Sediva News del 21 gennaio 2008

La prova dell’esistenza dell’impresa familiare

La Corte di Cassazione ha recentemente confermato il suo orientamento circa
l’obbligo gravante sul titolare dell’impresa familiare – ove egli ne
contesti l’effettiva sussistenza – di provarne in giudizio l’inefficacia
e/o l’inesistenza, quando l’insorgere dell’impresa familiare risulti da un
atto dichiarativo formalizzato con data certa (come sappiamo, infatti, la
nascita dell’i.f., perlomeno ai fini fiscali, deve risultare da atto
pubblico o da scrittura privata autenticata).

Spiega la Suprema Corte che “non si tratta di stabilire se il contratto
(per la verità quell’atto notarile cui si è accennato non sembra
propriamente un “contratto”…: ndr) di impresa familiare sia simulato o
meno, ma di verificare se nel concreto abbia avuto esecuzione”, con prove
(ad esempio testimoniali) in grado di “vincere le presunzioni che da
quell’atto si possono trarre circa la costituzione dell’impresa stessa e
l’entità della quota del partecipante agli utili” (anche qui, però, ci pare
che la Cassazione sbagli, perché l’entità della quota del partecipante agli
utili non può neppure presumersi dall’atto dichiarativo dell’i.f., dato
che, ben diversamente, essa può essere determinata soltanto alla
conclusione di ciascun esercizio annuale – cioè ex post – e con riguardo
esclusivo alla quantità e alla qualità delle prestazioni lavorative
concretamente espletate dal familiare).

Potrà forse sembrare una vicenda di poco conto, e invece questo
orientamento della Suprema Corte è in fatto molto importante, perché può
rendere la vita difficile al titolare dell’impresa che – per mere finalità
fiscali – abbia scelto di formalizzare un’impresa familiare, poniamo, con
il coniuge e/o con un parente, ma in assenza di vere prestazioni lavorative
da parte loro. Egli, infatti, può trovarsi a dover resistere a pretese
creditorie magari di rilievo da parte del coniuge (specie nell’eventualità,
ad esempio, di una separazione tra i due) o del parente; e sono casi, si
badi bene, tutt’altro che teorici, come l’esperienza giuridica insegna
ampiamente.

(g.bacigalupo)

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