Sediva News del 31 luglio 2009

Le picconate dell’Antitrust – QUESITO

Sulle nostre riviste appaiono recentemente continui interventi
dell’Antitrust contro le farmacie; quale può essere il loro peso?

Per la verità, è ormai da tempo (prima e dopo i decreti-Bersani) che
l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (tutrice sia degli
operatori economici che, da qualche anno, anche dei consumatori)
“bacchetta” spesso settori produttivi, commerciali e professionali, perché
– a suo dire – disciplinati in Italia da norme ingiustificatamente
restrittive della concorrenza, che potrebbero innescare o consolidare
pericolosi fenomeni di sostanziale monopolio (in questi giorni è entrata
nel suo mirino perfino la Lega Calcio, sospettata di abuso di posizione
dominante per aver bandito una finta asta per i diritti TV per il calcio,
che sarebbe diretta in realtà a favorirne la concentrazione nelle mani di
Sky e Mediaset; e ora tocca alla Sisal…).
Dalle critiche dell’Antitrust si salvano del resto in pochi, dato che ce
n’è per tutti: banche, compagnie assicurative, servizi pubblici,
distributori di carburante, medici di base, ecc…, e, come sempre, notai e
farmacie, essendo notoriamente contingentato nel nostro ordinamento sia il
numero dei primi che quello delle seconde.
Anzi, con riguardo al settore farmaceutico le “criticità” oggi
riguarderebbero (ricordiamo tutti le censure mosse anni fa addirittura al
primo testo del codice deontologico predisposto dalla FOFI….) anche la
produzione dei medicinali e le prescrizioni mediche (in ispecie dei farmaci
equivalenti), oltre che la distribuzione al dettaglio, in ordine alla
quale, in particolare, le ripetute segnalazioni dell’Authority puntano
l’indice (con qualche eccesso forse di integralismo) contro parecchi
pilastri e pilastrini del nostro sistema farmacia.
Si tratta naturalmente del persistente numerus clausus degli esercizi,
delle piante organiche, dei limiti di distanza, della solita riserva della
titolarità ai farmacisti, delle limitazioni di giornate ed orari di
apertura, ecc…, pur se le picconate si rivolgono anche, si badi bene,
contro il “vincolo imposto al cumulo delle licenze in capo ad un medesimo
soggetto” (che l’ Antitrust, infatti, ricorda essere “ancora oggi previsto
nel numero massimo di quattro”, dimenticando così, però, che questo è un
numero limite introdotto da non più di tre anni e comunque riguarda le sole
società di farmacisti, e non il titolare individuale, tuttora “vincolato”
all’ unica farmacia).
Da ultimo, torna ancora una volta all’attenzione dell’Antitrust il problema
delle parafarmacie, nei cui confronti – secondo la Relazione annuale di
Catricalà al Parlamento – si prefigurerebbero scenari a dir poco
restrittivi, configurandosi in questo momento il rischio dell’“approvazione
di riforme che riportino indietro le lancette dell’orologio ripristinando
di fatto il monopolio della farmacia tradizionale”; francamente, però,
questo sembra un grido d’allarme un po’ frettoloso, perché dal testo dei
disegni di legge ora all’esame del Senato non emergeranno forse grandi
prospettive “espansionistiche” per le parafarmacie, ma neppure, ci pare,
vere contrazioni delle loro sfere di vendita (pur se – stando alle prime
norme delegate sulla “competitività” e perciò anche sulla “farmacia dei
servizi”, fulmineamente redatte dal Governo – sembrerebbero giustamente
destinate a chiamarsi diversamente e a togliere la croce verde).
Ora, uno scrutinio in sede europea (anche qui a salvaguardia sia della
concorrenza che degli interessi dei consumatori) di almeno uno di quei
nostri capisaldi – parliamo evidentemente della “farmacia al farmacista” –
c’è già stato e si è definito come tutti sappiamo, e altri ben presto ne
seguiranno in relazione ad ulteriori principi fondanti , per concludersi
magari, perché no?, allo stesso modo.
Senonchè, tutto questo interessa poco all’ Antitrust, perché anch’essa –
come le altre Authority nazionali si rivolge alle sole vicende domestiche
e quindi, per quanto la riguarda, soltanto alle intese, agli abusi di
posizione dominante e alle concentrazioni di imprese che interessano il
mercato interno, tant’è che, ove da una “fattispecie al suo
esame”
emergano profili di contrasto con disposizioni di Trattati UE, deve
informarne la “consorella” Commissione delle Comunità europee, potendo
continuare ad occuparsene solo “per gli eventuali aspetti di esclusiva
rilevanza nazionale”.
In ogni caso, nel quadro dei suoi obiettivi istituzionali (assicurare la
pari opportunità tra gli operatori economici e tutelare i consumatori),
l’Antitrust può: a) adottare decisioni (anche sanzionatorie, come in un
recente caso riguardante le farmacie teramane); b) avviare indagini
conoscitive e c) trasmettere segnalazioni.
E sono proprio questi, per rispondere ora al quesito, i poteri di cui
la
nostra Antitrust (che, beninteso, è indipendente dall’Esecutivo) può
disporre, e dei quali qui ci interessano soprattutto le segnalazioni (di
queste si è infatti parlato sin qui), perché è appunto con esse che l’
Authority – come si è visto – sta motu proprio denunciando a Parlamento e
Governo gli assetti normativi di diritto positivo che ritiene distorsivi
(della concorrenza e/o del corretto funzionamento del mercato) e non
giustificati da esigenze di interesse generale, tentando così di provocarne
l’adozione di provvedimenti, legislativi e/o amministrativi, il più
possibile conformi alle sue istanze (ad esempio, il Garante ascrive anche a
sé i meriti della recente liberalizzazione di OTC e SOP….).
Ma il problema per l’Antitrust è proprio quello della perdurante povertà –
sotto questo aspetto, per così dire, de jure condendo – dei mezzi a
disposizione, che non le consentono infatti null’altro che meri, pur se
certo autorevoli, “suggerimenti” a Senato, Camera, Governo e Ministri vari,
i quali non possono pertanto subire autentici vincoli – giuridici e/o
politici – per effetto di queste segnalazioni; ed è appunto questo che, in
una di esse, l’ Authority lamenta espressamente, invocando il
riconoscimento – al ricorrere di certi presupposti – quantomeno di “una
speciale legittimazione ex lege ad impugnare… l’atto amministrativo in
contrasto con la disciplina della concorrenza e del mercato”.
Ma, per il momento, le cose stanno così, pur se recentemente – anche,
forse, per la grande tenacia del Presidente dell’Antitrust e dei suoi
uomini, oltrechè per la frequenza e ponderosità degli interventi –
l’indirizzo politico e, per ciò stesso, la classe dominante (che lo
determina) non sembrano più tanto insensibili alle sue segnalazioni.
(g.bacigalupo)

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