Sediva News del 7 marzo 2008

Il rimborso delle imposte pagate su una precedente rivalutazione
di quote sociali – QUESITO

Sto per cedere la mia quota sociale e vorrei rivalutarla secondo la
Finanziaria 2008; però, avevo già rivalutato la quota al 1° gennaio 2002,
perché pensavo di venderla allora.
Vorrei sapere che fine fanno le imposte che ho pagato in quell’occasione e
quanto devo pagare oggi.

Le varie “edizioni” della rivalutazione delle partecipazioni sociali e dei
terreni (la prima versione, di cui Lei ha usufruito, risale alla legge
448/2001) non sono semplici riaperture dei termini delle precedenti, ma,
volta a volta, costituiscono sempre provvedimenti ex novo, cosicché
l’imposta – che nel nostro caso è del 4% – deve ora essere da Lei
nuovamente pagata sull’intero valore rivalutato (e periziato) al 1° gennaio
2008.
Quanto al tributo versato in relazione ad una precedente rivalutazione,
l’Agenzia delle Entrate ha sempre sostenuto che esso non soltanto non può
essere scomputato dall’imposta da pagare per effetto di rivalutazioni
successive, ma neppure genera un credito da utilizzare in compensazione
(mediante il mod. F24) con qualsiasi altro tributo, essendo ammissibile
solo un’istanza di rimborso ex art. 38 D.P.R. 602/73, da presentare – si
badi bene – entro 48 mesi dall’effettuazione del versamento.
Questo, però, significa in pratica che, se l’imposta sostitutiva è stata da
Lei versata in un’unica soluzione entro il termine allora prescritto del
30/09/02, l’istanza di rimborso non è più oggi consentita, mentre – ove sia
stata scelta la strada della rateazione (che prevedeva, per l’appunto, il
versamento in tre rate annuali di cui la prima entro la data stessa e le
altre due entro il 30/09/03 e il 30/09/04) – può essere ora chiesta a
rimborso, ed entro il 30/09/08, soltanto l’ultima rata .
Per la verità, questa tesi dell’Amministrazione Finanziaria non convince
del tutto, perché – pur ammessa la novità (rispetto alle precedenti) di
ciascuna successiva “edizione” della rivalutazione (che porterebbe
astrattamente ad escludere la possibilità di scomputare l’imposta pagata
per la precedente rivalutazione da quella dovuta per la successiva,
lasciando così aperta la sola via del rimborso) – la soluzione dell’istanza
di rimborso ex art. 38 D.P.R. 602/73, indicata dall’Agenzia delle Entrate,
non sembra corretta, se non altro perché la detta disposizione riguarda
ipotesi di rimborso per errore materiale, duplicazione o inesistenza totale
o parziale dell’obbligo di versamento e quindi ben diverse da quella in
esame (senza contare che una tesi del genere metterebbe direttamente fuori
termine, ad esempio, tutti o quasi tutti i versamenti effettuati in base
alla prima rivalutazione).
Ci pare, invece, che qui l’istanza debba essere fatta – e le conseguenze,
come vedremo subito, sono ben diverse – ai sensi dell’art. 21 del D.Lgs.
546/92, il quale, quando manchino (come nella fattispecie) disposizioni
specifiche riguardo ai termini e/o le modalità del rimborso, ne ammette la
presentazione entro due anni dal pagamento, ovvero, se posteriore, dal
giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione, e perciò
– per restare al nostro caso – entro due anni dal pagamento dell’imposta
sostitutiva (per l’intero o per la prima rata) relativa alla successiva
rivalutazione, dato che è proprio tale pagamento a costituire il
presupposto per il rimborso di tutti i pagamenti effettuati in ordine a
rivalutazioni precedenti.
Certo, vista la posizione assunta dall’Agenzia delle Entrate, il recupero
con l’istanza di rimborso ex art. 38 dei versamenti ormai … fuori tiro
richiederà l’instaurazione di un contenzioso oneroso (e anche con esito
incerto, come tutti i contenziosi); e quindi, sarà forse opportuno
considerare anche questo nella valutazione complessiva della convenienza, o
meno, ad accedere alla nuova rivalutazione.

(s.civitareale)

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