Sediva News del 14 febbraio 2011

Le detrazioni per figli a carico per genitori separati o divorziati

Una recente pronuncia dell’Agenzia delle Entrate (n. 143 del 30/12/2010) –
adottata in risposta, comunque positiva, all’interpello di un genitore
divorziato (affidatario congiunto della figlia), che chiedeva
l’attribuzione dell’intera detrazione per incapienza di reddito dell’altro
genitore – ci offre lo spunto per ripercorrere le regole in materia di
detrazioni irpef per figli a carico, specie nelle difficili situazioni di
separazione o divorzio.

Dunque, l’ultima versione della norma, licenziata dalla Finanziaria 2007,
non concede più, come in passato, la possibilità di ripartire liberamente
la detrazione tra i genitori nelle percentuali desiderate (ad esempio, 30 e
70; 45 e 55; ecc.), ma attribuisce direttamente il beneficio a ogni
genitore nella misura del 50%, salvo tuttavia un accordo tra loro diretto
ad attribuire la detrazione – ma soltanto al 100% – al genitore con il
reddito complessivo più elevato.

Tale ipotetico accordo, quindi, può soltanto sostituire – alla
“presunzione” legale del 50% ciascuno – l’attribuzione del 100% ad uno dei
due genitori, senza perciò consentire loro di optare per ripartizioni
diverse, e questo genitore deve essere necessariamente quello più “ricco”
prescindendo dall’incapienza o meno del reddito dell’altro.

I genitori non legalmente ed effettivamente separati possono insomma: a)
dividere a metà la detrazione (secondo la previsione normativa), ovvero: b)
assegnarla, ma per intero, al genitore più “capiente” senza ulteriori
condizioni.

E veniamo ai casi di separazione o di divorzio.

Qui, per attribuire correttamente le detrazioni, è necessario verificare in
primo luogo se l’affidamento dei figli sia congiunto o meno.

Nel primo caso (affidamento congiunto) la detrazione è ripartita tra i
genitori nella misura del 50%, ma anche qui costoro possono accordarsi
liberamente per l’intera attribuzione ad uno di loro.

Nel secondo (affidamento ad un solo genitore) la detrazione è attribuita
per intero al genitore affidatario, e però gli ex coniugi possono anche in
tale evenienza accordarsi nel senso della ripartizione al 50% tra loro, o
addirittura per l’attribuzione dell’intero beneficio al genitore non
affidatario.

In ogni caso, se il genitore avente diritto alla detrazione (al 50% o al
100%) ha un reddito “incapiente”, egli può “devolvere” all’altro la
detrazione (anche parzialmente) non fruita e quest’ultimo – salva rinuncia
dell’ex coniuge – deve riversare al primo un importo pari, in pratica, alla
detrazione “ricevuta”.

Ora, se le detrazioni non vengono fruite nella misura automaticamente
assegnata per i vari casi dalla legge, è bene che vi sia chiarezza tra i
genitori sugli accordi raggiunti, perché diversamente può darsi luogo a
situazioni imbarazzanti soprattutto in sede di controllo.

Infatti, se è vero che in tutti i casi in cui la detrazione è attribuita
non dalla legge, ma dall’accordo dei genitori, esso non richiede una
particolare forma, è anche vero che, se nella dichiarazione dei redditi ci
si discosta dalla misura legale, il Fisco ripartirà “salomonicamente” la
detrazione a metà tra i due genitori, salva la possibilità per loro di
provare che si siano invece accordati per una diversa ripartizione (pur se
ci pare che a questo scopo sia sufficiente una dichiarazione scritta di
assenso da parte dell’altro genitore); e però, se la prova non viene data
ovvero è in qualunque modo rilevabile che un accordo non c’è stato affatto,
i recuperi a tassazione delle detrazioni indebitamente fruite diventano
irrimediabili.

(s.civitareale)

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