Sediva News del 24 gennaio 2011

L’utile della farmacia sul farmaco di Fascia “A” – QUESITO

In un articolo all’interno di una rivista di categoria ho letto che,
prendendo in considerazione un prodotto mutuabile e tenuto conto di tutte
le spese di gestione, emergerebbe che per ogni cessione al SSN di una
confezione di quel prodotto la farmacia avrebbe una perdita del 2,5%.

Recentemente si tende comprensibilmente ad approfondire sempre più la
questione dei margini lordi e netti del comparto SSN delle farmacie, e le
varie riviste hanno pubblicato i risultati di questi studi e le riflessioni
del caso.
Anche il ns. Studio se ne è occupato adeguatamente e il ns. lavoro (di cui
a suo tempo abbiamo dato conto dettagliato anche qui) ha naturalmente
evidenziato la riduzione che si è verificata negli ultimi anni dell’utile
di esercizio “ante-imposte”, e le conseguenti e crescenti difficoltà per la
farmacia a mantenere il ruolo di attore-chiave del sistema sanitario e, al
tempo stesso, di soggetto economico sottoposto alle regole competitive del
c.d. mercato.
Ma, volendo riassumere l’analisi dei costi di gestione di una farmacia
media con fatturato simile a quello realizzato dal Suo esercizio, questi
sono i risultati:

[pic]

Quindi, il comparto SSN genera in questo momento un margine al lordo delle
imposte pari al 6,04%: risultato sicuramente non brillante, e pur tuttavia
ancora lontano da quella perdita del 2,5% (che il quesito riferisce con
riguardo ad un qualsiasi farmaco di Fascia “A”), la quale può quindi
rivelarsi un’ipotesi più che altro “provocatoria” (anch’essa comunque
utile, quantomeno in certi contesti e in certi momenti storici…).
(r.santori)

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