Sediva News del 21 ottobre 2009

Il pagamento in misura ridotta delle sanzioni fiscali

È un tema che trattiamo spesso, ma è opportuno riparlarne ancora una volta
in modo organico, pur se sintetico, perché l’argomento è sempre di grande
interesse e nella pratica abbastanza “frequentato”.
Ravvedimento operoso
E’ l’istituto che consente di regolarizzare le infrazioni – prima che
siano rilevate dal Fisco – commesse in sede di dichiarazione di redditi,
oppure di versamento di imposte con l’applicazione di sanzioni ridotte.
Il ravvedimento non è quindi consentito se la violazione è stata già
formalmente contestata, ovvero quando siano in corso ispezioni o verifiche,
delle quali tuttavia il contribuente abbia avuto rituale conoscenza.
La normativa del d.lgs. 472/97 è stata profondamente innovata con il
recente decreto anticrisi (l. n. 2/2009), che ha ridotto sensibilmente le
sanzioni in precedenza applicabili, anche con riguardo – in ossequio al
principio del c.d. favor rei – a violazioni poste in essere in anni
pregressi.
La sanzione dipende comunque dalla gravità dell’infrazione e, più
precisamente, essa è pari al 2,5% o al 3% dell’imposta dovuta (e non
versata), ove il ravvedimento riguardi omessi o parziali versamenti e
intervenga, nel primo caso, entro 30 giorni dalla data in cui la violazione
è stata commessa (e non rilevata dal Fisco), ovvero, nel secondo, dopo i 30
giorni ma non oltre un anno; è invece pari al 10% dell’imposta dovuta (e
non versata), ove il ravvedimento riguardi la correzione di una
dichiarazione “infedele” e intervenga entro un anno dalla scadenza del
termine di presentazione.
Diversa è l’ipotesi di correzione di meri errori formali, che non incidono
cioè sulla determinazione della base imponibile e/o sul versamento del
tributo, perché qui il ravvedimento non sconta in principio sanzioni, che
tuttavia l’Agenzia delle Entrate può nondimeno irrogare d’ufficio
(nonostante, quindi, il ravvedimento), quando ritenga che l’infrazione, pur
formale, abbia recato nel concreto pregiudizio all’attività di controllo (e
però, attenzione, questa valutazione dell’Amministrazione finanziaria non
può prescindere dallo Statuto dei diritti del contribuente…).
Ricordiamo, infine, che alle somme dovute a titolo d’imposta in dipendenza
del ravvedimento bisogna sempre aggiungere gli interessi legali – nella
misura del 3% annuo – per il tempo trascorso tra la violazione e la data
del versamento.
Preavvisi telematici e cartelle di pagamento
Si tratta delle richieste di pagamento di imposte non versate (quando
ovviamente tale infrazione non sia stata ravveduta) formulate in via
telematica dall’Amministrazione finanziaria (direttamente al contribuente,
ovvero, in caso di sua espressa indicazione, al suo
intermediario/consulente) per errori commessi – di mero calcolo, ad esempio
– in sede di liquidazione dei tributi.
In questo caso le sanzioni sono pari al 10% dell’imposta non versata se il
contribuente provvede al versamento dell’importo richiesto entro 30 giorni
dalla consegna telematica del preavviso; ma salgono anche qui al 30% in
caso di omesso pagamento nei 30 giorni e, naturalmente, di successiva
notifica della cartella di pagamento.
Avvisi bonari e cartelle di pagamento
Sempre quando il contribuente non abbia proceduto al ravvedimento operoso,
e le violazioni siano state rilevate direttamente dall’Ufficio e contestate
con avviso bonario, e riguardino inoltre omessi o carenti versamenti di
imposte (per detrazioni indebite, per bonus fiscali inapplicabili, ecc.),
le sanzioni a suo carico diventano pari al 20%, per salire invece al 30%,
ove non si sia provveduto al pagamento di quanto indicato nell’avviso
bonario e sia stata perciò, anche in tale evenienza, notificata la cartella
di pagamento.
Accertamenti e processi verbali di constatazione
Quando, invece, intervenga una verifica fiscale (senza quindi alcun
preavviso telematico o avviso bonario), ne consegue sempre (anche quando,
perciò, sia negativo) un processo verbale di constatazione, che può
contenere richieste di pagamento di maggiori imposte rispetto a quelle
dichiarate.
Ora, in alcune ipotesi specifiche (reddito di partecipazione non
dichiarato, ad esempio), il contribuente può avvalersi – a decorrere dai
processi verbali consegnati dal 25 giugno 2008 in poi – dell’“adesione
agevolata ai verbali di constatazione” (prevista dalla l. 133/2008), e
consistente evidentemente nell’accettazione integrale del verbale.
Questa “adesione” gli evita le sanzioni pari al 100% dell’importo
accertato, con il versamento, nei successivi 30 giorni, di una somma pari
ad un ottavo (cioè, il 12,50%) dell’importo stesso.
Scaduti inutilmente i 30 giorni, il contribuente può avvalersi del diverso
istituto dell’“accertamento con adesione”, che comunque si applica tuttora
– in via generale – anche in tutti i casi diversi da quelli in cui ci si
può avvalere della figura precedente, e che comporta il pagamento di una
sanzione invece pari ad un quarto (cioè, il 25%) della somma accertata.
Adesione agli inviti al contraddittorio.
Questa è un’ipotesi ancora diversa, e che non si declina con gli istituti
sinora esaminati, pur configurandosi anche qui il pagamento di sanzioni in
misura ridotta (l’istituto, però, opera soltanto a decorrere dal I gennaio
2009, perché anch’esso disciplinato dalla l. 2/2009).
In particolare, il contribuente, sempreché non sia stato raggiunto da un
processo verbale di constatazione, può pertanto aderire spontaneamente ai
contenuti di un c.d. invito al contraddittorio (da parte del Fisco),
versando le somme ivi indicate entro i 15 giorni antecedenti alla data
fissata per la sua comparizione negli uffici dell’Agenzia delle Entrate.
Anche in tal caso, comunque, le sanzioni sono pari ad un ottavo del minimo
e inoltre, a partire dal 29 gennaio 2009, possono essere definite in questo
modo anche le contestazioni relative alle imposte indirette (esclusa
l’Iva), come quelle di registro, catastali, ipotecarie ecc..
Prescrizione e decadenza
Infine, l’azione accertatrice del Fisco per le imposte dirette e per l’Iva
deve essere esperita, come sappiamo, entro determinati termini, e più
precisamente:
– dichiarazione presentata per l’anno 2004: termine di prescrizione
31/12/2009;
– dichiarazione presentata per l’anno 2005: termine di prescrizione
31/12/2010;
– dichiarazione presentata per l’anno 2006: termine di prescrizione
31/12/2011;
– dichiarazione presentata per l’anno 2007: termine di prescrizione
31/12/2012;
– dichiarazione presentata per l’anno 2008: termine di prescrizione
31/12/2013.
Bisogna però aggiungere che, per coloro che non presentarono nel 2002
alcuna domanda di condono tributario, i termini di prescrizione per il 2002
sono ancora aperti e scadono il prossimo 31 dicembre; ma lo stesso vale,
sia pure limitatamente alla sola Iva, anche per chi la sanatoria l’abbia
invece allora richiesta, dato che la Corte Europea di Giustizia ha
dichiarato a suo tempo contrastante con le disposizioni comunitarie la
norma introduttiva del condono con riguardo, appunto, all’imposta sul
valore aggiunto.
Quanto alle altre imposte indirette, la prescrizione opera invece
diversamente, dato che per l’imposta di registro è triennale e decorre
dalla data di richiesta di registrazione, per l’Ici (e per l’imposta
comunale sulla pubblicità esterna) è quinquennale, come per le imposte
dirette e per l’Iva, mentre per la TARSU (tassa smaltimento rifiuti solidi
e urbani) è triennale, diventando però quadriennale in caso di omessa
denuncia.
Questa, quindi, la sintesi delle riduzioni di sanzioni fiscali attualmente
previste, e nella quale dobbiamo perciò tentare di inquadrare al meglio le
nostre singole posizioni.
(f.lucidi)

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