Sediva News del 12 novembre 2007

Sparisce dunque il prezzo massimo di SOP e OTC.

Dal I gennaio 2008, come già sappiamo, viene meno il prezzo massimo di
vendita per SOP e OTC introdotto, lo si ricorderà, dalla Finanziaria 2007
e pertanto il farmacista potrà/dovrà determinare autonomamente i prezzi da
praticare al pubblico di questi prodotti, fermo il solo vincolo, derivante
dal “primo-Bersani”, del divieto di vendita sottocosto.
Quindi, mentre cade evidentemente l’obbligo – per le industrie titolari
dell’autorizzazione all’immissione in commercio – di indicare sulle
confezioni il prezzo di vendita (e/o di apporvi la dicitura “prezzo massimo
di vendita €…“), resta invece per la farmacia quello di consentire al
pubblico di conoscere il prezzo di SOP e OTC, e tale adempimento può essere
osservato mediante l’adozione di un listino (che giustamente, almeno in
principio, piace poco alla Federfarma) contenente i farmaci trattati ed il
relativo prezzo e posizionato in un luogo consultabile dalla clientela,
ovvero anche con l’installazione di un monitor interattivo di facile
accesso, oppure, infine, “prezzando” addirittura le singole confezioni.
Beninteso, ad ogni variazione di prezzo dovrà seguire un tempestivo
aggiornamento, indipendentemente da quale delle tre soluzioni sia stata
prescelta.
Come si vede, i profili imprenditoriali della figura del titolare di
farmacia assumono sempre più rilievo anche se questo progressivo
abbandono di un sistema fondato su un prezzo al pubblico stabilito
aprioristicamente può indubbiamente creare qualche effetto
“destabilizzante” nelle abitudini gestionali dell’esercizio; soprattutto,
come abbiamo già avuto modo di osservare altre volte, la difficoltà è
rappresentata dalla sostituzione del “nuovo” concetto di coefficiente di
ricarico (percentuale da applicare al costo per ottenere il ricavo) al
“vecchio” concetto di margine di sconto (percentuale da sottrarre al ricavo
per ottenere il costo).
Per la verità, in tutti i settori del commercio si ragiona da sempre in
termini di coefficiente di ricarico e soltanto le farmacie (e pochissimi
altri dettaglianti) sono rimaste praticamente ancorate – per oltre
sessant’anni – al margine di sconto.
Nel concreto, la vera difficoltà può consistere (salvo che per i
farmacisti “più imprenditori”…) nell’individuare correttamente il
“proprio” coefficiente di ricarico da applicare sulla moltitudine dei
prodotti, così da permettere alla farmacia il realizzo di una redditività
adeguata anche nella vendita di SOP e OTC.
Tuttavia, le farmacie assistite potranno forse trovare validi strumenti
ausiliari nella “Statistica esercizio 2006” (terza pagina, paragrafo
“Coefficiente di ricarico”) che abbiamo trasmesso in questi giorni a tutti,
dove viene individuata per ciascun esercizio farmaceutico la percentuale
minima da applicare sul costo del singolo prodotto per ottenere la
copertura delle proprie spese di gestione ed un guadagno mimino per il
titolare e/o i soci pari al 6%.
Di qualche utilità per la determinazione del coefficiente di ricarico
potrà rivelarsi anche l’ analisi dei costi della farmacia “media” (quella
con un volume d’affari di € 1.350.000,00), con le conseguenti incidenze
sui ricavi, già pubblicata nella Sediva news del 15/12/2006, e che qui di
seguito riportiamo ancora una volta:
Altri acquisti € 2.700 0,20%
Servizi € 43.200 3,2%
Godimento beni terzi € 16.065 1,19%
Personale € 93.150 6,9%
Oneri diversi di gestione € 12.550 0,93%
Saldo area finanziaria € 9.720 0,72%
Saldo area straordinaria € 1.750 0,13%
Imposte € 54.000 4,0%
Guadagno del titolare/soci € 81.000 6,0%
Totale 23,27%
I costi e il guadagno, dunque, rappresentano – unitariamente intesi – il
23,27% dei ricavi, percentuale che ora possiamo trasformare in coefficiente
di ricarico sul costo di acquisto, ricorrendo alla formula: 100 : X = (100
– 23,27) : 23,27%, ottenendo così un coefficiente pari al 30,32%.
Fatto quindi 100 il costo di acquisto di un prodotto al netto dell’iva, il
suo prezzo al pubblico si determina secondo questo procedimento, peraltro
variabile – come si vede – in funzione delle diverse aliquote iva.
IVA 10%
Prezzo di acquisto (netto iva ) € 100,00
Ricarico 30,32% € 30,32
Totale € 130,32
più
iva 10% € 13,03
Prezzo al pubblico € 143,35
corrispondente ad un ricarico (iva compresa) pari al 43,35%
IVA 20%
Prezzo di acquisto (netto iva ) € 100,00
Ricarico 30,32% € 30,32
Totale € 130,32
più
iva 20% € 26,06

Prezzo al pubblico € 156,38
corrispondente ad un ricarico (iva compresa) pari al 56,38%

IVA 4%
Prezzo di acquisto (netto iva ) € 100,00
Ricarico 30,32% € 30,32
Totale € 130,32
più
iva 4% € 5,21
Prezzo al pubblico € 135,53
corrispondente ad un ricarico (iva compresa) pari al 35,53%
Abbiamo così ottenuto le percentuali di ricarico minime (distintamente per
le tre aliquote iva considerate) che il farmacista dovrebbe, nell’esempio
fatto, applicare nella determinazione del prezzo da praticare alla
clientela, al fine di ottenere una soglia irrinunciabile, e dunque
incomprimibile, di guadagno pari al 6% dell’ammontare dei ricavi, cosicché,
ove si adottino percentuali di ricarico inferiori, il primo elemento a
soccombere è proprio il guadagno del titolare.
Un discorso a parte, naturalmente, meritano i c.d. “prodotti-civetta”, per
i quali l’applicazione di ricarichi inferiori è dettata generalmente, come
è noto, da politiche commerciali.

(r.santori)

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