Sediva News del ___ 2010

Lo stop della cassazione alle iscrizioni di ipoteca per debiti tributari
inferiori a ottomila euro

La sentenza (4077/2010) è di quelle che fanno particolarmente piacere
perché pone fine (almeno si spera…) alla deprecabile abitudine degli Agenti
della riscossione di iscrivere ipoteca sugli immobili del contribuente
moroso anche quando i debiti scaduti ammontino ad un importo inferiore agli
ottomila euro (nel caso di cui si è occupata la Corte, si trattava di poche
centinaia di euro).

Ma facciamo un passo indietro per meglio comprendere la portata di questa
decisione, ancor più di rilievo perché proviene dalle Sezioni Unite.

Secondo il principio generale di cui all’art. 76 del D.P.R. 602/73, gli
Agenti della riscossione possono procedere all’espropriazione immobiliare
(in altre parole, di “attaccare” gli immobili del debitore moroso) per il
soddisfacimento di crediti tributari scaduti soltanto se il loro importo
complessivo supera appunto gli ottomila euro.

Senonché, il successivo art. 77, nel contemplare l’obbligo del
Concessionario – ove intenda avviare l’espropriazione – di iscrivere
ipoteca, non fa alcun riferimento a tale importo limite, precisando
tuttavia che, ove l’ammontare del debito scaduto non superi il 5% del
valore dell’immobile da espropriare, l’esecuzione immobiliare può iniziare
soltanto dopo il decorso di sei mesi dall’iscrizione ipotecaria.

Ma fino ad oggi gli Agenti della riscossione avevano dato a queste due
disposizioni una lettura autonoma l’una dall’altra, intendendo in sostanza
che, se pure l’espropriazione immobiliare era inibita per debiti non
superiori agli ottomila euro, l’ipoteca fosse, però, nondimeno iscrivibile
anche per somme inferiori, trattandosi soltanto, in realtà, di una mera
misura cautelare per il miglior soddisfacimento del credito (o, se
vogliamo, un modo estremamente efficace per convincere il debitore moroso,
raggiunto dall’antipatico provvedimento, ad “onorare” la cartella di
pagamento), e non già l’inizio dell’espropriazione immobiliare vera e
propria.

Di qui, la prassi invalsa di iscrivere ipoteca anche per esposizioni di
pochi euro ed i notevoli (ed immaginabili) danni e fastidi procurati ai
contribuenti colpiti dall’iscrizione, senza inoltre considerare i tanti
casi di iscrizioni a ruolo spontaneamente poi riconosciute come illegittime
dalla stessa Agenzia delle Entrate, ovvero annullate dalle Commissioni
Tributarie.

In effetti, l’iscrizione ipotecaria, configurandosi indubbiamente come atto
preordinato e strumentale all’espropriazione immobiliare, costituirebbe per
l’appunto l’avvio della procedura stessa, cosicché, una volta iscritta
ipoteca, l’esecuzione dell’espropriazione è in pratica già in essere e
svuota così di vera concretezza l’apposizione del tetto di ottomila euro.

È quindi difficile non convenire con la decisione della Suprema Corte, che
– come si è visto – non consente più, per gli importi inferiori al limite,
neppure l’iscrizione dell’ipoteca, ponendo finalmente i contribuenti al
riparo da comportamenti troppo disinvolti degli Agenti della Riscossione.

(s.civitareale)

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