Sediva News del 12 luglio2009

Il delicato ruolo dell’Ordine nel procedimento di revisione delle p.o. –
QUESITO

Per la seconda volta negli ultimi sei anni, l’Ordine ha espresso parere
favorevole –aderendo semplicemente alla proposta del Comune –
sull’istituzione di una farmacia in soprannumero, pur non ricorrendone i
presupposti; fortunatamente anche ora la Regione non ha accolto la
proposta, ma temo che il tentativo verrà ripetuto e vorrei sapere quale
deve essere la linea che in questi casi l’Ordine deve seguire.

In tema di distribuzione delle farmacie sul territorio, la normativa
statale prescrive il parere (anche) dell’Ordine dei farmacisti competente
soltanto in caso di decentramento di sede “su domanda del titolare della
farmacia” (art. 5, II comma, l. 362/91) e, appunto, in caso di istituzione
di sedi soprannumerarie (art. 104, I comma, T.U. San., come sostituito
dall’art. 2, I comma, della l. 362/91), ma le leggi regionali generalmente
lo prevedono sull’intero provvedimento di revisione della pianta organica.
Si tratta comunque di un parere obbligatorio anche se – non diversamente
da tutti gli autentici pareri – non vincolante, come peraltro sono
obbligatori, ma non vincolanti, anche quelli del Comune, dell’Asl ed
eventuali altri.
Senonchè, in queste evenienze l’Ordine – al pari, d’altronde, di questi
ultimi – non può/non deve avere una vera e propria “linea” da seguire (e
in ogni caso non certo la “linea” che il quesito sembra auspicare …),
perché, anche ove sia chiamato al compimento di atti di amministrazione
consultiva (sono invece di amministrazione attiva, ad esempio, tutti
quelli inerenti alla tenuta dell’Albo), resta (e non potrebbe essere
altrimenti) l’organismo istituzionale di tutela dei farmacisti considerati
come categoria professionale (ed è esattamente in tale veste, del resto,
che l’art. 3 del d.l.cps 233/46 gli assegna, tra gli altri, il compito di
“dare il proprio concorso alle Autorità locali nello studio e
nell’attuazione ecc…”).
Per ciò stesso, quindi, l’Ordine è l’ente esponenziale e rappresentativo
di tutti i farmacisti, titolari e non titolari di farmacia, che pertanto –
in qualche specifica vicenda (proprio come quella posta nel quesito) –
potrebbero tranquillamente anche rivelarsi in contrasto di interessi tra
loro (va da sé, infatti, che i titolari possono non gradire una farmacia
in più, mentre i non titolari possono ambire al risultato opposto…), senza
che questo possa però minimamente incidere sulla sua piena legittimazione
ad esprimere il parere.
Inoltre, e soprattutto, pur se nell’esercizio di questo suo ruolo
irrinunciabile, l’Ordine può/deve qui equiordinarsi con gli altri enti e/o
organi consultivi (e l’equiordinazione esclude per definizione qualunque
subordinazione…) per un esaustivo (sotto i vari aspetti) svolgimento del
procedimento di revisione della p.o., al fine precipuo della migliore cura
dell’interesse pubblico sotteso al provvedimento finale (che, come
sappiamo, è l’assistenza farmaceutica sul territorio), ma sempre nel
rispetto – ecco il punto – del vigente sistema-farmacie.
Proprio per questo, allora, anche il parere dell’Ordine deve farsi carico
di esaminare la proposta comunale (dato che, nonostante il dettato
normativo, nella pratica è sempre il Comune, e non la Regione, a formare la
proposta su cui poi le altre amministrazioni consultive diranno la loro)
guardando con ponderazione altresì al “possibile giuridico” del suo
contenuto, senza quindi poter trascurare, per restare al tema proposto,
anche una qualche verifica circa la sussistenza – magari soltanto nelle
mere enunciazioni della proposta, e dunque su base semplicemente
documentale – delle condizioni applicative dell’art. 104 T.U.
Ben diversamente, esprimere un parere “tout court” positivo o negativo
(questo, infatti, è quel che talora è dato vedere), senza spiegare alcunché
o giù di lì, può significare per l’Ordine abdicare sostanzialmente alla
funzione pubblica di cui è attributario, e non rendere perciò (conseguenza
ancor più seria) un servizio ad alcuno, esponendosi anzi, in qualche
circostanza, anche al rischio di vedere un suo parere espressamente
accantonato dalla Regione proprio perché in effetti “non parere” (ne
costituisce esempio non meraviglioso, per citare un caso di questi giorni,
l’ultimo provvedimento di revisione della p.o. di un comune laziale).
Certo, ci rendiamo conto che qui per un Ordine – differentemente dalla sua
partecipazione, poniamo, alla formazione dei turni delle farmacie, che
notoriamente è infatti materia assai più amica e praticabile per l’ente –
può nel concreto rivelarsi complicato, e forse anche costoso (ancor più
per gli Ordini di modesta consistenza e/o scarse risorse), dotarsi di
uomini e mezzi sufficienti ad assolvere convenientemente ad una vera
funzione consultiva in tema di p.o.
E però, si tratta di un compito pur esso rilevante quanto delicato, perciò
da svolgere con coscienza ma anche con scienza, specie perché può non
essere affatto indifferente – sempre in vista della tutela di
quell’interesse pubblico, sia chiaro – che venga istituita o non istituita
una farmacia in soprannumero di nessuna o minima utilità, o “decentrata”
una sede sol perché richiesta da un farmacista desideroso di “spostarsi”, o
modificati i confini di alcune circoscrizioni a mero vantaggio di alcune o
a mero danno di altre, e così via.
Nulla, comunque, impedisce agli Ordini provinciali di “consorziarsi” tra
loro per una finalità di pregio come questa (o altre congeneri), senza
contare che – almeno fin quando le Consulte regionali non si saranno tutte
attrezzate adeguatamente (ma crediamo che prima o poi dovranno farlo,
perché le Regioni tenderanno evidentemente ad uscire sempre più dal guscio
…) – possono forse fare affidamento sulla Fofi, che è infatti ben
organizzata (così ci pare) per venire anche qui in loro soccorso.
Queste notazioni, ci preme conclusivamente rilevarlo, non intendono in ogni
caso esprimere censure a nessuno, e neppure agli Ordini e/o ai loro
Presidenti (cui del resto personalmente ci lega un’antica familiarità),
anche perchè non possiamo ignorare le mille difficoltà anche di bilancio in
cui spesso sono costretti ad operare; il vero è che – Regioni o non Regioni
– il loro importante ruolo consultivo, e talora propositivo, non sembra
sia destinato a perdere colpi nel sistema, e dunque, all’interno o meno
delle Consulte, e ove del caso collaborando proprio con la Fofi (chiamata
perdipiù a compiti nuovi nella configurazione di questa “farmacia dei
servizi”), bisogna far di tutto per interpretarlo al meglio.
(g.bacigalupo)

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