Sediva News del 30 giugno 2011

La risarcibilità del danno derivante alla farmacia da opere pubbliche –
QUESITO

Le attività commerciali al pubblico, com’è noto, soffrono un calo di
volume di affari nei casi in cui la strada o l’immobile presso cui sono
insediati sono oggetto di lavori di ristrutturazione per lunghi periodi (ad
esempio i lavori di realizzazione di una metropolitana o di un condominio,
che blocchino la strada o siano effettuati con impalcature che nascondono o
rendono più difficile l’accesso all’esercizio).
Il quesito è il seguente: qualora sia dimostrabile che questi lavori si
sono prolungati e si prolungano ingiustificatamente, o comunque che i
ponteggi sono stati mantenuti ben oltre la fine dei lavori per favorire
sfacciatamente il permanere del gigantesco cartellone pubblicitario che vi
è stato applicato, esiste un diritto al risarcimento del danno cagionato
alla mia farmacia?

Costituisce un principio ormai consolidato in giurisprudenza (per
comodità, attingiamo dunque a piene mani proprio dai numerosi precedenti in
materia) che la discrezionalità della pubblica amministrazione circa i
criteri e le modalità di esecuzione di un’opera pubblica (come quella cui
Lei si riferisce) – tenuto conto dell’apprezzamento, demandato infatti alla
p.a., degli interessi e dei bisogni della collettività, come pure dei
mezzi idonei a soddisfarli – non esclude affatto che essa sia tenuta ad
osservare le specifiche disposizioni di legge e le comuni norme di prudenza
e diligenza imposte, dal precetto fondamentale del “neminem laedere”, a
tutela dell’incolumità dei cittadini e dell’integrità del loro patrimonio.

Pertanto, nel caso in cui dall’inosservanza di tali norme derivi un danno
al terzo, deve riconoscersi a quest’ultimo l’azione risarcitoria davanti al
giudice ordinario, vertendosi in tema di fatto illecito lesivo di
posizioni di diritto soggettivo (siamo pacificamente nell’ambito di
applicazione dell’art. 2043 del cod.civ.).

Questo precetto generale costituisce quindi un limite esterno apposto alla
discrezionalità amministrativa, che impone alla p.a. di evitare che
dall’effettuazione di un’opera pubblica derivino – per condotte dolose o
colpose riconducibili alla stessa amministrazione – danni alla vita,
all’incolumità o al patrimonio dei cittadini.

Nel Suo caso – peraltro non infrequente – Lei è sicuramente portatore di
un diritto soggettivo, che si identifica nel diritto d’impresa avente
evidentemente ad oggetto nella specie l’esercizio e la gestione di una
farmacia; un diritto che, in particolare, non può dunque essere sacrificato
(nella durata e/o nella consistenza del sacrificio) se non per le ragioni
di pubblico interesse inerenti all’opera pubblica, e comunque non certo per
cause imputabili, soltanto o soprattutto, a colpa della p.a..

Senonché, il problema diventa naturalmente quello – sul piano puramente
probatorio – della verifica della sussistenza di comportamenti (in senso
lato) colposi che possano aver determinato nei fatti l’ingiustificato
protrarsi e/o l’ingiustificata invasività dell’opera pubblica, tenendo
tuttavia ben presente che non Le è consentito nessun vero sindacato in
ordine ai criteri e ai mezzi, e neppure ai tempi, in base ai quali l’opera
è stata programmata e/o eseguita; diversamente, infatti, il cittadino
finirebbe per penetrare nella sfera appunto della discrezionalità della
pubblica amministrazione; né, d’altra parte, è ipotizzabile in via generale
– come chiarisce ancora la giurisprudenza – una regola che imponga a
quest’ultima di fissare preventivamente i tempi di esecuzione dei lavori
sui beni pubblici ad essa appartenenti.

Insomma, la risposta al quesito è bensì in astratto affermativa, ma nel
concreto occorrono fatti univocamente riconducibili a specifici
comportamenti colposi (negligenza, imperizia, ecc.) dell’amministrazione e
perciò non è mai una vicenda facilissima da risolvere.

Qui, però, Lei parla di “lavori” che “ingiustificatamente si sono
prolungati e si prolungano”, e questo, se adeguatamente documentato,
potrebbe risolvere a Suo favore la partita con la p.a. anche sul piano
pratico, tanto più considerando quel “gigantesco cartellone pubblicitario”
che ha campeggiato così a lungo sulla strada dove si affaccia la farmacia;
è però necessario che l’affitto dei ponteggi all’impresa di pubblicità
abbia visto come parte locatrice l’amministrazione e non piuttosto il
condominio dell’edificio interessato, perché in tal caso – ricorrendone i
presupposti – Lei potrebbe azionare le Sue ragioni soltanto nei suoi
confronti, almeno per questo specifico motivo di danno.

(gustavo bacigalupo)

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