Sediva News del 7 dicembre 2009

Il reso di merce nelle vendite “on – line”.

La crescente diffusione della vendite di beni e servizi tramite internet
interessa evidentemente anche le farmacie (lo rileviamo anche dai quesiti
che ci pervengono), che in numero sempre crescente, infatti, collocano i
loro prodotti – nel rispetto, naturalmente, delle norme vigenti, comprese
quelle deontologiche – anche mediante il loro portale elettronico.
Tuttavia, la sola forma di commercio elettronico a cui possa concretamente
essere interessata la farmacia è quella definita comunemente “indiretta”
per la quale – come è noto – l’ordine del prodotto, ed eventualmente anche
il pagamento, avvengono bensì in via telematica, ma la merce viene
inoltrata al domicilio del cliente secondo i canali “tradizionali” di
consegna o spedizione.
Ora, considerato che le vendite on-line sono assimilate ai fini dell’iva a
quelle per corrispondenza, le singole operazioni non sono soggette
all’obbligo di emissione della fattura (a meno che non sia richiesta dal
cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione), e neppure –
diversamente da quanto avverrebbe per una comune vendita effettuata nei
locali della farmacia – all’obbligo di emissione dello scontrino fiscale,
pur se i corrispettivi devono parimenti essere annotati nel relativo
registro, secondo le regole comuni.
Una recentissima risoluzione dell’Agenzia dell’Entrate, prendendo in esame
il problema del trattamento – appunto ai fini iva – delle operazioni di
restituzione (per le ragioni più varie), della merce acquistata da parte
del cliente (ad esempio, per esercizio del diritto di recesso entro il
termine stabilito, ovvero per la presenza di vizi o difetti) con
conseguente rimborso del prezzo a suo tempo corrisposto, ha riconosciuto
che anche nel particolare contesto delle vendite on-line (per le quali,
come appena accennato, la farmacia è invece esonerata dall’obbligo di
emissione dello scontrino fiscale), valgono i chiarimenti resi in passato
(v. Sediva News del 19/04/2005) con riguardo alle procedure c.d. “di reso”
relative ad operazioni certificate da scontrino.
In sintesi, secondo l’Amministrazione Finanziaria, ogni procedura di reso-
merce che consenta di collegare inequivocabilmente l’acquisto originario
del prodotto al reso effettuato, e garantisca che il bene sia stato
effettivamente “ricaricato” in magazzino per la sua re-immissione in
vendita, può ritenersi corretta ai fini del riconoscimento dello “storno”
del corrispettivo restituito al cliente.
In particolare, l’Agenzia delle Entrate ritiene condivisibile una specifica
procedura (proposta da un contribuente nell’interpello che ha dato poi
luogo a questa risoluzione), che riportiamo qui di seguito a titolo
esemplificativo:
– il consumatore invia una mail alla farmacia, specificando il
“codice” dell’articolo oggetto di restituzione;
– successivamente, la farmacia fornisce un “codice di reso”, collegato
al “codice” del prodotto, e provvede al rimborso del relativo prezzo
con accredito sulla carta di credito del cliente, ovvero con bonifico
bancario;
– il sistema informativo memorizza ciascuna operazione consentendo, in
ogni momento, la verifica della corrispondenza tra il rimborso, “il
codice di reso” e “il codice”;
– infine, il “gestionale di magazzino” registra il carico dei prodotti
restituiti, collegati sia al “codice” che al “codice di reso”, e
registra in negativo il corrispettivo rimborsato, che poi confluisce
evidentemente nel totale di giornata da annotare nell’apposito
registro.
Non è certo l’unico procedimento possibile, ma, considerata la “fonte” che
lo indica, vale probabilmente la pena attenervisi.

(f.lucidi)

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