Sediva News del 12 dicembre 2007

sop e otc: che sconti sui listini adottati dal i gennaio? – QUESITO

Con l’entrata in vigore, dal I gennaio 2008, del prezzo libero sui farmaci
da banco,posso praticare sconti, per un certo tempo, anche rispetto ai
listini prezzi da me adottati?

In questi giorni si moltiplicano i convegni e le “serate” diretti a
fornire ai titolari di farmacia i migliori suggerimenti – sotto vari
profili, compreso quello dell’individuazione del guadagno “sperato” – in
materia di determinazione di questi listini, o simili, cui poi la singola
farmacia dovrà conformarsi.
Come sappiamo, qui l’autonomia per il farmacista è sostanzialmente
amplissima, perché non sussistono limiti nella fissazione dei prezzi al
pubblico di SOP e OTC, salvo il divieto (espresso nel primo decreto-
“Bersani”) che, anche dopo il 1° gennaio 2008, impedisce le vendite sotto
costo; ma sappiamo anche che il prezzo di tali farmaci, non più presente
sulla confezione, deve essere reso noto al pubblico “chiaramente”, cioè,
appunto, per mezzo di “listini o altre equivalenti modalità” e che è fatto
tuttora obbligo (lo ha previsto per la prima volta “Storace”, ma lo ha poi
ribadito “Bersani”) di praticare lo stesso prezzo all’intera clientela.
E però, attenzione, nessuna norma prevede una qualsiasi cadenza
nell’aggiornamento dell’ipotetico listino, e quindi non può configurarsi
per la farmacia (ma neppure per la parafarmacia ) alcun divieto di
praticare, per un periodo di tempo predefinito, uno sconto percentualmente
“straordinario” sul listino da essa stessa fissato, anche perché non ci
pare che pratiche del genere possano essere considerate come “concorsi” od
“operazioni a premio”, operazioni invece espressamente vietate (al pari
delle “vendite sotto costo”) dal primo-Bersani.
Al più, queste iniziative potrebbero essere assimilate alle vendite
promozionali previste dalla normativa sul commercio (art. 15 D.Lgs.
114/1998), che però vanno ben distinte dalle vendite di liquidazione e le
vendite di fine stagione, dato che “le condizioni favorevoli, reali ed
effettive, di acquisto” sono effettuate “per tutti o una parte dei
prodotti merceologici e per periodi di tempo limitato”.
Appare in ogni caso opportuno che lo sconto o il ribasso sia espresso in
misura percentuale sul prezzo normale di vendita praticato (e reso noto
alla clientela “chiaramente”, come si è già detto), così da consentire al
consumatore un confronto sulla reale convenienza dell’acquisto rispetto ad
altri punti vendita.
Certo, l’accostamento alle vendite promozionali può piacere ben poco,
specie ai farmacisti meno giovani, e comunque può sembrare (e
probabilmente lo è) del tutto irriguardosa nei confronti del “bene
farmaco”, e ancor più per la farmacia come tale; e tuttavia, permette
se non altro di individuare – sia pure per analogia – modalità lecite
di alcune forma di vendita, con le quali, prima o poi, bisogna pur imparare
a convivere.
Va infine ricordato che la richiamata disciplina del commercio non ha
introdotto alcuna delega alle Regioni per quanto riguarda le vendite
promozionali (diversamente dalle vendite di liquidazione e da quelle di
fine stagione), ma qualche Regione ha voluto nondimeno disciplinarne
alcuni aspetti, prevedendo, ad esempio, obblighi di comunicazione e
limiti di durata, anche se non paiono, né gli uni e neppure gli altri,
estensibili al nostro caso.
Ma, per vero, molti nodi devono ancora essere sciolti sul tema in
generale, che resta dunque incerto sotto vari aspetti che soltanto il tempo
potrà forse chiarire definitivamente.

(Studio Associato)

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