Sediva News del 16 settembre 2010

Agevolazioni “prima casa”: l’Agenzia delle Entrate “risponde” alla
Cassazione.

Qualche tempo fa su queste pagine (v. Sediva News del 04 giugno 2010)
abbiamo commentato una recente ordinanza della Cassazione in materia di
agevolazioni “prima casa” (n. 100/2010) con la quale, sostanzialmente, i
giudici di ultima istanza sono giunti alla conclusione che il possesso di
un’altra casa di abitazione nel territorio del comune (ove è situato
l’immobile da acquistare con le agevolazioni) non preclude i benefici
qualora l’immobile già posseduto, pur se oggettivamente idoneo ad essere
abitato, tuttavia non si riveli adatto alle concrete e peculiari esigenze
abitative del suo possessore e/o del suo nucleo familiare. Abbiamo anche
sottolineato in quella circostanza la portata “rivoluzionaria” della
decisione perché fornisce una lettura in senso soggettivo
dell’agevolazione, nel passato “misconosciuta” non solo al Fisco ma anche,
in verità, agli stessi contribuenti per i quali era pacifico che il
possesso di un immobile oggettivamente idoneo ad abitazione nel comune
precludesse lo sconto fiscale.

Ora invece l’Agenzia delle Entrate, in risposta all’interpello di un
contribuente (il quale, invocando l’ordinanza richiamata, chiedeva il
riconoscimento dell’agevolazione sull’acquisto di un nuovo immobile
sostenendo, per l’appunto, che quello già posseduto è concretamente
inidoneo alle esigenze abitative del proprio nucleo familiare), sembra
accogliere la ricordata interpretazione della Corte, ammettendo che in
realtà essa non si pone in contrasto con i principi dell’agevolazione,
anche se a quell’interpello l’Amministrazione finisce poi per dare una
risposta negativa, contestando cioè – proprio in virtù di questa nuova
chiave di lettura dell’agevolazione – che nella concreta situazione
abitativa prospettata nell’istanza (due vani per tre componenti del nucleo
familiare) esista una assoluta e concreta inidoneità dell’immobile ad uso
abitativo, diversamente da quella posta all’attenzione dei Giudici
(appartamento di soli 22 mq).

Insomma, già da questo primo intervento dell’Agenzia successivo
all’ordinanza 100/2010 della Suprema Corte, sembra proprio che si stia
profilando quello che paventavamo nel commento precedente:
l’interpretazione della Cassazione, cioè, anche se ha stabilito un
principio di diritto del tutto conforme alla ratio della normativa (come
del resto sembra riconoscere la stessa Agenzia delle Entrate), rischia nel
concreto di recare non poca incertezza sia ai contribuenti che ai
verificatori.

Diventa infatti necessaria una valutazione caso per caso delle effettive e
peculiari esigenze di vita dell’acquirente, che difficilmente, però, si
potrebbe esaurire nell’applicazione di “freddi” criteri spaziali e/o
dimensionali (quali il rapporto vani catastali/occupanti, come è stato
fatto in questo caso) senza quindi discernere le variegate situazioni
soggettive, con la conseguenza ultima di provocare trattamenti disparitari
ed ingiustificati che potrebbero aprire la strada – lo ribadiamo – a
robusti contenziosi.

(s.civitareale)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!