Sediva News del 23
settembre 2011

Manovra bis 2011: la nuova tassazione delle rendite finanziarie

Continuando nell’esame delle disposizioni della maxi manovra economica, va
segnalato l’incremento, a decorrere dal 1° gennaio 2012, della tassazione
delle rendite finanziarie, che infatti aumenta dal 12,5 al 20%.

La nuova disposizione si applica, dunque, agli interessi e ai premi
percepiti da persone fisiche, come anche ai dividendi relativi a
partecipazioni in srl o spa non qualificate (cioè, inferiori,
rispettivamente, al 20 e al 2 o 5%), nonché alle plusvalenze derivanti
dalla cessione di partecipazioni societarie (anche, questa volta, in snc o
sas) non qualificate realizzate sempre da persone fisiche.

Non sono interessati dall’incremento di questa tassazione secca (e
sostitutiva), neppure quando il loro acquisto sia avvenuto attraverso fondi
comuni di investimento o polizze di assicurazione, i titoli pubblici e
quelli ad essi equiparati (che pertanto continueranno a scontare tutti
l’aliquota del 12,5%), mentre i proventi percepiti dai fondi pensione
continueranno ad essere assoggettati all’imposta dell’11%.

Di contro, sempre dal 1° gennaio 2012, scende dal 27 al 20% la ritenuta da
applicare sulle giacenze dei conti correnti bancari e postali e sui
certificati di deposito.

Nulla cambia, invece, con riguardo alle partecipazioni qualificate
possedute da persone fisiche in società di capitali, i cui dividendi
concorreranno alla formazione del reddito complessivo nella misura del loro
49,72%, percentuale quest’ultima applicata anche in caso di realizzo di
plusvalenze conseguenti alla cessione di partecipazioni in società di
capitali e società di persone qualificate.

Tale regime non può però essere esteso, neppure per opzione, ai
contribuenti possessori di partecipazioni non qualificate, dovendosi perciò
per questi ultimi applicare sempre l’aliquota fissa del 20%.

Da questo aumento al 20% dell’imposta sostitutiva anche con riguardo alle
plusvalenze, inoltre, deriva anche la riduzione al 62,5% delle minusvalenze
eventualmente realizzate fino al 31/12/2011, che pertanto possono essere
portate in deduzione da plusvalenze maturate successivamente all’01/01/2012
soltanto in questa minor percentuale; invece, le minusvalenze conseguite
dal 01/01/2012 saranno conteggiate per l’intero importo.

Allo scopo, poi, di mitigare l’impatto delle nuove disposizioni fiscali e
di evitare cessioni di comodo prima del 01 gennaio 2012, la legge consente
al contribuente persona fisica di rivalutare le partecipazioni non
qualificate possedute al 31/12/2011, versando l’imposta sostitutiva del
12,5% (in modo che la successiva aliquota del 20% si applicherà solo sul
valore eccedente l’importo rivalutato), sempreché, però, egli effettui tale
opzione “per tutti i titoli o strumenti finanziari detenuti”.

Potranno, dunque, affrancarsi per loro natura le partecipazioni possedute
in regime “dichiarativo” (quelle cioè annualmente dichiarate nel mod.
Unico) e quelle in regime di “risparmio amministrato”, con esclusione
quindi – in linea generale – di quelle possedute in regime di “risparmio
gestito”, per il quale si applica la tassazione su quanto eventualmente
maturato al 31 dicembre di ogni anno.

Non sarà conseguentemente possibile “affrancare” soltanto alcune
partecipazioni e non altre, ma sarà necessario attendere un apposito
decreto di attuazione, che dovrà anche stabilire le modalità di
determinazione del valore delle quote possedute e da “affrancare”.

In alternativa, sarà comunque sempre consentito aderire alla disposizione
contenuta nel recente “decreto sviluppo”, che permette – come si ricorderà
– di rivalutare sulla base di perizia asseverata da un professionista
iscritto in albo professionale le quote (qualificate e non qualificate) di
società di capitali o di persone detenute al 1° luglio 2011, versando entro
il 30/06/2012 l’imposta sostitutiva del 4 o del 2% del valore di perizia.

È stata infine soppressa la norma (prevista da un lontano decreto Prodi del
1996) che assoggettava ad un prelievo del 20% i proventi dei depositi
costituiti a garanzia di finanziamenti erogati ad imprese; e almeno questa
è una buona notizia.

La complessità dell’intera normativa, tuttavia, rende opportuno rammentare
in termini non equivoci che nulla è invece cambiato in ordine alla
tassazione degli utili delle società di persone, i quali vengono infatti
imputati per trasparenza ai soci (indipendentemente dalla loro percezione)
e assoggettati quindi ad Irpef, e relative addizionali regionali e
comunali, per l’intero loro ammontare.

(Studio Associato)