Sediva News del 21 febbraio 2008

Studi di settore:Sugli accertamenti il Fisco si fa più cauto.

Con una recente circolare, l’Agenzia delle Entrate sembra voler continuare
– in tema di accertamenti da studi di settore – sulla linea”morbida”
avviata con due sue risoluzioni dello scorso anno; un atteggiamento che
probabilmente vuole tener conto anche delle varie pronunce giurisdizionali
che hanno bocciato – sia nel merito che sul piano della legittimità – le
precedenti posizioni assunte dal Fisco.

In particolare, l’Agenzia sembra finalmente aver fatto proprio il principio
in materia – ormai sostanzialmente consolidato anche presso la Suprema
Corte – secondo cui lo scostamento dei ricavi dichiarati rispetto a quelli
“meccanicamente” risultanti dall’applicazione degli studi non può
ritenersi di per sé sufficiente a motivare l’accertamento; l’Ufficio,
infatti, deve darsi carico di confrontare le risultanze in astratto degli
studi con la peculiare realtà produttiva o commerciale del contribuente
sottoposto ad accertamento, verificando nel concreto, soprattutto, se tale
realtà – ad esempio, di una farmacia – sia davvero corrispondente ai
parametri di normalità economica delineati dallo studio con riguardo a
quella farmacia, ovvero se, sempre tenuto conto delle particolarità
emerse in ordine ad essa, lo studio si riveli invece insufficiente e/o
inidoneo a “fotografare” adeguatamente la specifica realtà aziendale.

I verificatori, quindi, in sede di accertamento sono chiamati in prima
battuta a compiere una valutazione di affidabilità dello studio di settore
di riferimento, proseguendo l’istruttoria soltanto se quest’ultimo –
superando, per così dire, questo primo esame – si mostri strumento idoneo
a raggiungere quella ragionevole certezza del fatto noto (i ricavi
calcolati dallo studio di settore) da cui risalire al fatto ignoto (quanto
effettivamente conseguito da quel contribuente indipendentemente da quanto
dichiarato) che si intende appurare.

Questa valutazione – conclude la circolare – deve essere effettuata non
tanto e non solo con tutti gli elementi in possesso dell’Amministrazione,
ma anche e soprattutto – nell’ambito del contraddittorio instaurato con il
soggetto sottoposto alla verifica – sulla base degli elementi offerti da
quest’ultimo, cosicché proprio il contraddittorio con l’Ufficio
riacquisti il suo ruolo centrale nell’istruttoria, restituendo per ciò
stesso alle ragioni del contribuente quel giusto spazio e rilievo che gli
accertamenti da studi operati troppo disinvoltamente nel passato
(ricorrendo spesso al… “ciclostile”) avevano inopinatamente sottratto.

(f.lucidi)

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