Sediva News del 21 dicembre 2007

Trasformazione del “rustico” in abitazione principale: niente detrazione
irpef degli interessi sul mutuo se non si voltura la
precedente licenza.

L’acquirente di un’unita’ immobiliare “al grezzo” da adibire ad
abitazione principale (sembrano diventati parecchi, negli ultimi tempi,
gli interessati ai semplici “rustici”…), ove intenda fruire dei benefici
fiscali in ordine agli interessi pagati sul mutuo acceso per finanziare
l’ultimazione dei lavori necessari alla trasformazione in abitazione
principale, deve tempestivamente richiedere al Comune la voltura a suo nome
del permesso di costruire concesso a suo tempo al venditore.

Si tratta, lo ricordiamo, della detrazione irpef del 19% dell’ammontare
complessivo degli interessi passivi ( e relativi oneri accessori), per un
importo complessivo tuttavia non superiore a € 2.582,28, che però è
ammessa a condizione che i lavori di costruzione abbiano inizio nei sei
mesi antecedenti o successivi alla stipula del contratto di mutuo e che
l’unità immobiliare sia adibita, come detto, ad abitazione principale
entro sei mesi dall’ultimazione dei lavori.

Ora, sul tema riassunto nel titolo è intervenuta recentemente l’Agenzia
delle Entrate, riconoscendo bensì che la detrazione è fruibile anche
nell’ipotesi in cui le opere riguardino non la costruzione dalle fondamenta
ma il mero completamento di un immobile acquistato appunto allo stato
“grezzo”; e però, ricordando anche che – proprio per l’esatta
individuazione dei limiti temporali di sei mesi cui si è fatto cenno – in
ambedue i casi (costruzione dalle fondamenta o completamento) è ovviamente
imprescindibile acquisire certezza in ordine alla data d’inizio lavori,
certezza che, tuttavia, può derivare soltanto – precisa ancora
l’Amministrazione finanziaria – dalla data di rilascio delle necessarie
“abilitazioni” amministrative richieste dalla normativa vigente.

Nel nostro caso, dunque, proprio per poter documentare in modo
incontestabile la data d’inizio lavori (di completamento, nella specie),
diventa necessario, come si è visto all’inizio, ottenere (e conservare) la
voltura dell’”abilitazione” intestata all’impresa costruttrice che ha
ceduto l’immobile, anche perché quella data non potrebbe essere attestata
neppure, ad esempio, dalle fatture inerenti alle opere edilizie, potendo
queste – come è noto – essere emesse anche soltanto al momento del
pagamento e quindi ben oltre la data effettiva di inizio dei lavori.

(f.boffi)

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