Sediva News del 4 luglio 2011

La rivalutazione delle quote sociali e l’”affrancamento” fiscale
dell’avviamento – QUESITO

Ho saputo che nel decreto “sviluppo” è stata reintrodotta la possibilità di
rivalutare le quote societarie con il pagamento dell’imposta sostitutiva
del 4%.
Ricordo, però, che tempo fa era possibile, nel contesto di un conferimento
di farmacia in società, rivalutare l’avviamento e dedurlo in 18 anni.
In quali casi si può applicare la prima misura e in quali la seconda? E si
possono, eventualmente, applicare entrambe?

Lei evidentemente allude alla facoltà – prevista dall’art. 176, comma 2-ter
del TUIR, che è una norma permanente (posto che una norma possa ancora
ritenersi davvero “permanente”…), e dunque perfettamente in vigore –
concessa alla società conferitaria di ottenere il riconoscimento fiscale
dei maggiori valori attribuiti nel bilancio ad alcuni elementi dell’attivo
per effetto dell’operazione di conferimento, tra cui l’avviamento, mediante
il pagamento di un’imposta sostitutiva con l’aliquota del 12% qualora
questi maggiori valori siano ricompresi nel limite dei 5 milioni (fascia
nella quale, del resto, si colloca agevolmente l’avviamento di una farmacia
alta o medio-alta).

L’”affrancamento” dell’avviamento – per usare un’espressione comune nel
gergo degli addetti ai lavori – consente, poi, la deducibilità fiscale
delle relative quote di ammortamento e, conseguentemente, la compressione
dell’utile su cui si scontano le imposte.

Tutta l’operazione (da effettuarsi tuttavia – si badi bene – nella
dichiarazione dei redditi relativa all’esercizio nel corso del quale è
stato effettuato il conferimento, o in quella successiva, ma non oltre),
però, riguarda soltanto le società, come appena rilevato, anche se
naturalmente, per effetto della “trasparenza” che connota la tassazione ai
fini dell’imposta personale delle società di persone, finisce con il
rappresentare un vantaggio per i soci.

La rivalutazione delle quote societarie, invece, attiene non alla società
come tale, ma alla quota di partecipazione quale bene personale di ciascun
socio – e per ciò stesso cedibile, donabile, pignorabile, ecc. – e non ha
nulla a che fare con l’”affrancamento” fiscale eventualmente operato in
passato dalla società.

Per focalizzare bene la differenza, si pensi ad una farmacia-ditta
individuale conferita in società due anni fa per la quale la conferitaria
decise allora di “affrancare” l’avviamento emerso in sede di conferimento
di 3.500.000 euro. Ora, se uno o più soci decidessero di aderire oggi alla
rivalutazione delle quote (in vista di una probabile futura cessione…)
riproposta con questo “decreto sviluppo” con riferimento – come impone il
provvedimento – alla data del 01 luglio 2011, il valore periziato su cui
calcolare l’imposta sostitutiva del 4% dovrebbe inevitabilmente tenere
conto dell’avviamento stimabile della farmacia, e ciò indipendentemente: a)
se tale valore sia stato iscritto in bilancio in occasione del conferimento
e: b) se sia stato “affrancato” o meno.

E’ chiaro, quindi, che le due misure sono senz’altro tra loro
“compatibili”, proprio perché afferiscono, come si è detto, a contesti
completamente diversi, pur se, beninteso, destinati fatalmente ad
intrecciarsi nella complessiva valutazione di convenienza del riassetto
societario.

(Studio Associato) GB /cg

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