Sediva News dell’11 aprile 2011

Ricette rosse firmate “in bianco” dal medico

La stampa quotidiana ha dato qualche giorno fa risalto – per la verità un
po’ eccessivo (“Stop alle ricette in bianco affidate ai farmacisti”,
intitolava infatti l’articolo de “Il Sole 24 Ore”, non nuovo a “scoop” del
genere) – alla decisione recentissima (n. 13315 del 2011) di una Sez.
Penale della Cassazione che non ha concesso “sconti” sul piano tecnico-
giuridico (nel concreto, come vedremo, invece sì) a un medico di base e a
due farmacisti in una specifica fattispecie che aveva visto il primo
“dotare” i secondi di un certo numero di ricette SSN da lui firmate “in
bianco” e in attesa di essere, dapprima, riempite con l’indicazione dei
farmaci consegnati ad alcuni pazienti anziani con patologie croniche (cui
il farmacista può dispensare medicinali persino quando la ricetta sia
scaduta) e, poi, prodotte all’Asl per il rimborso.

In particolare, pur trattandosi di una vicenda che nei fatti aveva
raggiunto gli stessi risultati che – appunto per la categoria cui quegli
assistiti appartenevano – sarebbero fatalmente conseguiti anche laddove
l’iter osservato fosse stato quello ortodosso, la Suprema Corte ha
precisato che la falsità ideologica (per la quale, specificamente, i tre si
erano visti confermare la condanna anche dalla Corte d’Appello, che aveva
però dichiarata la pena estinta per prescrizione) “risiede proprio nella
falsa attestazione del compimento da parte del medico convenzionato della
ricognizione del diritto all’assistito all’assistenza farmacologia, essendo
irrilevante la circostanza che i pazienti fossero affetti da patologie
croniche, posto che anche per essi lo schema seguito dal legislatore impone
al medico, dopo la diagnosi iniziale e la prima prescrizione farmacologia,
di attuare controlli intermedi predefiniti, prima di emettere prescrizioni
ripetute”.

Il principio non fa comunque una grinza (è inutile rammentarne le ragioni)
e giustamente la Cassazione lo ha ribadito, anche perché qui i farmaci (pur
ricorrendone astrattamente – per quanto detto – i presupposti, ma la
vicenda si era esaurita anteriormente all’entrata in vigore del D.Lgs.
274/2007) non sono stati certo dispensati in uno dei casi di urgenza ivi
contemplati, e del resto, come abbiamo visto, le ricette rosse c’erano, ma
erano state rinvenute con la firma “in bianco” del medico (a ben guardare,
anzi, la successiva richiesta di rimborso alla Asl da parte dei farmacisti
avrebbe potuto estendere anche oltre la loro responsabilità…).

Con tale decisione, tuttavia, la Suprema Corte, pur rigettando i motivi di
ricorso, ha poi finito nondimeno, per annullare la sentenza d’appello per
non aver dichiarato estinto anche il reato (oltre alla pena), con le
conseguenze pratiche che è agevole intuire.

(g.bacigalupo)

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