Sediva News del 27 luglio 2009

Indeducibile la liquidazione una tantum al coniuge separato o divorziato.

La corresponsione in caso di separazione o di divorzio di un importo una
tantum(in luogo di un assegno periodico) a seguito della decisione del
giudice non dà diritto ad alcuna deduzione dal reddito personale per il
coniuge sul quale grava l’obbligazione, come peraltro la somma non è
tassabile per il coniuge che la riceve. Il chiarimento definitivo, ma
francamente nessuno poteva nutrire grandi dubbi al riguardo, giunge da una
recentissima risposta dell’Agenzia delle Entrate resa a seguito dell’
interpello di un contribuente.
Come è noto, in base al T.U.I.R. se, da un lato, sono deducibili “gli
assegni periodici corrisposti al coniuge … in conseguenza di separazione
legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di
cessazione dei suoi effetti civili nella misura in cui risultano da
provvedimenti dell’autorità giudiziaria” (art. 10, comma 1, lett. c), nella
stessa misura tali assegni sono imponibili quali redditi assimilati a
quelli di lavoro dipendente in capo al coniuge beneficiario (art. 50, comma
1, lett. i): ed infatti, la periodicità del versamento “assimila” gli
assegni stessi ad una retribuzione periodica stabilita a tempo
(potenzialmente anche a vita), pur se in assenza di qualunque collegamento
con prestazioni lavorative.
La liquidazione, invece, di una somma una tantum – prevista dalla legge
sul divorzio (legge 898/70) come modalità alternativa a quella del
riconoscimento di un assegno periodico – non ha natura reddituale, perché
rappresenta sostanzialmente una transazione in ordine alle pregresse
posizioni dei coniugi che interviene, pertanto, a titolo definitivo (tanto
è vero che in tal caso non può essere proposta dal coniuge beneficiario, ma
neppure dal coniuge onerato, alcuna successiva domanda giudiziaria di
contenuto economico) ; sicché la corresponsione in unica soluzione, pur
avendo la stessa funzione dell’ assegno periodico (quella, cioè, di
regolare i rapporti patrimoniali tra i coniugi derivanti dalla separazione
o dal divorzio), vi si differenzia perché sistema la questione tra i
coniugi,per così dire, una volta per tutte (al punto che, si badi bene, il
coniuge così, diciamo, “liquidato”, nell’ipotesi di decesso dell’altro, non
partecipa – in caso di intervenuto divorzio – all’eventuale pensione
indiretta o a quella di reversibilità), mentre, come sappiamo, per
l’assegno periodico, essendo il suo ammontare stabilito sulla base della
situazione esistente al momento della domanda giudiziale, resta sempre
aperta la possibilità di una sua revisione in aumento o in diminuzione
(oltre a dar diritto al coniuge che ne è beneficiario di ricevere la
pensione indiretta o quella di reversibilità, che – in caso di divorzio –
gli spetterà tuttavia soltanto in misura ridotta ove il coniuge deceduto
abbia contratto in vita un secondo matrimonio).
Quindi, per tornare al cuore del problema, ogni volta che, in caso di
separazione o di divorzio , i rapporti patrimoniali tra i coniugi vengono
definiti sulla base di una somma una tantum, dato che, da un lato, non ci
può essere nulla da tassare (a carico del beneficiario), neppure,
dall’altro, può esserci alcunché – se si vogliono evitare pericolosi “salti
d’imposta” – da dedurre (per il coniuge onerato).
Naturalmente la stessa conclusione – precisa ancora l’Agenzia delle Entrate
– vale anche nel caso in cui l’importo da liquidare una tantum non sia
corrisposto in un’unica soluzione ma in un numero definito di rate,
risolvendosi questa, infatti, in una semplice modalità di pagamento della
somma che, per quanto detto, non può quindi modificarne la natura in
assegno periodico.
(f.lucidi)

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