Sediva News del 17 marzo 2009

Gli aggiornamenti istat dei canoni di locazione commerciale

Una norma contenuta nel famoso, quanto ennesimo, decreto c.d.
milleproroghe (ormai convertito in legge) introduce la possibilità per le
parti di prevedere in un contratto di locazione commerciale – quando,
attenzione, la sua durata sia superiore a quella ordinaria di sei anni –
l’aggiornamento del canone, sempre a partire dal secondo anno di locazione,
in misura anche superiore al fatidico 75% delle consuete “variazioni
accertate dall’istat dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di
operai e di impiegati nell’anno precedente”.

Pertanto, questo limite del 75% degli indici istat – ritenuto
costantemente, anche dalla Cassazione, come non derogabile neppure per
comune volontà dei contraenti – continuerà ad applicarsi ai soli sei più
sei (che naturalmente rappresentano tuttora la stragrande maggioranza),
libere invece ora le parti, nei rapporti di durata superiore, di
determinare una percentuale di aggiornamento del canone anche più onerosa
per il conduttore, e/o un criterio diverso, come, ad esempio, quello
agganciato al tasso legale o all’euribor.

La ratio della norma, condivisibile o meno che sia, sta probabilmente nel
desiderio del legislatore di assicurare al proprietario di un immobile
commerciale locato per un periodo molto lungo (superiore comunque ai sei
anni) una protezione più incisiva dall’andamento di imprevedibili processi
inflazionistici o simili, anche se al momento, con questi chiari di luna,
una deriva del genere sembra piuttosto improbabile.

(f.lucidi)

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