La “produttività” in farmacia di ogni addetto – QUESITO

Ho sempre saputo che ogni nostro dipendente dovrebbe “produrre” almeno
300mila euro di fatturato (netto o lordo iva?) per poter “pareggiare” il
suo stipendio. Vorrei sapere come deve essere conteggiato questo importo
tra etico, omeopatico, parafarmaco, ecc. e quale percentuale di ricarico
considerare per ognuno di tali settori.

In effetti, l’importo ricordato nel quesito rappresenterebbe la
valorizzazione ideale dell’indice di produttività media per addetto, cioè
la misura di partecipazione al volume globale delle vendite della farmacia
di ciascun dipendente e troverebbe riscontro, del resto, anche
nell’algoritmo dello studio di settore (UM04U) della categoria (che per la
verità da qualche anno utilizza – per misurare appunto la produttività
degli addetti della farmacia – una grandezza più ampia del fatturato, cioè
il valore aggiunto).

Si tratta in ogni caso, però, di un valore medio sotto un duplice
profilo, nel senso che, da un lato, viene calcolato in riferimento a tutti
i collaboratori (compresi quindi anche quelli non adibiti alle vendite), e,
dall’altro, viene preso in considerazione il volume dei ricavi complessivi
(ovviamente al netto dell’iva, per rispondere all’altro Suo interrogativo)
senza distinzione tra i vari settori e/o reparti merceologici, e
trascurando che al fatturato complessivo, ad esempio, potrebbero concorrere
in modo significativo anche alcuni servizi.

E’ intuitivo, perciò, che, almeno per come è costruito quest’indice,
distinguere – nel valore che esprime il fatturato medio per addetto –
quanto va imputato ad etico, o a parafarmaco o ad altro settore, non ha
alcun significato di rilievo, dato che quel valore, medio per definizione,
si scompone tra i vari reparti merceologici della farmacia nelle stesse
percentuali nelle quali si scompone il fatturato complessivo.

Evidentemente, laddove uno o più dipendenti fossero esclusivamente o
prevalentemente destinati alle vendite di prodotti a più alto “ricarico”
(parafarmaco, cosmetica, calzature, ecc.) sarebbe ragionevole concludere
che costoro partecipano alla realizzazione del margine complessivo di utile
della farmacia in misura maggiore degli altri; ma questo non sarebbe
sufficiente – almeno così ci pare – per formulare giudizi in qualche modo
attendibili sulla loro produttività.

Dobbiamo tenere presente, infatti, che l’indice di cui discorriamo,
proprio perché rappresenta un valore medio, misura in realtà la
“performance” dell’organizzazione di lavoro della farmacia nel suo
complesso e non la “produttività” di ciascun addetto singolarmente inteso,
tant’è che l’abbassamento di quell’indice al di sotto del livello di
guardia dei “300.000 per addetto” dovrebbe indurre il titolare
dell’esercizio a rimeditare in toto la propria organizzazione di lavoro per
verificare, ad esempio, l’esistenza di “sacche di inefficienza” imputabili
a sovrapposizioni (o a vuoti) di mansioni, o ad una distribuzione
inadeguata dei ruoli rispetto alle preparazioni professionali ovvero, ma
non ultimo, alla scarsa diligenza e/o produttività di uno o più dipendenti.

Ma quel valore, per l’appunto, nulla dice e nulla può dire sulla
produttività del dipendente singolarmente inteso, valutazione che dovrebbe
invece essere condotta facendo un più attento riferimento alle mansioni
specifiche, all’orario di lavoro, alle modalità di svolgimento delle
prestazioni lavorative ecc., e raffrontando poi i dati raccolti con le
medie di settore territoriali e nazionali.

(f.lucidi)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!