La “strumentalità” del fabbricato utilizzato dall’imprenditore individuale
per la sua attività.

Per le imprese individuali, il nostro ordinamento tributario stabilisce che
si considerano beni relativi all’impresa, oltre a quelli strumentali per il
suo concreto esercizio, anche i beni appartenenti all’imprenditore che
siano comunque indicati tra le attività del libro inventari.

Per quanto riguarda, in particolare, i fabbricati (sia quelli strumentali
per natura, come ad esempio i negozi appartenenti alla categoria catastale
C/1, e sia quelli strumentali per destinazione, che non rientrano
ovviamente tra i primi), la norma li considera relativi all’impresa purché
indicati nell’inventario ovvero anche nel registro dei cespiti
ammortizzabili.

Conseguentemente, i valori relativi alle unità immobiliari possono essere
dedotti dal reddito di impresa per quote di ammortamento (e, per converso,
generare plusvalenza tassabile al momento della loro cessione) soltanto se
appostati in bilancio.

Questo è almeno quel che tutti i professionisti del settore hanno
generalmente sempre saputo e… applicato.

Senonché, la Corte di Cassazione, con una recentissima decisione, ha
statuito un diverso principio, per il quale gli immobili appartenente
all’imprenditore individuale devono essere inclusi nel reddito di impresa
per presunzione di legge, indipendentemente quindi dalla loro iscrizione
nel libro inventari, la quale diventa infatti necessaria – appunto ai fini
dell’inserimento dell’unità immobiliare nell’attività d’impresa – solo
nell’ipotesi in cui essa sia stata affittata a terzi ovvero non sia
utilizzata, e sempreché, attenzione, si tratti di immobili strumentali per
natura.

In sostanza, secondo la Suprema Corte, la cessione a titolo oneroso del
fabbricato utilizzato nell’attività d’impresa realizza sempre una
plusvalenza (pari naturalmente alla differenza tra il valore di cessione e
il valore di acquisto) assoggettata ad imposte dirette, prescindendo perciò
persino dall’iscrizione del cespite tra i beni strumentali.

Di questo principio, molto importante, bisogna perciò tenere adeguato conto
in caso di alienazione del locale farmacia, separatamente o unitamente
all’azienda.

(Studio Associato)

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