Le comunicazioni alla p.a. degli atti societari – QUESITO (prima parte).

La nostra snc è stata costituita nel 2000 da tre farmacisti ad 1/3
ciascuno, ma 6 mesi fa c’è stato un passaggio interno di quote, nel senso
che oggi uno possiede il 50%, un altro il 49% e il terzo l’1%. La
comunicazione di queste cessioni di quote è però avvenuta soltanto ora e
quindi oltre il termine di 60 gg. previsto dalla legge, e un consigliere
dell’Ordine mi ha anticipato che il Presidente sta per avviare un
procedimento disciplinare.

Per la terza volta (per quanto ne sappiamo) un Ordine deve decidere se
sottoporre o non sottoporre dei farmacisti-soci al giudizio disciplinare
per la mancata (o, come nel quesito, semplicemente ritardata)
“comunicazione” di un atto societario; nelle altre due circostanze ci
risulta che abbia prevalso il buon senso (vedremo poi sotto quali
profili) con l’archiviazione dei “casi”, mentre qui l’aria sembrerebbe
diversa.

E’ però opportuno riportare preliminarmente il quadro delle norme di
riferimento essenziali ai fini della nostra analisi e che sono le due
seguenti disposizioni della l. 362/91:
– art. 8, II comma: “Lo statuto delle società di cui all’art. 7 ed ogni
successiva variazione sono comunicati alla Fofi nonché all’Assessore Sanità
della competente Regione o Provincia autonoma, all’Ordine provinciale dei
farmacisti e alla Unità Sanitaria Locale competente per territorio, entro
60 gg. dalla data dell’autorizzazione alla gestione della farmacia”;
– art. 8, III comma: “La violazione delle disposizioni di cui al presente
articolo (tra le quali dovrebbe perciò rientrare anche quella contenuta nel
II comma appena riportato) e all’art. 7 comporta la sospensione del
farmacista dall’Albo professionale per un periodo non inferiore ad 1 anno.
Se è sospeso il socio che è direttore responsabile, la direzione della
farmacia gestita da una società è affidata ad un altro dei soci. Se sono
sospesi tutti i soci, è interrotta la gestione della farmacia per il
periodo corrispondente alla sospensione dei soci. L’autorità sanitaria
competente nomina, ove necessario, un commissario per il periodo di
interruzione della gestione ordinaria, da scegliersi in un elenco di
professionisti predisposto dal consiglio direttivo dell’ordine provinciale
dei farmacisti”.
Già all’indomani, tuttavia, dell’entrata in vigore della “legge di
riordino” questo nuovo mini-sistema sanzionatorio apparve a tutti un po’
misterioso, e insieme preoccupante, per la difficile lettura di alcuni
suoi passaggi e anche per l’indubbia gravità (con serie possibili
conseguenze, come abbiamo appena letto, altresì sulla farmacia sociale)
della sanzione disciplinare, la quale, oltretutto, non soltanto scatterebbe
spesso quasi automaticamente, ma riguarderebbe fatti e comportamenti
ampiamente diversi tra loro e relativi in parecchi casi – specie in tema di
“comunicazioni “ dello statuto e delle sue “variazioni” – a momenti di
vita della società di mero rilievo formale o comunque ad efficacia
puramente interna.
Il pericolo, dunque , che il mini-sistema possa implodere è consistente, ed
il fatto riassunto nel quesito può essere un segnale.

Ora, la ratio delle comunicazioni degli atti societari alle quattro
amministrazioni pubbliche è quella di permettere, soprattutto alla Asl e
all’Ordine, una verifica tempestiva, da un lato, dell’osservanza delle
prescrizioni imposte dall’art. 7 alle società come tali (ridotte peraltro
dall’art. 5 del decreto-Bersani del 2006 sia nel numero che
nell’importanza e oggi riguardanti segnatamente l’oggetto esclusivo della
società, la direzione della farmacia sociale, ed il limite di quattro
farmacie) e, dall’altro, del rispetto da parte dei soci uti singuli del I
comma dello stesso art. 8 (quello che contempla le varie figure di
incompatibilità ampiamente già esaminate anche in questa Rubrica).

Se così è – come sembra indubitabile, tenuto conto anche del ridotto
termine di 60 giorni – a noi pare che, nonostante il testo infelice del II
comma dell’art. 8, non “ogni successiva variazione” dell’ atto
costitutivo/statuto di una società (la norma si riferisce negligentemente
al solo “statuto” di cui il codice civile neppure parla, mentre ignora del
tutto l’ atto costitutivo, che è invece irrinunciabile in una società di
persone regolare, anche se per lo più quello originario contiene
giustamente – al tempo stesso – sia l’ “atto di nascita” che le regole di
funzionamento della società rendendo così agevole, quanto ortodosso,
definirlo proprio “atto costitutivo/statuto”) debba considerarsi soggetta
all’obbligo di “comunicazione”, e che sia invece ragionevole ritenere
sottratti a tale adempimento, in primo luogo, tutti quelli che contengano
“variazioni” sicuramente estranee all’ambito di operatività sia dell’art. 7
che del I comma dell’art. 8 della l. 362/91, come, ad esempio, la modifica
della sede legale, della durata, delle persone degli amministratori, della
forma (da snc a sas, o viceversa), della quota di possesso del capitale da
parte dei soci senza il subingresso di nuovi soci (come nel Suo caso),
ecc…

Ci rendiamo conto che si tratta di un distinguo difficile in qualche
eventualità e non propriamente omologabile alla lapidarietà della norma
contestata; se però si resta proprio al testo della disposizione, e si
considera che i 60 giorni decorrono espressamente “dalla data
dell’autorizzazione alla gestione della farmacia”, dobbiamo addirittura
pensare che l’inosservanza (o la tardività) della “comunicazione” non
possa generalmente essere nel concreto sanzionata per nessuna “variazione”
statutaria, dato che per le mere “variazioni” il dies a quo del prescritto
termine di 60 giorni non può certo essere né la “data dell’autorizzazione
alla gestione della farmacia”, né quella di un qualsiasi altro
provvedimento.

Il sistema, infatti, contempla il rilascio di un’ autorizzazione alla
società (e si tratta per l’appunto di quella “alla gestione della farmacia”
di cui parla il II comma dell’art.8) soltanto in sede di riconoscimento a
suo nome della titolarità di un esercizio, e quindi solo a seguito della
formazione dell’atto costitutivo/statuto originario, e non perciò in
dipendenza di una sua qualunque successiva “variazione” (salve le rare
ipotesi in cui questa si renda necessaria per estendere l’atto originario
alla seconda e/o terza e/o quarta farmacia).

E’ vero che a talune “variazioni” dello “statuto” – una volta “comunicate”
alle quattro amministrazioni – la prassi fa spesso seguire (in
particolare, da parte dell’Asl o del Comune) una “presa d’atto”, che però
è una figura che nella disciplina sul servizio farmaceutico
(differentemente da quanto le norme prevedono in altri settori, come, ad
esempio, in quello del commercio di beni usati di valore storico) può
risolversi – al più – in un atto di accertamento dichiarativo , senza
pertanto alcuna efficacia costitutiva, cosicché la “presa d’atto” non ha
qui contenuto autorizzatorio , né forza provvedimentale, e comunque non può
mai rivelarsi quell’ “autorizzazione alla gestione della farmacia” il cui
rilascio soltanto può far decorrere i fatidici 60 giorni.
(continua)

(g.bacigalupo)

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