Sediva News del 21 maggio 2010

Una plausibile “rivoluzione” (quasi) copernicana nei bilanci delle farmacie

Niccolò Copernico, nel XVI secolo, rivoluzionò notoriamente l’astronomia
con la teoria eliocentrica (il sole al centro del sistema di orbite dei
pianeti) eclissando la sino ad allora vigente teorica geocentrica (la
terra al centro della sistema solare).

Nessuno ha invece mai osato rivoluzionare il metodo delle scritture
contabili e del bilancio introdotto nella ragioneria – sempre nel XVI
secolo – dal matematico italiano, il frate Luca Pacioli, che è infatti
rimasto in pratica immutato fino ai giorni nostri.

E’ forse quindi il caso, naturalmente senza la minima presunzione, tentare
di proporre una qualche rivoluzione copernicana anche nella ragioneria,
dove ha sempre dominato, specie nei bilanci delle imprese, il dogma
“ricavi–costi = utile d’esercizio”, secondo il quale, per venire a noi, il
guadagno (del titolare della farmacia o dei soci della società) è una
entità che si determina in ciascun esercizio annuale in modo residuale,
dopo aver cioè sottratto tutti i costi relativi all’attività d’impresa ai
ricavi realizzati nel medesimo anno.

In periodi di crisi economica generale, di contrazioni delle vendite al SSN
e di riduzione del margine di utile sui farmaci, si corre per di più il
rischio che l’utile della farmacia diventi un’entità residuale in tutti i
sensi, non soltanto quindi come metodo di calcolo, ma anche sul piano dei
numeri, e dunque come quantità, se non si procede ad una adeguata
diminuzione dei costi gestionali proporzionalmente alla diminuzione dei
ricavi.

La “rivoluzione” prospettata consiste nel sostituire quel vecchio dogma con
il nuovo “ricavi–utile d’esercizio = costi”.

Il guadagno deve perciò diventare, almeno in via di tendenza, un’entità
fissa e stabilita aprioristicamente, mentre i costi, questi sì, assumono
forma residuale perché contenuti nella differenza tra i ricavi realizzati e
l’utile della farmacia.

Partiamo dal consueto bilancio di una farmacia media, che realizzi pertanto
un “fatturato” complessivo annuo di € 1.250.000 al netto dell’iva e degli
sconti (praticati tanto al Servizio Sanitario Nazionale quanto alla
clientela privata) e che abbia un margine di utile medio, sempre al netto,
del 27%.

Stabiliamo ora il guadagno complessivo dell’imprenditore che, secondo gli
economisti, si articola in tre voci: la prima rappresenta la remunerazione
del suo lavoro, che assumiamo pari sostanzialmente al costo aziendale di un
farmacista dipendente e quindi ad € 37.500; la seconda consiste nella
remunerazione del rischio d’impresa, vieppiù amplificato dal numero
infinito di soggetti e/o istituzioni varie a cui bisogna rendere conto
nella gestione di una farmacia (Agenzia delle Entrate, Nas, Ispettorato del
lavoro, Ordine professionale, Regione, Comune, Asl, Polizia municipale,
Tribunale anche fallimentare, ecc.) quantificabile peraltro nell’egual
importo di € 37.500; la terza, infine, riguarda la remunerazione del
capitale investito (che è come dire, in soldoni, la resa del valore della
farmacia), e che è pari, applicando il semplice interesse legale, ad €
28.000.

Dunque:

|Remunerazione fattore lavoro |€ 37.500 |3,00% |
|Remunerazione rischio d’impresa |€ 37.500 |3,00% |
|Remunerazione capitale investito |€ 28.000 |2,24% |
|Guadagno del titolare/dei soci |€ 103.000 |8,24% |

Come si vede, il guadagno, al netto delle imposte, per questa farmacia
media deve essere pari a € 103.000, corrispondente all’8,24% del
“fatturato” globale, cosicché può derivarne una ricostruzione del bilancio
d’esercizio del tipo seguente:

|Vendite |€ 1.250.000 |100,00% |
|Costo della merce venduta |€ 912.500 |73,00% |
|Margine operativo lordo |€ 337.500 |27,00% |
|Guadagno del titolare/dei soci |€ 103.000 |8,24% |
|Costi di gestione |€ 234.500 |18,76% |

I costi annui di gestione dovranno allora essere globalmente contenuti nel
limite di € 234.500 ed essere disaggregati nelle varie
componenti individuate in base alla classificazione contemplata nel
bilancio dell’Unione Europea, e però, per ciascuna voce di costo, può in
ogni caso indicarsi un “tetto” massimo e anche la relativa incidenza
percentuale sull’intero “fatturato”:

|Altri acquisti | € |0,10% |
| |1.250 | |
|Materiale di consumo | | |
|Cancelleria | | |
|Imballaggi | | |
|Carburanti | | |
|Servizi |€ |1,25% |
| |15.625 | |
|Trasporti |
|Utenze (elettricità, acqua, telefonia, internet) |
|Vigilanza |
|Pulizia locali |
|Condominio |
|Consulenze legali e amministrative |
|Assicurazioni |
|Tariffazione ricette |
|Pubblicità e rappresentanza |
|Manutenzioni |
|Godimento beni di terzi |€ | 1,40% |
| |17.500 | |
|Canoni di affitto | | |
|Canoni di leasing | | |
|Noleggi | | |
|Personale |€ |8,50% |
| |106.250 | |
|Salari e stipendi |
|Contributi previdenziali e assistenziali |
|Buoni pasto dipendenti |
|Camici personale |
|Accantonamento T.F.R. |
|Premio Inail |
|Oneri diversi di gestione |€ |0,95% |
| |11.875 | |
|Contributi Enpaf e sindacali |
|Contributi Associazione titolari |
|Diritto CCIAA |
|Ordine professionale |
|Spese gestione veicoli |
|Corsi ECM e aggiornamento professionale |
|Concessione regionale |
|Ammortamenti |€ |1,20% |
| |15.000 | |
|Saldo area finanziaria |€ |1,36% |
| |17.000 | |
|Interessi attivi bancari |+ |
|Interessi attivi da azioni legali |+ |
|Proventi da titoli e partecipazioni|+ |
| |- |
|Interessi passivi bancari |- |
|Interessi passivi su mutui |- |
|Interessi passivi anticipi DCR |- |
|Interessi passivi su finanziamenti |- |
|Interessi passivi dilazioni | |
|fornitori | |
|Imposte |€ |4,00% |
| |50.000 | |
|Totale costi di gestione |€ | 18,76% |
| |234.500 | |

I farmacisti, tuttavia, sono già sopravvissuti alla prima autentica
“rivoluzione” (in campo economico) dell’epoca più recente, quella
conseguita al progressivo abbandono del rassicurante prezzo al pubblico per
molti prodotti (Sop, Otc, cosmetici, dietetici, ecc.), e per ciò stesso al
passaggio dal vecchio concetto di sconto (o, se si preferisce, margine di
utile) al nuovo concetto di coefficiente di ricarico, e dunque si tratta
ora di digerire anche questa seconda “rivoluzione” tentando però di
utilizzarla a proprio vantaggio.

(r.santori)

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