Sediva News del 15 luglio 2009

Ancora sulla convenienza dei buoni pasto –QUESITO

Vorrei riconoscere ai dipendenti della farmacia i “ticket restaurant”.
Conviene sempre fiscalmente questo tipo di benefit? E quale sarebbe il
reale vantaggio?

Dell’utilizzo dei “ticket restaurant” in farmacia ci siamo occupati più
volte in questa rubrica, ma l’argomento merita di essere ulteriormente
riproposto.
Ora, il “reale vantaggio” – per richiamarci alla terminologia del quesito –
derivante dall’utilizzo del buono pasto per “premiare” i nostri
collaboratori consiste in primo luogo nella possibilità di portare in
deduzione il costo d’acquisto dei “tickets” (come spese per prestazioni di
lavoro dipendente) nella determinazione del reddito della farmacia e,
inoltre, nel non dovere assoggettare il loro importo nominale (nella busta
paga del dipendente che ne beneficia) né a ritenute fiscali né a
contribuzioni previdenziali.
In altre parole, da un lato il dipendente viene gratificato per l’intero
valore facciale del buono senza subire decurtazioni di alcuna natura e, nel
contempo, la farmacia risparmia le imposte, sempre sul valore “pieno” del
ticket.
Questo “doppio” vantaggio, però, consegue al rispetto di una duplice
condizione:
– il valore “facciale” complessivo dei buoni pasto assegnati giornalmente
a ciascun dipendente non deve superare € 5,29;
– il “ticket” deve essere riconosciuto a tutti i dipendenti della
farmacia, ovvero a tutti i dipendenti appartenenti ad una determinata
categoria (a tutti i farmacisti, a tutti i magazzinieri, etc.).
Se quindi la farmacia, poniamo, distribuisse al personale buoni pasto per
un valore nominale superiore del valore-soglia di € 5,29, la differenza (ma
soltanto quella) diventerebbe per il dipendente assoggettabile a ritenuta
fiscale e previdenziale anche se naturalmente per la farmacia la spesa
resterebbe fiscalmente deducibile per l’intero valore; e ancora, se
l’impresa riconoscesse il benefit ad un solo dipendente, o anche a più
dipendenti che non siano però tutte le unità lavorative appartenenti quanto
meno ad una data “categoria” o a un dato “reparto”, il buono pasto sarebbe
parimenti assoggettato a tassazione/contribuzione e perdipiù, in tal caso,
per il suo intero ammontare (pur laddove esso sia contenuto nella soglia
dei 5,29 euro giornalieri), e però la spesa, anche questa volta, sarebbe
integralmente deducibile come costo d’esercizio.
Insomma, a questo punto sarà chiaro, la farmacia – a parità di spesa –
“massimizza” la convenienza dell’operazione-ticket solo distribuendo buoni
pasto che non superino il famoso importo unitario di 5 euro e 29 centesimi
(e comunque è proprio questo che si verifica nella quasi totalità dei
casi), dato che, da un lato, l’esercizio deduce interamente il costo e,
dall’altro, garantisce al dipendente un benefit pari alla spesa sostenuta
senza forbici contributive e/o fiscali.

(p.liguori)

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