Sediva News del 21 marzo 2008

Pubblicato il regolamento per i pagamenti delle forniture pubbliche.

Come si ricorderà, la “manovra d’autunno” dell’ottobre 2006 introdusse
l’obbligo per la P.A., prima di effettuare pagamenti per importi superiori
ad € 10.000,00, di verificare presso il Concessionario per la riscossione
dei tributi (oggi l’ Equitalia Servizi Spa) la sussistenza o meno di un
debito nei confronti dell’Erario per una somma superiore a tale importo.
In assenza, però, delle previste norme di dettaglio e/o di esecuzione (e,
soprattutto, in adesione alle direttive formulate dalla Ragioneria dello
Stato), le singole amministrazioni – comprese le Asl – hanno per un certo
periodo chiesto ai destinatari dei pagamenti la produzione di un “atto
notorio” con il quale l’interessato attestasse l’assenza di debiti
erariali; prassi, questa, interrotta poco tempo fa da una disposizione di
legge che ha espressamente condizionato qualunque efficacia della nuova
normativa all’approvazione di un regolamento di attuazione, pubblicato ora
nella G.U. del 14/3/2008.
A decorrere dal 29 marzo 2008 (data di entrata in vigore di tale
regolamento ), pertanto, tutte le pubbliche amministrazioni dovranno
appunto richiedere all’Equitalia – prima di operare qualsiasi pagamento –
se risulta un qualsivoglia inadempimento erariale a carico del creditore,
con l’obbligo della Concessionaria di riscontrare la richiesta entro i
cinque giorni successivi.
Ove non pervenga nei termini una risposta e/o questa sia negativa, la PA
potrà procedere al pagamento; diversamente, l’importo del credito –
naturalmente fino alla concorrenza di quello del debito – sarà trattenuto
dall’Amministrazione, e contemporaneamente l’Equitalia comunicherà a
quest’ultima l’intenzione di procedere al pignoramento (presso terzi,
dove il terzo evidentemente è l’Amministrazione stessa) della relativa
somma.
Se, nei 30 giorni successivi alla comunicazione di Equitalia, il creditore
della PA (e al tempo stesso debitore verso l’Erario) procede al pagamento
del debito tributario, o quest’ultimo viene annullato ovvero ridotto ad un
importo inferiore al limite di € 10.000,00, l’Equitalia deve comunicarlo
prontamente all’Amministrazione, indicandole l’importo che potrà essere
effettivamente pagato (che però, attenzione, non è detto coincida con
l’intero ammontare del credito originario, dato che anche per importi
inferiori ai 10.000 euro l’Equitalia può sempre ordinare alla PA di pagare
a sé stessa tale minor somma…).
Trascorsi invece questi 30 giorni senza che l’Equitalia abbia notificato
alla PA l’ordine di versamento (alla Concessionaria stessa) dell’importo
del debito verso l’Erario (e proprio per questo trattenuto dalla P.A.),
quest’ultima procede senz’altro al pagamento di quanto spettante al
proprio creditore.
Quanto alle farmacie, il problema si porrà per loro nel concreto soltanto
in occasione della prima liquidazione (delle somme dovute dalla Asl)
successiva al 29 marzo 2008, e però, in linea di massima, non dovrebbero
materializzarsi grandissime “sorprese”, se non altro perché per importi
superiori a 10.000 euro il Concessionario ha probabilmente già provveduto
ad agire per tempo applicando “ganasce fiscali”, iscrivendo “ipoteche
immobiliari”, ecc..
Certo, chi si trova sotto la “spada di Damocle” di una qualunque cartella
di importo rilevante, anche la più “pazza” e “cervellotica”, corre il
rischio – tutt’altro che campato in aria – di incappare nelle maglie
strette di questa ulteriore applicazione, ci pare, del pur vituperato
“solve et repete”.

(s.lucidi)

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