Le comunicazioni alla p.a. degli atti societari – QUESITO (seconda parte).

Ma spingendo l’indagine ancor più oltre, e soffermandosi soprattutto sulla
natura della sanzione prevista nel III comma (la “sospensione del
farmacista dall’Albo professionale per un periodo non inferiore ad 1
anno”), viene anzi da sospettare – pur andando ulteriormente contro il
dato testuale – che le condotte punite così severamente (quanto
ineludibilmente, dato che l’Ordine, se non archivia, non può non irrogare
quella sanzione) possano essere solo quelle imputabili direttamente e
personalmente ai soci in quanto farmacisti, e non invece quelle ascrivibili
direttamente alla società (e dunque alla sua soggettività, che è
indiscutibilmente autonoma) e soltanto indirettamente ai soci in quanto
legali rappresentanti o amministratori; un sospetto avvalorato anche dalla
sequenza ipotizzata subito dopo nella disposizione (“se è sospeso….; se
sono sospesi …”).

Diversamente, del resto, quando l’inosservanza riguardi precetti imposti
appunto alla società come tale (e parliamo evidentemente, in particolare,
proprio degli obblighi di “comunicazione” di atti societari) finirebbero
spesso per essere sospesi dall’Albo per un anno tutti i soci, perché nelle
snc sono amministratori generalmente tutti i soci, e nelle sas lo sono sì i
soli accomandatari, che però sono anche i soci dominanti, talché – nelle
une come nelle altre – l’inadempimento ad una semplice formalità, magari
banalissima, potrebbe paralizzare tout court la società trascinando la
farmacia sociale in un’inquietante gestione commissariale (tra l’altro, una
sproporzione tanto manifesta tra lo scarsissimo peso di alcune di queste
inadempienze e le loro conseguenze, così corpose e trasversali,
susciterebbe più di un dubbio, persino, di legittimità costituzionale).

Insomma, la misura sospensiva per un anno dalla professione può ritenersi
con qualche fondamento circoscritta alle già cospicue fattispecie previste
nell’art. 7 e nel I comma dell’art. 8, ma non affatto invocabile –
nonostante il peso dello sciagurato testo della disposizione incriminatrice
sul piano deontologico – per la mancata o intempestiva “comunicazione” di
alcun atto statutario, perchè, tirando ora le fila:
– l’ambito strettamente disciplinare della sanzione fa pensare che questa
non possa intervenire quando si tratti di adempimenti imposti alla
società in quanto tale, ma soltanto per l’inadempimento a precetti posti
direttamente e personalmente a carico dei soci in quanto farmacisti, tra
i quali indubbiamente non rientra quello di “comunicare” lo “statuto” e
le sue “variazioni”.
– dell’originario atto costitutivo/statuto, poi, almeno l’Asl (e talora
anche il Comune o la Regione) ha piena conoscenza ancor prima del
rilascio della titolarità e dunque, se l’ “autorizzazione alla gestione
della farmacia “ viene assentita, vuol dire che tutti i controlli hanno
dato un riscontro positivo e che pertanto è inutile un’ulteriore
“comunicazione” dello “statuto”;
– infine, e soprattutto, nessuna successiva “variazione statutaria” postula
– come si è visto – un’“autorizzazione” da rilasciare, e perciò i 60
giorni non possono neppure avviare il loro decorso, rendendo così
impossibile – guardando al II comma dell’art. 8 (che non possiamo
facilmente sostituire con una disposizione che non c’è) – un’autentica
inosservanza dell’obbligo di “comunicazione”;

Quanto alla fattispecie del quesito, c’è stato in sostanza un semplice
“rimpasto” all’interno della compagine sociale, i cui componenti sono
addirittura rimasti gli stessi e sono variate soltanto le quote da ciascuno
di loro possedute: eppure, anche questa è una “variazione” dello “statuto”
(tanto è vero che deve essere anch’essa formalizzata ed iscritta, ai fini
della prevista sua pubblicità, nel Registro delle Imprese), e perciò, se
il Presidente di quell’Ordine – seguendo una linea interpretativa
straordinariamente formalista – ne contestasse la ritardata
“comunicazione” avviando quindi il procedimento disciplinare (come
sembrerebbe sua intenzione…), tutti e tre i soci rischierebbero seriamente
la sospensione dall’Albo e la farmacia sociale, quindi, la conduzione di
un commissario, conseguenze ambedue molto poco accettabili per una
“variazione” del genere, priva com’è del benché minimo rilievo sotto
qualunque aspetto oltre che pacificamente estranea alla sfera
professionale .

Deve nondimeno preoccupare sul piano generale la posizione che, specie
in ipotesi meno insignificanti di questa, potrebbe assumere qualche Ordine
magari un po’ “integralista” o semplicemente timoroso – ove “ometta di
iniziare il procedimento disciplinare su richiesta” dell’autorità
sanitaria – di vedersi sostituire nel potere disciplinare proprio da
quest’ultima (come del resto prevede l’art. 48 del DPR n. 221/50); quindi
è importante che anche gli Ordini sappiano accortamente discernere i casi
in cui può essere veramente applicabile il III comma dell’art.8 (senza
dimenticare che anche in tali evenienze devono comunque essere assicurate
all’ “incolpato” tutte le garanzie che ineriscono ad un procedimento
disciplinare), da quelli dove invece la sanzione non può essere
plausibilmente irrogata.

Prima o poi, tuttavia, tutti i dubbi dovrebbero essere chiariti dalla Comm.
Centr. E.P.S. e più ancora dalla Cassazione (se non li risolverà
direttamente il legislatore, come sarebbe opportuno, in qualche prossimo
provvedimento di riordino); nell’attesa, c’è da augurarsi che quelle
quattro amministrazioni pubbliche esercitino con saggezza (e con il buon
senso cui accennavamo all’inizio) i loro poteri, ma anche che da parte
loro i farmacisti – perché no? – facciano di tutto per non mettere
inutilmente a disagio l’Ordine di appartenenza (“costringendolo” a
dubitare se procedere o meno sul versante deontologico) neppure per le
“variazioni” statutarie, trasmettendone quindi “copia” (che non crediamo
debba necessariamente essere autentica) entro il 60° giorno dalla loro
approvazione, perché bisogna ricordare che tutte le “variazioni”
statutarie delle società di farmacisti (proprio perché non subordinate,
quanto all’efficacia, ad alcun atto di autorizzazione) producono i loro
effetti immediatamente, cioè dalla data stessa del rogito o della
scrittura privata autenticata che le contiene.

(g.bacigalupo)

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