Sediva News del 30 gennaio 2009

Insindacabili da parte del Fisco i compensi degli amministratori di società
di persone.

Una sentenza della Cassazione del dicembre scorso (n.. 28595/08) ha
stabilito che non spetta al Fisco sindacare la congruità dei compensi
liquidati agli amministratori di società di persone (comprese, perciò,
quelle titolari di farmacia), neppure ai fini del loro riconoscimento come
costi fiscalmente deducibili, e quindi – se ne deduce –
l’Amministrazione finanziaria non può, in sede di accertamento, negare la
deduzione di questi oneri perché magari, ad esempio, non li ritenga
commisurati all’attività svolta dagli amministratori o al giro d’affari
della società ( a meno che, aggiungiamo noi , la sproporzione non si riveli
macroscopica e/o assolutamente ingiustificata).

Ricordiamo che le società di persone scontano direttamente sul reddito
prodotto soltanto l’Irap, perchè le imposte personali, in applicazione del
principio di trasparenza, sono assolte dai soci ai quali infatti il
reddito della società viene direttamente imputato pro-quota.

Diventa quindi generalmente irrilevante a questi fini la misura dei
compensi riconosciuti agli amministratori, considerato che quel che la
società deduce come costo deve essere dichiarato dal socio come compenso
nella sua dichiarazione personale, come del resto è anche vero il
contrario.

Tuttavia, ferma questa sostanziale indifferenza sul piano fiscale
dell’entità dei compensi agli amministratori (salvo il caso, beninteso, che
questi ultimi non siano invece dei soci che possiedano una quota, poniamo,
ridottissima rispetto ai soci non amministratori), l’autonomia negoziale
delle parti di un contratto di società può esplicarsi, anche sotto questo
profilo, secondo le scelte ritenute dai soci più aderenti ai rispettivi
interessi individuali, come pure alle dinamiche interne della società
stessa.

(s.lucidi)

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