle Entrate o della Guardia di Finanza) è prevista la reclusione da uno a
tre anni quando, congiuntamente, l’imposta evasa è superiore ad € 50.000,00
(in precedenza € 103.291,38) e l’ammontare degli elementi attivi o passivi
sottratti all’imposizione sia superiore ad € 2.000.000,00 (prima €
2.065.827,60).
Nel caso, invece, di omessa presentazione della dichiarazione, scatta la
reclusione da uno a tre anni se l’imposta evasa è superiore a soli €
30.000,00 (prima € 77.468,53), mentre, in caso di dichiarazione fraudolenta
mediante “artifici”, è prevista la reclusione da un anno e sei mesi a sei
anni, quando però, congiuntamente, l’imposta evasa sia superiore ad €
30.000,00 (in precedenza € 77.468,53) e l’ammontare degli elementi attivi o
passivi sottratti all’imposizione sia superiore al 5% di quelli dichiarati
o ad € 1.000.000,00 (prima € 1.549.370,70).
E’ stata anche abrogata l’attenuante che prevedeva la riduzione della
reclusione da sei mesi a due anni nel caso di presentazione di
dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per
operazioni inesistenti inferiori ad € 154.937,07: in tale evenienza,
quindi, sarà irrogabile la pena ordinaria della reclusione da un anno e sei
mesi a sei anni.
Inoltre, le attenuanti applicabili al contribuente che estingue i debiti
tributari (comprese le sanzioni) comporteranno la riduzione di un terzo
della pena, in luogo della metà prevista sino ad oggi.
Non troverà poi applicazione l’istituto della sospensione condizionale
della pena nell’ipotesi in cui l’imposta evasa superi i 3.000.000 di euro e
sia superiore al 30% del volume d’affari.
E’ stata ancora aumentata di un terzo la prescrizione, che dunque passa
dagli ordinari sei anni agli otto anni; tuttavia, nei casi in cui il
termine di prescrizione venga interrotto (ad es. mediante la notifica di un
processo verbale di constatazione o di un atto di accertamento), il termine
prescrizionale sarà di dieci anni.
Nulla è cambiato, invece, con riguardo ai reati di occultamento o
distruzione di documenti contabili al fine di evadere le imposte
(reclusione da sei mesi a cinque anni) o per l’omesso versamento di
ritenute fiscali o iva per importi superiori ad € 50.000,00 (reclusione da
sei mesi a due anni) o per indebita compensazione di crediti non spettanti
o inesistenti superiori ad € 50.000,00 (reclusione da sei mesi a due anni),
o per chi aliena simulatamente i propri beni per sottrarsi al pagamento
delle imposte sui redditi o iva (reclusione da sei mesi a quattro anni).
Le nuove disposizioni riguarderanno in ogni caso i fatti commessi dal 17
settembre 2011, data di entrata in vigore della legge di conversione della
manovra.
Una “stretta”, in conclusione, sicuramente di rilievo, che rischia però di
ingolfare le procure, tenuto conto che il superamento di quei limiti in
sede di verifica può rivelarsi una vicenda molto frequente, e che qualsiasi
ipotesi – anche magari scarsamente fondata – di evasione o presunta tale
(ivi comprese quelle di elusione o di abuso del diritto) sarà
verosimilmente denunciata dai verificatori, non foss’altro che per
eliminare qualunque responsabilità astrattamente loro ascrivibile.
(Studio Associato)