Sediva News del 24 settembre 2009

Detrazioni Irpef 55%: possono beneficiarne anche camini e stufe…

Come è noto, ad eccezione dell’installazione di pannelli solari per la
produzione di acqua sanitaria, gli interventi finalizzati alla
realizzazione di risparmio energetico sugli edifici (che danno diritto alla
detrazione Irpef del 55% della spesa) richiedono ai fini del conseguimento
dell’agevolazione fiscale – come anche recentemente è stato qui ricordato –
due rigorose condizioni, e cioè a) che vengano realizzati su edifici
esistenti, e b) che gli edifici stessi siano dotati di impianti di
riscaldamento funzionanti presenti negli ambienti in cui si realizza
l’intervento.
Se la prima condizione si verifica con facilità anche con riferimento a
situazioni-limite (quali i fabbricati resi temporaneamente inagibili, ad
esempio, per eventi sismici, ovvero i “rustici” da ristrutturare
completamente allo scopo di trasformarli in una abitazione con tutti i
“confort” contemporanei), dato che il presupposto dell’esistenza
dell’edificio risulta pienamente provato dalla sua iscrizione nel catasto o
dalla richiesta di accatastamento (e dal pagamento dell’ICI, se dovuta), la
seconda, in presenza delle medesime condizioni, si realizza meno
agevolmente.
Si pensi appunto al “rustico”, o, se si preferisce, alla casa di campagna,
non ancora dotata di un moderno impianto di riscaldamento ma che è
ugualmente attrezzata con stufe e camini ancora perfettamente funzionanti
ed efficienti, che assicurano in ogni caso una radiazione del calore in
tutta l’abitazione sufficiente per sopportare ragionevolmente anche i
rigori invernali.
Ebbene, in casi del genere il punto è proprio questo: quando si può dire
che nel fabbricato oggetto degli interventi esista già un “impianto
termico” – prima ancora di verificarne il funzionamento – tale da rendere
agevolabile senza alcun dubbio ogni intervento successivo? La questione è
stata affrontata finalmente anche dall’Agenzia delle Entrate in una
recentissima risoluzione che comunque recepisce pedissequamente la
definizione contenuta nel punto 14 dell’allegato A del D.lgs.vo 192/95,
secondo la quale per impianto termico deve intendersi un “impianto
tecnologico destinato alla climatizzazione estiva ed invernale degli
ambienti con o senza produzione di acqua calda per gli stessi usi,
comprendente eventuali sistemi di produzione, distribuzione e utilizzazione
del calore nonché gli organi di regolazione e di controllo; sono compresi
negli impianti termici gli impianti individuali di riscaldamento, mentre…”,
e qui giunge la dolente nota, “…non sono considerati impianti termici
apparecchi quali: stufe, caminetti, apparecchi per il riscaldamento
localizzato ad energia radiante, scaldacqua familiari…”; ma la condizione
non è categorica poiché “…tali apparecchi, se fissi, sono tuttavia
assimilati agli impianti termici quando la somma delle potenze nominali del
focolare degli apparecchi al servizio della singola unità immobiliare è
maggiore o uguale a 15KW.”
Come dire, ci pare: se il sistema di riscaldamento della casa consiste solo
in stufe e camini ma questi, come dicevamo prima, per potenza e
collocazione assicurano parimenti una diffusione del calore sufficiente
(idest: pari o superiore a 15KW, misurati come somma delle potenze nominali
del focolare degli apparecchi) a rendere abitabile la casa anche nei mesi
invernali, la nuova fiammante caldaia a condensazione che manderà in
soffitta la vecchia stufa (o renderà il camino solo l’insostituibile
ingrediente di una sera romantica …) non avrà difficoltà a “catturare” lo
sconto fiscale.
In ogni caso, anche l’Agenzia delle Entrate, proprio nella richiamata
risoluzione, sembra concordare pienamente su questa linea.

(s.civitareale)

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