Sediva News del 14 gennaio 2008

Il nuovo art. 2 del Ddl.Bersani.

I farmacisti stanno sicuramente seguendo con grande interesse le sorti
dell’art. 2 del Bersani-ter, che nel testo approvato dalla Camera – come
certo si ricorderà – contempla la vendita da parte delle parafarmacie
(“esercizi di vicinato”, “corner”, o “scaffali” che siano) dell’intera
fascia C.
Al momento, quando cioè il Ddl. si appresta a completare (?) il suo iter
anche al Senato, sta prendendo corpo – con il placet governativo,
attenzione – l’ipotesi di un nuovo art. 2 (l’emendamento-Banti), destinato
a prendere il posto sia dell’intero emendamento-D’Elia e sia anche
dell’art. 7 del Ddl., che invece prevedeva, da un lato, la soppressione
dell’idoneità come imprescindibile requisito professionale soggettivo per
l’assunzione della titolarità di una farmacia (o della quota di una società
tra farmacisti), e, dall’altro, la conseguibilità anche in forma
individuale della titolarità di quattro esercizi.
Ora, non è buona regola soffermarsi criticamente – se non altro sotto il
profilo tecnico-giuridico – su un emendamento (importante finché si vuole)
dalla sorte ancora non definita, dato che da questo punto di vista i conti
è bene farli alla fine; ma qui può valere la pena fare perlomeno una
sintetica eccezione, sia per il gran numero di interrogativi che i
farmacisti si stanno ponendo in questi giorni (soprattutto
sull’introduzione del limite di settant’anni di età), ed anche per rendere
merito al grande lavoro svolto (dentro e fuori quel famoso “tavolo tecnico”
ministeriale) dalle rappresentanze della categoria, che ci pare quindi
stiano giustamente raccogliendo i frutti dell’impegno profuso.
Siamo inoltre sostanzialmente d’accordo con quanto osserva “Il Punto” del
n. 45/46 di Farma7 a proposito dei “principi e criteri direttivi” (espressi
nel nuovo art. 2) cui, giusto l’art. 76 della Costituzione, si dovranno
uniformare le norme delegate e, in particolare, quando la Federfarma
sottolinea trattarsi bensì – per qualche verso – di “misure” che “sembrano
portare nuovi appesantimenti per la farmacia”, ma che nel contempo ne
“rafforzano la natura pubblicistica… rendendolo un istituto di natura
concessoria, ancor più di quanto lo sia oggi”; e siamo ancor più d’accordo
(con riguardo al problema farmacie-parafarmacie) che “non basta un
farmacista , per bravo che sia, a dare al cittadino le sicurezze garantite
da una farmacia”.
La questione (prescindendo qui dalla natura concessoria o autorizzatoria
dell’ “istituto”) è infatti proprio quella della grande specificità – ancor
oggi – del nostro sistema-farmacia, che quanto più continuerà ad essere
caratterizzato da norme sue tipiche e proprie, tanto più se ne
giustificherà la sopravvivenza come sistema autonomo e settoriale; ben
vengano, quindi, anche “nuovi appesantimenti”, se possono tornare utili a
rafforzarne l’impianto nel suo complesso.
Certo, qualcosa va ancora rivisto; lo sappiamo tutti, e lo sanno bene anche
il Legislatore e l’Esecutivo, che perciò si apprestano a intervenire su
quel che nel sistema può rivelarsi davvero “obsoleto”, ma conservandone
gran parte dei muri portanti, tra i quali – a differenza di quel che era
lecito pensare fino a poco tempo fa – riuscirà forse a resistere, per fare
un esempio di grande rilievo, anche quello della inscindibilità tra
titolarità e professionalità della e nella farmacia.
Su questo nostro principio-cardine, infatti, lo Stato italiano continua a
resistere bellamente alle pressioni della U.E. che, come è noto, vorrebbe
riservare al farmacista soltanto la responsabilità della farmacia (cioè,
appunto, la sua professionalità), e non invece la
proprietà/titolarità, che
potrebbe pertanto spettare a qualunque persona fisica, farmacista o non
farmacista, e a qualunque società, di persone o di capitali (con tutto quel
che, per queste ultime, ne potrebbe conseguire…).
Naturalmente, permane pur sempre il rischio di soccombere dinanzi alla
Corte di Giustizia (alla quale ci ha rinviato direttamente la Commissione
europea), dove tuttavia il Governo si sta già battendo con grande energia
in difesa della normativa tedesca (allineata, al pari di quelle di altri
Stati membri, alla nostra): il nodo da sciogliere, per chi non lo sapesse,
sta tutto nell’applicabilità o meno, anche alla farmacia, della norma
europea sul c.d. libero stabilimento.
Sul fronte interno, però, c’è l’ Antitrust, anch’esso schierato a favore
della scissione tra titolarità e professionalità; ebbene, forse è proprio
da questo pulpito – talora troppo enfaticamente “liberista” e perciò in fin
dei conti fragile – che quel principio-cardine corre i pericoli più seri.
Ma torniamo al nuovo art. 2 del Ddl. Bersani, per quel rapido excursus cui
si è accennato.
Dunque, il Governo – secondo il primo comma, che costituisce pertanto la
vera e propria norma-delega – avrebbe quattro mesi di tempo ( ricorrendo,
se del caso, anche a più decreti legislativi) per “riordinare” il “settore
delle farmacie”, emanando (su proposta del Ministro della salute e prevî
“concerti” e pareri vari) norme aventi forza di legge, “nel rispetto dei
seguenti principi e criteri direttivi”, in tema di:
– rapporto farmacie-abitanti: si può ragionevolmente pensare
all’introduzione – al fine dichiarato di “assicurare una più adeguata
assistenza farmaceutica” – di un unico quorum, in luogo degli odierni
5.000 e 4.000, e si tratterà certo di un numero inferiore; però, oltre a
quello topografico di cui all’art. 104 del TU San., saranno previsti
“ulteriori criteri derogatori” per legittimare l’istituzione di farmacie
in soprannumero anche in “porti, aeroporti, stazione ferroviarie, aree di
servizio autostradali, centri commerciali e grande strutture di vendita “;

– decentramento di farmacie: potrà ora diventare obbligatorio,
“eventualmente a seguito di sorteggio”; inoltre, in via sostitutiva (il
testo usa infatti la disgiuntiva “o”) al trasferimento di una farmacia già
esistente, potrà essere istituita “una sede farmaceutica aggiuntiva nella
zona decentrata” (qui francamente non si capisce però quale sia il
“principio” o il “criterio” da osservare);
– titolari individuali e società tra farmacisti: le norme delegate
dovrebbero “armonizzare la disciplina” tra loro degli uni e delle altre
(si tratterebbe, se non sbagliamo, anche delle famose “quattro farmacie”
che l’art. 7 del Ddl. approvato dalla Camera estendeva, come si è già
ricordato, ai titolari in forma individuale);
– limite di età: qui sorgono dunque le maggiori preoccupazioni, che
riguardano non tanto e non solo i 70anni che vi sono contemplati, quanto e
piuttosto la perentoria “sforbiciata” prevista per l’ultrasettantenne che,
lapidariamente, “non può essere titolare individuale o direttore della
farmacia gestita dalla società” (il semplice “socio” non correrebbe perciò
nessun rischio del genere): senonchè, posto pure che il limite valga anche
per gli ultrasettantenni “in carica” all’entrata in vigore della legge
delegata, crediamo – e del resto anche sotto questo profilo la Federfarma
ha preannunciato idonee iniziative – che adeguate norme transitorie
renderanno molto meno traumatica la vicenda;
– concorsi per sedi farmaceutiche: fatta salva la prelazione comunale per
la metà delle “nuove farmacie”, il Consiglio dei Ministri dovrà dettare
“nuove modalità per l’assegnazione delle farmacie private, sulla base di
concorsi per soli titoli” e, tra le altre, norme dirette a favorire – in
sede concorsuale – i farmacisti rurali “sussidiati”, i “raggruppamenti di
almeno tre farmacisti” e, per le sedi rurali, i farmacisti
infraquarantenni, nonché disposizioni che riconoscano “uno specifico
punteggio” anche ai farmacisti delle parafarmacie; inoltre, al primo
concorso bandito in vigenza delle “nuove norme concorsuali” potranno
partecipare soltanto i non titolari ed i “titolari di farmacie rurali
sussidiate”;
– idoneità: via il biennio di pratica professionale, e quindi l’“idoneità”
conseguita in un concorso diventa (come era 25 anni fa) l’unico requisito
professionale che legittimi l’acquisizione – a seguito di compravendita,
permuta, donazione e “anche per successione” – della titolarità di una
farmacia (e della quota di una società tra farmacisti?);
– orari delle farmacie: come abbiamo osservato commentando proprio l’
emendamento-D’Elia (v. Sediva news del 01/06/2007), a noi pare che orari e
turni (notturni, festivi ed estivi), specie se articolati senza la minima
flessibilità (come per lo più è ancora oggi), abbiano fatto il loro
tempo, oltre ad aver prodotto all’interno della categoria una quantità
industriale di ricorsi (al TAR e non solo) ed una dose altrettanto
cospicua di malumori ed insoddisfazioni (per non parlare del gran daffare
di Ordini ed Associazioni provinciali quando si tratta di decidere in
materia); abbiamo quindi l’impressione che sia giunto il momento di
“liberalizzare” – come dice sub f) il primo comma di questo nuovo art. 2 –
“gli orari di apertura delle farmacie, fermi restando i livelli minimi di
servizio che devono essere assicurati da ciascun esercizio”, e a questo
proposito ci sembra che buone linee-guida potrebbero essere attinte, ad
esempio, da una legge regionale della Campania del gennaio dello scorso
anno alla quale in ogni caso sarà bene dare almeno uno sguardo.
Questa, pertanto, la norma-delega e questi i poteri delegati .
C’è però anche, sancita dal terzo comma dell’emendamento-Banti,
l’abrogazione del 7°, 8°, 9° e 10° comma dell’art. 12 della l. 475/68 (con
la contemporanea conferma in “due anni” del termine di durata delle
gestioni ereditarie); ora, se l’abrogazione dell’8°, 9° e 10° comma è del
tutto coerente con la soppressione del biennio di pratica professionale,
quella del 7° comma dovrebbe – se le parole hanno un senso – aver fatto
cadere, per chi trasferisca la farmacia (individuale), qualunque vincolo in
fase di acquisto di altro esercizio, e quindi non più il termine di due
anni, e ancor meno il limite di “una volta soltanto nella vita”.
Ma nel nuovo art. 2 c’è anche un importante quinto comma, che attribuisce
all’Aifa il compito di sottoporre a revisione, entro 90 giorni, “l’elenco
dei medicinali attualmente sottoposti al regime di vendita su prescrizione
medica, individuando i medicinali di uso consolidato che ecc..:”: in
pratica, come è facile comprendere, avremo presto un “delisting” degli
“etici”, pochi o molti dei quali diventeranno “farmaci da banco”, e perciò
le parafarmacie staranno forse un po’ meglio.
Da ultimo, una nostra sommessa preoccupazione ancora con riguardo ai
decreti delegati che si vanno profilando.
Si tratta, come abbiamo visto, di norme aventi forza di legge (sia pure
“subprimaria”) che quindi devono fare i conti con la potestà legislativa
concorrente attribuita alle Regioni (nella “tutela della salute”, materia
in cui notoriamente rientra anche il sistema-farmacie) dall’art. 117 della
Costituzione, secondo il quale alla “legislazione dello Stato” compete
soltanto la “determinazione dei principi fondamentali”, e non perciò norme
di dettaglio come rischiano seriamente di rivelarsi (e che altro potrebbero
essere, del resto?) alcune delle disposizioni delegate.
Perdipiù, le Regioni guardano sempre meno volentieri alle incursioni del
legislatore statale, come abbiamo visto anche recentemente, e dunque
qualche loro reazione dinanzi alla Corte Costituzionale è lecito
attenderla, e la Consulta non sembra proprio sorda alle proteste regionali
di tal genere.
E questo, in definitiva, ci pare possa complicare parecchio l’auspicato
“riordino” governativo.

(g.bacigalupo)

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