Sediva News del 9 maggio 2008
La psicologia nei rapporti di lavoro: il clima lavorativo e la formazione
del personale dipendente.
Il terzo ed ultimo segmento sulla psicologia nei rapporti di lavoro, dopo
lo stress lavorativo (v. Sediva news del 23/4/2008) e il mobbing (v. Sediva
news del 2/5/2008), riguarda dunque il clima dell’ambiente in cui il
dipendente lavora e la sua formazione personale e professionale.
Quanto al primo aspetto, è intuitiva l’influenza che l’ambiente lavorativo
può esercitare sul dipendente e perciò anche sul suo rendimento, cosicché
il clima aziendale – inteso dalla psicologia del lavoro come un insieme
di variabili percepite dal lavoratore in un determinato ambiente – ha
finito per acquistare, particolarmente in tempi recenti, una grandissima
importanza.
Anche una buona organizzazione della farmacia, quindi, non può prescindere
da un’analisi accurata del clima complessivo in cui le prestazioni del
lavoratore devono essere svolte, perché essa può rivelarsi addirittura
necessaria ove si voglia stabilire con i dipendenti il giusto feedback e
provvedere naturalmente di conseguenza.
Stiamo infatti parlando di un fenomeno interno all’organizzazione
aziendale , una sorta di “specchio” da cui poter osservare in modo
“privilegiato” le molteplici dinamiche della farmacia ed avere perciò uno
spaccato il più chiaro possibile delle relazioni, dei confini e degli
“scambi”, interni ed esterni, che prendono vita.
Quella dell’analisi del clima lavorativo, insomma, é un’indagine
sostanzialmente diagnostica, perché vengono valutati vari indicatori al
fine di ottenere un quadro della situazione.
Sono più di uno, naturalmente, i metodi e i criteri che possono essere
assunti in questa valutazione, come la qualità del rapporto con il
titolare, la qualità del rapporto con e tra i colleghi, il senso di
appartenenza aziendale (che ci pare, francamente, quello di maggior
rilievo), la collaborazione e la coesione all’interno del “gruppo”, e come
pure lo stesso ambiente fisicamente inteso, la sicurezza in genere , il
comfort, la libertà di espressione, la chiarezza dei ruoli e delle
funzioni, ecc..
L’indagine, infine, può essere condotta anche ricorrendo, magari , a
questionari standard ovvero, preferibilmente, predisposti ad hoc in
funzione dei fini prefissati e delle dimensioni aziendali.
Passando, infine, alla formazione del personale dipendente, si tratta di
aiutare persone (ma anche gruppi ed organizzazioni di più soggetti) ad
apprendere, diciamo, per “cambiare”, cioè per raggiungere i propri
obiettivi e anche i traguardi organizzativi.
Per “apprendere” non si intende soltanto la mera acquisizione di nuove
cognizioni (che in ogni caso possono aiutare…), ma anche la crescita di
identità professionali e/o relazionali, la creazione di nuovi atteggiamenti
e/o identità culturali.
Tutto questo richiede evidentemente , anche e soprattutto, una
partecipazione da parte del datore di lavoro efficace e sistematica, perché
la formazione del lavoratore è una sorta di “terapia per normali”,
finalizzata al miglioramento personale e/o professionale e
all’acquisizione di maggiore competenza e sicurezza in se stessi.
Anzi, l’ambiente lavorativo (eccoci dunque ancora al clima aziendale)
dovrebbe riservare, proprio per rivelarsi nel concreto anche “aggregante”,
un’attenzione continua alla formazione, mai minacciosa, ma sempre mirata al
conseguimento da parte del lavoratore della massima professionalità
possibile.
Concludendo questa “trilogia” sulla psicologia nei rapporti di lavoro,
segnaliamo con soddisfazione di aver ricevuto numerosi segnali di
gradimento del tema da parte dalle farmacie (e anche, per la verità,
qualche nota di ironia…) , e del resto, specie laddove i dipendenti siano
più di uno, non è difficile scoprire che questi aspetti, magari talora
soltanto latenti, in realtà involgono in modo importante i rapporti di
lavoro, meritando perciò la giusta attenzione anche dei datori di lavoro.
(m. porry)