Sediva News del 15 dicembre 2010

Due audaci volantini pubblicitari – QUESITO

Vorrei un vostro giudizio tecnico, e anche deontologico, su questi due
volantini che una farmacia del nostro comune sta facendo girare in città da
alcuni giorni.

Con riguardo a quella pubblicizzata nel primo dei due “volantini” (con cui
la farmacia in questione, in nome proprio, promette l’estrazione nel giorno
della Befana, e addirittura all’interno dell’esercizio (!), di tre
biglietti fortunati tra tutti coloro che avranno acquistato in questi
giorni un panettone, un pandoro, ecc.), l’iniziativa promozionale – almeno
per come viene presentata – ha tutta l’aria di essere un concorso a premi,
vale a dire una manifestazione pubblicitaria e/o promozionale nella quale
l’attribuzione dei premi offerti, anche senza alcuna condizione di acquisto
o vendita di prodotti o servizi dell’impresa (che tuttavia nel nostro caso
c’è …), dipende dalla sorte ovvero dall’abilità o capacità dei
partecipanti.
Ora, tutta la materia dei concorsi a premio è compiutamente regolata da un
D.P.R. (430/01) che attribuisce la vigilanza ed il connesso potere
sanzionatorio su tali attività promozionali al Ministero delle Attività
Produttive ed impone alle imprese (tra cui le farmacie, naturalmente), che
intendano avviare iniziative del genere, una serie di adempimenti quali: a)
la redazione di un apposito regolamento – autocertificato con dichiarazione
sostitutiva di atto notorio – che garantisca la “trasparenza” della
manifestazione a premi, nonché la pubblica fede dell’iniziativa e la parità
di trattamento e di opportunità per tutti i partecipanti; b) il versamento
di una cauzione pari al valore complessivo dei premi promessi; c) la
comunicazione preventiva al Ministero, con un apposito modulo, del
regolamento stesso e della documentazione comprovante l’avvenuto versamento
della cauzione.
Inoltre, l’assegnazione dei premi deve essere operata sotto la vigilanza di
un notaio ovvero del Responsabile della Tutela del Consumatore, o suo
delegato.
Quanto al secondo “volantino” (con il quale, invece, quella stessa farmacia
promuove la vendita a condizioni particolarmente vantaggiose di una miriade
di prodotti, tra cui anche veri e propri farmaci, come Triaminic Influenza,
Venuroton Buste, ecc.) i dubbi riguardano proprio la corretta applicazione
delle disposizioni specifiche in materia di pubblicità di medicinali
contenute nell’art. 113 e segg. D. Lgs. 219/06 (Codice comunitario dei
farmaci per uso umano).
Da un lato, infatti, le modalità qui adottate sembrano rendere la relativa
comunicazione commerciale più adatta ad un supermercato che ad una farmacia
(“mescolando” in ogni caso prodotti medicinali e non), e, dall’altro, non
vengono del tutto rispettate le prescrizioni di contenuto minimo della
pubblicità presso il pubblico, che contemplano: la chiara identificazione
del prodotto come medicinale (art. 116 lett. a), l’obbligo di fornire le
informazioni indispensabili per un suo uso corretto (art. 116 lett. b n. 2)
e la presenza nel messaggio pubblicitario dell’invito al consumatore in
forma esplicita ad una informazione corretta sull’uso del farmaco prima
dell’uso stesso attraverso la lettura del foglio illustrativo e/o della
confezione (art. 116 lett. b n. 3).
Per di più, non sembra osservata neppure la prescrizione che vieta la
presenza di qualsivoglia elemento nel messaggio pubblicitario tale da
indurre il consumatore ad assimilare il medicinale ad un prodotto
alimentare, ad un prodotto cosmetico o ad altro prodotto di consumo (art.
117 lett. h), dato che questo secondo “volantino” accosta disinvoltamente,
per l’appunto, la promozione di prodotti alimentari, cosmetici, giocattoli,
ecc., a quella di medicinali.
Infine, sotto il profilo deontologico, ricordiamo – quel che vale
probabilmente per ambedue i “volantini” – che le iniziative promozionali
e/o pubblicitarie del farmacista devono essere sempre improntate al
principio di correttezza, veridicità e non ingannevolezza (art. 20 Codice
deontologico) e che anche nell’attività di vendita dei prodotti diversi dai
medicinali il farmacista ha l’obbligo di agire in conformità al ruolo
sanitario svolto, nell’interesse della salute del cittadino e dell’immagine
professionale del farmacista (art. 36).
In sostanza, come probabilmente Lei sa meglio di noi, il farmacista, anche
quando “tratta” prodotti non medicinali, non deve anteporre gli interessi
commerciali al fine primario della tutela della salute del cittadino che
informa tutta la sua attività, mentre l’adozione in questa vicenda di forme
pubblicitarie proprie della grande distribuzione, caratterizzate perciò
dalle tipiche finalità commerciali che generalmente connotano l’attività di
quest’ultima, non parrebbe andare esattamente in tale direzione.

(r.santori)GB/fi

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