Sediva News del 14 settembre 2009

la regolarizzazione di colf e badanti

Come si è visto poco fa, dal 1° settembre u.s. è diventata operativa la
procedura di emersione di lavoro irregolare – riguardante soprattutto
“colf” e “badanti” extracomunitari non in possesso di un permesso di
soggiorno lavorativo, ma anche, come vedremo, gli altri lavoratori
domestici “in nero” (italiani, comunitari, extracomunitari) – introdotta
dall’art. 1-ter della legge 102/2009; diamo quindi conto nel dettaglio
degli adempimenti cui sono chiamati i datori di lavoro interessati.
Va detto subito che, contrariamente ai precedenti “decreti flussi” 2007 e
2008, questa volta non sono previste “quote”, e dunque, per ottenere la
regolarizzazione, e sempreché ricorrano le condizioni di legge, è
sufficiente presentare nei termini (dal 1° al 30 settembre 2009, appunto)
la relativa istanza e osservare gli altri adempimenti previsti, senza alcun
timore, perciò, di non poter beneficiare del provvedimento.
La regolarizzazione riguarda i datori di lavoro che occupavano
irregolarmente alla data del 30 giugno 2009, e da almeno tre mesi (e,
perciò, almeno dal 1° aprile 2009), cittadini extracomunitari senza
permesso di soggiorno lavorativo, ma anche – come accennato – cittadini
italiani o comunitari non in regola, ovvero extracomunitari in possesso di
permesso di soggiorno lavorativo ma sempre “in nero”.
Le attività oggetto di regolarizzazione consistono sia nel lavoro domestico
vero e proprio (che, si badi bene, non si esaurisce nelle sole “colf”
perché riguarda in genere tutte le figure professionali ricomprese nel
settore domestico dal relativo CCNL del 13/02/2007, quali cuochi,
giardinieri, autisti, maggiordomi, governanti, addetti ad animali
domestici, etc.etc.), sia, e soprattutto, nell’attività di assistenza a
persone non autosufficienti (c.d. “badanti”), peraltro anch’essa
disciplinata dal CCNL sul lavoro domestico.
Fatta questa premessa, analizziamo l’ipotesi, evidentemente assai più
rilevante e frequente, di regolarizzazione dell’extracomunitario
“clandestino” e poi, in breve, anche quella di regolarizzazione degli altri
lavoratori sopra indicati.
Lavoratori extracomunitari senza permesso di soggiorno lavorativo. Tali
sono, per intenderci, non soltanto quelli presenti illegalmente in Italia,
ma anche quelli muniti bensì di permesso di soggiorno che non consenta però
loro di prestare attività lavorativa, come, ad esempio, un visto turistico.
La sanatoria, come del resto è intuitivo, non può essere richiesta per gli
stranieri espulsi per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello stato e
per terrorismo, né per quelli che risultino segnalati nel sistema
informativo Schengen, o che siano condannati per uno dei reati che
comportino l’arresto in flagranza. Per mettere in regola costoro, ove non
si tratti di “badanti” ma, ad esempio, di “colf”, il datore di lavoro deve
possedere per l’anno 2008 un reddito imponibile non inferiore a 20mila euro
annui, che sale a 25mila euro in caso di nucleo familiare composto da più
soggetti conviventi percettori di reddito.
Per le “badanti”, invece, non è richiesta alcuna condizione reddituale e
però è essenziale acquisire la certificazione medica (da un medico di base
o dalla A.S.L.) che attesti la non autosufficienza della persona per la
quale viene richiesta l’assistenza (che può essere, beninteso, oltre al
datore di lavoro stesso, anche un suo familiare, non necessariamente
convivente). Per ciascun nucleo familiare, inoltre, la regolarizzazione non
può riguardare più di una unità per il lavoro domestico e non più di due
unità per l’assistenza a soggetti non autosufficienti, considerando altresì
che, se queste due unità si dedicano ad una sola persona, la certificazione
medica deve attestare anche tale specifica necessità. In ogni caso, per
ambedue le figure lavorative il datore di lavoro si deve impegnare a
corrispondere al lavoratore una retribuzione non inferiore a quella
prevista dal vigente CCNL ed a garantirgli un orario lavorativo non
inferiore alle venti ore settimanali.
L’opportunità della regolarizzazione, tuttavia, va valutata anche con
riguardo alla responsabilità che il datore di lavoro assume circa la
sistemazione abitativa della “colf” e/o della “badante”: nel contratto di
soggiorno da stipulare successivamente alla domanda, infatti, devono essere
indicati i dati relativi all’alloggio del lavoratore (se, cioè, questi
conviva con il datore di lavoro gratuitamente, o subisca una trattenuta
dallo stipendio per l’alloggio da lui messo a sua disposizione, oppure sia
alloggiato altrove in affitto, e in tal caso a carico di chi è posto
quest’ultimo, ecc…); con lo stesso contratto di soggiorno, poi, il datore
di lavoro si assume anche l’impegno del pagamento delle spese di viaggio
per il rientro del lavoratore nel paese di provenienza laddove costui fosse
colpito da un provvedimento di espulsione.
Quanto agli adempimenti concreti richiesti dal procedimento di
regolarizzazione, il primo passo consiste nel pagamento di un contributo
forfetario di 500 euro per ciascun lavoratore regolarizzato – somma che,
detto per inciso, non viene rimborsata in caso di mancata presentazione
della domanda e non è fiscalmente deducibile – da liquidare allo sportello
in banca o alla posta, ovvero in via telematica con un F24 “dedicato” e
contenente, tra l’altro, gli estremi di un documento identificativo del
lavoratore; successivamente dovrà essere presentata un’apposita domanda,
sempre con modalità telematiche (mediante uno specifico software reperibile
presso il sito del Ministero degli Interni), allo Sportello Unico per
l’Immigrazione; per ogni istanza inviata il sistema “risponderà”
successivamente con una ricevuta recapitata all’indirizzo e-mail indicato
dal datore di lavoro all’atto di registrazione sul sito; la ricevuta è
molto importante perché attesta l’avvenuto accoglimento dell’istanza e
dovrà esserne anche consegnata una copia al lavoratore per provare, in caso
di controllo, che è stata appunto presentata la domanda di emersione.
Una volta esaminata la dichiarazione di emersione e fatti gli opportuni
riscontri sullo status del lavoratore, lo Sportello Unico convoca le parti
(datore di lavoro e lavoratore) per la stipulazione del contratto di
soggiorno e per la presentazione della richiesta del permesso di soggiorno
per lavoro subordinato; in quell’occasione (cui è bene non mancare se ci
preme la sanatoria …) è essenziale esibire sia la ricevuta del pagamento
del contributo forfetario di 500 euro, sia le prescritte certificazioni
mediche per le “badanti” e anche la ricevuta di invio telematico
dell’istanza; dopo la stesura del contratto di soggiorno è necessario
infine effettuare – entro le ventiquattro ore successive – la comunicazione
obbligatoria di assunzione all’INPS (a questo proposito, grazie ad un
intesa con l’INPS, sarà presente in ogni Sportello Unico un operatore
dell’Istituto).
E dato che, come è evidente, il contratto di soggiorno dovrà essere
concluso e sottoscritto in sede di convocazione presso lo Sportello Unico,
a quel momento il datore di lavoro dovrà avere chiari tutti gli elementi
del rapporto, ivi compresa la sistemazione abitativa del lavoratore e il
suo inquadramento contrattuale, che dovrà naturalmente essere adeguato alle
mansioni svolte.
La dichiarazione di emersione determina la rinuncia ad eventuali precedenti
domande avanzate con i decreti flussi del 2007 e del 2008 e comporta la
sospensione di qualsiasi procedimento penale e amministrativo a carico del
lavoratore extracomunitario e del datore di lavoro per i reati e per gli
altri illeciti riguardanti le violazioni delle norme relative all’ingresso
e soggiorno nel territorio nazionale; e comunque, la sottoscrizione del
contratto di soggiorno, congiuntamente alla comunicazione obbligatoria di
assunzione all’INPS ed il rilascio del permesso di soggiorno, ne determina,
per il datore di lavoro e per il lavoratore extracomunitario, la definitiva
estinzione.
Lavoratori italiani e comunitari. Per i lavoratori italiani e per quelli
comunitari, ai quali sono assimilati, come si è visto, gli extracomunitari
con valido permesso di soggiorno lavorativo (ma al momento impiegati “in
nero”), la regolarizzazione avviene mediante una comunicazione da inoltrare
all’INPS, che vale anche come comunicazione obbligatoria di assunzione. E’
importante sapere che per le “colf” e le “badanti” italiane e comunitarie
non è necessario né il possesso di un reddito minimo per il datore di
lavoro né il rispetto di un orario minimo di lavoro, e neppure la
certificazione sullo status di non autosufficienza della persona assistita,
e quindi, ai fini della sanatoria, è in tal caso sufficiente la sola
volontà del datore di lavoro di far emergere il “lavoro nero”; per gli
extracomunitari, invece, permane l’obbligo di redigere e trasmettere il
contratto di soggiorno allo Sportello Unico, con le annesse indicazioni
riguardanti le condizioni abitative del lavoratore e l’impegno per il
datore di lavoro di pagamento delle spese di rimpatrio.
(gio.bacigalupo)

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