Sediva News del 7 aprile 2010

Sul marchio della farmacia – QUESITO

Abbiamo intenzione, per diversi motivi, di registrare il “logo”che
utilizziamo nella comunicazione commerciale ed istituzionale dei
prodotti, dei servizi e – in generale – delle attività della nostra
farmacia. A chi dovremmo rivolgerci? e quanto ci costerebbe?

Se abbiamo ben compreso, Lei vorrebbe proprio registrare il marchio
della Sua farmacia, che, come è noto, costituisce il segno che consente di
distinguere i beni o i servizi prodotti da un’impresa (in questo caso una
farmacia) da quelli delle altre imprese (in questo caso, dalle altre
farmacie e/o esercizi che prestino servizi o commercino prodotti dello
stesso tipo e/o natura).

Più specificatamente, ai sensi dell’art. 7 del Codice della Proprietà
industriale (D.Lgs.vo n. 30/2005), “possono costituire oggetto di
registrazione come marchio d’impresa tutti i segni suscettibili di essere
rappresentati graficamente, in particolare le parole, compresi i nomi di
persone, i disegni, le lettere, le cifre, i suoni, la forma del prodotto o
della confezione di esso, le combinazioni o le tonalità cromatiche, purché
siano atti a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di
altre imprese.”

Ora, la registrazione, attribuendo evidentemente l’uso esclusivo di un
marchio, impedisce l’utilizzazione da parte di altri soggetti dello
stesso marchio o anche di uno simile (meglio, talmente simile da poter
essere confuso con quello registrato…), proteggendo il titolare della
registrazione da qualunque comportamento ingannevole e/o fraudolento da
parte di terzi a danno, qui, della farmacia.

Sennonché, pur essendo certamente lodevole la sola “idea” di registrare un
marchio della farmacia, si tratta tuttavia di un’ operazione piuttosto
lunga e delicata che comunque richiede – lo diciamo subito – l’intervento
di un professionista esperto in proprietà industriale.

Anzi, se guardiamo attentamente, già in fase di creazione del marchio
dovrebbero essere affrontate tutte le problematiche che caratterizzano
nella pratica la fase della registrazione (soprattutto evitando, ad
esempio, di “creare” un marchio già esistente o troppo vicino ad altri già
registrati…) e, quindi, in realtà, fin da ora sarebbe opportuno
l’intervento di quel professionista, anche perché andrebbero chiarite al
più presto, magari in forma scritta, eventuali questioni attinenti al
diritto d’autore sul marchio, che dovrebbe ovviamente afferire senza
equivoci proprio a quella farmacia in quanto tale.

In sede di registrazione, poi, bisognerà anche verificare se non sussistono
i c.d. “impedimenti assoluti” (ad esempio una eccessiva genericità del
marchio che lo privi del carattere distintivo, essenziale per la sua
funzione, oppure una sua certa ingannevolezza per il consumatore che, in
ipotesi, potrebbe essere indotto ad associare al marchio un prodotto
diverso da quello effettivo) ed operare altresì una “ricerca di
anteriorità” , se non altro per controllare eventuali precedenti relativi
allo stesso marchio o ad uno simile.

Come si è accennato, insomma, sia al momento della creazione che in fase di
registrazione è difficile fare a meno della collaborazione di specialisti
del settore che, sulla scorta della loro esperienza professionale, possano
tutelare la farmacia da possibili incidenti di percorso.

Quanto all’Autorità cui rivolgersi per la registrazione, la domanda deve
essere depositata presso una qualsiasi Camera di Commercio, ovvero inviata
per posta all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi.

Il costo “vivo” della pratica consiste nella tassa di registrazione, pari a
101 euro, che è già comprensiva di una classe, vale a dire di una
“categoria” di prodotti ai quali si riferisce il marchio, e, se si tratta
di prodotti compresi in più classi, occorre versare 34 euro per ogni classe
aggiunta; bisogna versare, poi, i diritti di segreteria della C.C.I.A.A.
presso cui si effettua il deposito, pari a 40 euro.

A tasse e diritti, infine, si aggiungono naturalmente le parcelle dei
professionisti.

Quanto al tempo richiesto per la registrazione, nella prassi tra il momento
del deposito della domanda e quello dell’emissione del certificato
intercorre generalmente qualche anno.

Come si vede, in conclusione, la strada da percorrere non è per nulla
semplice, né breve, ed in ogni caso richiedendo comunque competenze
specifiche ed un elevato grado di specializzazione nella materia, è
necessario rivolgersi ad esperti del settore; i costi, è vero,
lieviteranno, ma la farmacia potrà contare sul suo bel marchio registrato,
al riparo perciò da imitazioni e/o contestazioni, che costituisce senza
dubbio uno dei migliori investimenti che un’impresa possa fare.

(f.lucidi)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!