Sediva News del 11 dicembre 2009

Ravvedimento sì, …ma in tempi brevi.

Il ravvedimento operoso, regolamentato per la prima volta dall’art. 14
della l. 408/90, e successivamente disciplinato anche dall’art. 13 del
d.lgs. 472/97, è un istituto finalizzato, come sappiamo, al ripristino
della “legalità violata” in ambito tributario, con il quale il
contribuente, rilevata una propria mancanza, può spontaneamente
regolarizzare ritardi, errori o illeciti fiscali, versando entro il termine
prescritto il tributo non pagato e gli interessi al tasso legale, oltre ad
una sanzione in misura molto contenuta.

Proprio tenuto conto della ridotta consistenza degli oneri accessori
(parliamo di sanzioni e interessi, naturalmente), il ravvedimento si presta
con facilità a porsi nel concreto come una forma di “autofinanziamento” del
contribuente, specie in certi periodi dell’anno caratterizzati da scarsa
liquidità; ma, appunto per ricondurre il ricorso all’istituto in un alveo,
per così dire, di “normalità”, una direttiva dell‘Amministrazione
finanziaria del 30 novembre u.s. avverte che saranno oggetto di analisi
specifiche e tempestive situazioni giudicate “anomale” in relazione ai
comportamenti “normali” del contribuente.

In sintesi, verranno verosimilmente analizzati a tamburo battente i
versamenti degli acconti d’imposta, la cui scadenza è decorsa alla fine di
novembre, per verificarne, in particolare, la corrispondenza dell’ammontare
con quelli di giugno, e così pure i versamenti iva periodici
(presumibilmente con riguardo alla ricorrenza e anche all’entità).

Sul piano operativo, del resto, sarà sufficiente per l’Agenzia richiedere
la stampa della liquidazione iva per periodo (mese o trimestre) ed
accertare l’eventuale omissione di versamento dell’imposta, inibendo per
ciò stesso – questo è il punto – il successivo ricorso del contribuente
inadempiente proprio al ravvedimento operoso, dato che, come abbiamo già
visto altre volte, egli non può avvalersi del rimedio quando la violazione
sia stata già constatata dall’Amministrazione finanziaria oppure siano
comunque iniziati accessi, ispezioni, verifiche, o simili, di cui in ogni
caso il contribuente abbia avuto formale conoscenza.

Insomma, questa preannunciata accelerazione dell’attività di controllo (in
senso lato) espone effettivamente il contribuente al rischio, che dunque
forse non è più soltanto virtuale, di una preclusione definitiva
all’accesso a forme di sostanziale sanatoria (come in pratica è il
ravvedimento operoso), e perciò al pagamento di sanzioni sicuramente più
consistenti.

(p.liguori)

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